Luke Cage – Stagione 2


Luke Cage - Stagione 2Dopo la sua consolidazione, il Marvel Cinematic Universe, meglio conosciuto come MCU, ha ricalcato sia su grande che su piccolo schermo la vasta produzione fumettistica americana da cui ha avuto origine; le piattaforme di streaming e le sale dei cinema sono bombardate di serie tv e pellicole che si dividono tra storie di singoli eroi ed eroine e le loro prestigiose unioni delle forze, in associazioni di vigilantes che prendono il nome di AvengersDefenders o Justice League, come è da decenni per le testate edite dalle grandi case editrici Marvel e DC.

Netflix ha inaugurato la sua parte del progetto nel 2015, con la prima stagione di Daredevil, tra i plausi di critica e pubblico. Tra il 2017 ed il 2018 sono stati rilasciati rispettivamente The Defenders (2017), The Punisher (2017) e la seconda stagione di Jessica Jones (2018). Nonostante la calda accoglienza per lo show inedito dedicato al punitore, The Defenders non ha convinto fino in fondo e la seconda annata di Jessica Jones si è dimostrata un maldestro scivolone, priva dell’ispirazione della precedente.
Dal 22 giugno è toccato alla seconda stagione di Luke Cage mostrare le nuove frecce nell’arco della componente serial del MCU e questa nuova annata del nolente supereroe di Harlem sembra aver appreso la lezione che ha reso possibile il successo di The Punisher: raccontare una storia – apparentemente – semplice, ma raccontarla bene.

Luke Cage - Stagione 2La nuova stagione di Luke Cage riprende da dove la prima aveva lasciato: Luke ha accettato il suo ruolo di guardiano di Harlem, con tutte le responsabilità e la popolarità addossate sulle sue spalle dalla gente di colore del quartiere di Manhattan, nel bene e nel male; diventa difficile vivere una vita privata e ne risente la sua relazione con Claire, il personaggio interpretato da Rosario Dawson che da sempre è presente nei prodotti della serialità Marvel. Dall’altra parte, già nel debutto “Soul Brother #1”, è chiaro che dopo la morte del precedente boss di Harlem, Cottonmouth, si sia creato un vuoto di potere al vertice delle gerarchie criminali del quartiere, che la coppia formata da Shade, suo precedente tirapiedi, e Mariah Stokes Dillard, sua cugina, si appropinquano a colmare, in modo da svenderlo al miglior offerente ed abbandonare la vita da gangster. Infine, una nuova minaccia giunge ad Harlem: John McIver, a.k.a. Bushmaster, gangster giamaicano che ha ancora conti in sospeso con la famiglia di Mariah: gli Stokes.

La storia raccontata nella nuova annata dello show porta il nome del supereroe di colore, ma non è solo la sua. La seconda stagione di Luke Cage è un racconto corale, dove ogni vicenda si intreccia e tutte sono accomunate dalla ricerca della medesima cosa, che porterà ogni personaggio ad incrociare i rispettivi cammini.
Non è arduo rintracciare stereotipi e stilemi già collaudati nel passato marvelliano: ritroviamo in Luke Cage l’atteggiamento dell’eroe senza macchia, in Mariah Dillard un esempio di antagonista signora del crimine, il cui potere non può essere trattenuto in una cella; infine, nella temporanea alleanza tra Cage e Bushmaster riemerge lo scontro ideologico tra supereroe ed un violento vigilante. Questi calchi rischiano di togliere un po’ di freschezza allo show, come se fosse una copia sbiadita di una storia già vista, ma ci troviamo di fronte ad un prodotto che, nel suo piccolo, riesce a brillare, meritevole di aver usufruito in maniera coinvolgente di una formula datata.

Questa nuova annata dello show presenta come tematica centrale la vendetta e la tragica spirale in cui rischia di cadere chi vi si abbandona: Bushmaster destabilizza Harlem, facendo terra bruciata attorno a Mariah uccidendo i suoi soci in affari, e quest’ultima reagisce, perpetrando la strage della gente di McIver nell’episodio “The Main Ingredient”, attirando così su di sé le ire della figlia, che sarà la carnefice della sua stessa madre nell’ultimo episodio “They reminisce over you”.
Luke Cage - Stagione 2Il tema del potere, inteso come capacità di giudizio sugli altri di vita e di morte, è altrettanto forte nell’impianto narrativo di questa nuova stagione, dai toni ancora più oscuri della precedente; le vendette cruente sono un modo per mostrare di detenere il potere e rivendicare la propria potenza per le strade, per mostrarsi degni sovrani di Harlem. Anche Luke stesso non può esimersi da dimostrazioni di forza in quanto difensore del quartiere e della sua gente. Sin dalle prime puntate, si annuncia come guardiano degli abitanti di Manhattan, in un proclama che diventerà virale sui social network, ma nella sua opera da giustiziere sarà costretto all’uso della brutalità e dell’intimidazione ai danni dei criminali – esemplare è il pestaggio di Cockroach in “Wig Out”. Infine, si ergerà a re del quartiere, grazie all’ultima dimostrazione di potere di Mariah Stokes stessa, che sceglierà Luke per raccogliere a sorpresa il suo lascito – o esserne vittima?

Tuttavia, il vero cuore pulsante della seconda stagione di Luke Cage, in grado di lasciare un solco nel cuore dei suoi personaggi, aprendo allo spettatore una finestra sulla loro introspezione, si svela nel modo in cui vengono affrontati dall’intero canovaccio i concetti di eredità ed identità. Ogni personaggio dello show è segnato dal suo passato e dall’eredità lasciata sulle sue spalle, o che è colpevole di lasciare sulle spalle della propria discendenza.

Mariah Stokes Dillard – interpretata dall’iconica Alfre Woodard (Desperate HousewivesA Series of Unfortunate Events) – è colei che rimane maggiormente coinvolta nell’eredità lasciata dalla matrona di Harlem, Mama Mabel, ed in quella da lei lasciata alla figlia Tilda. Nella prima metà della stagione, troviamo una Mariah che tenta di vendere il suo impero criminale, decisa a costruirsi una nuova vita ed uscire finalmente dal giro di criminalità organizzata, rigettando con forza il cognome della sua famiglia, gli Stokes, per tenere quello lindo dal sangue del marito – come ribadisce con forza in episodi come “Straighten Out” e “I Get Physical”. I suoi tentativi di riallacciare i rapporti con la figlia ed aprire una clinica per Harlem sembrano sinceri, ma sono vani; lo dimostrano l’incapacità di liberarsi del suo quadro preferito – simbolo di potere regale – e di rinunciare alla proprietà del club e centro di potere del cugino: l’Harlem Paradise. L’arrivo di Bushmaster e le sue angherie risveglieranno il sangue degli Stokes nelle sue vene, fino al diniego del cognome Dillard nel nono episodio “For Pete’s Sake”, quando abbraccerà ciò che realmente è.

Luke Cage - Stagione 2Tilda stessa, assassinandola, sarà corrotta dal sangue Stokes che le scorre nelle vene e nelle ultime scene di “They reminesce over you” prenderà posto al club della madre, ma seguendo le orme dello zio, Cottonmouth, anziché quelle di Mariah. L’assunzione di un nuovo cognome è importante ma inutile, perché nelle sue azioni vendicative sopravvive l’eredità dei signori del crimine di Harlem. Shades, invece, in un dialogo a cuore aperto con il suo compagno di una vita Comanche in “The Basement”, confesserà di aver sognato una vita diversa al fianco di Mariah, cercando di essere migliore dell’uomo che la prigione aveva fatto di lui; Hernan sogna un mondo dove lui e la Dillard sono re e regina, come gli suggeriva il già citato quadro in possesso di Mariah, che presto sarebbe stato sostituito dal ritratto di Notorious B.I.G. già appartenuto a Cottonmouth, dove è ritratta una sola corona per un solo regnante, come era desiderio di Mariah essere. Anche qui, lo show è fatalista; Shades non potrà liberarsi da ciò che è diventato: ucciderà il suo migliore amico Comanche, perché informatore della polizia, e la sottotrama che lo vede protagonista si conclude con il suo ritorno in prigione.

Ma c’è della luce nelle storie dei protagonisti dello show.
Misty Knight, la coraggiosa detective che durante uno scontro in The Defenders aveva perso il braccio destro, affronta un lungo e tortuoso percorso di rinascita, dove l’arto mozzato è solo una delle tappe da affrontare, a fronte della prova più importante di tutte: l’eredità di Scarfe, il suo collega corrotto rimasto ucciso nella prima stagione. Tramite flashback comprendiamo quanto fosse forte il loro legame e quanto profonda possa essere la crisi attraversata da Misty nel dubbio che la attanaglia: il fine giustifica i mezzi? Anche dopo l’installazione del nuovo braccio bionico non si sentirà intera fino a che non avrà risposto alla domanda che le viene posta in “The Basement”: “Who are you?”. Un filone particolarmente riuscito anche per l’ottima interpretazione di Simone Missik, che impreziosisce il suo personaggio con momenti di silenzio e di muto struggimento che danno vita ad un animo reso fragile dal trauma, ma animato da un disperato coraggio.

Luke Cage - Stagione 2Un discorso a parte merita Bushmaster, interpretato da un ispirato Mustafa Shakir (The Night OfQuarry), con cui gli scrittori hanno affrontato un personaggio che, rispetto agli altri, va in direzione ostinata e contraria. McIver è l’estraneo ad Harlem perché giamaicano, ma sarà implacabile nel perseguire la sua vendetta atavica contro la famiglia Stokes, portando avanti valori inediti per il mondo in cui Luke Cage si muove. Le sue abilità nel corpo a corpo e la fonte dei suoi poteri non hanno nulla a che fare con la tecnologia, come gli esperimenti che hanno donato forza sovrumana e pelle antiproiettile al protagonista dello show. La forza del personaggio di Bushmaster risiede nella rappresentazione di una forza antica e primordiale, che non risponde ad alcuna legge né morale comune e, forse grazie a questo, è l’unico che ha ben chiara la propria identità e quella degli altri – emblematico è il suo ripetere “Stokes” per correggere chiunque si riferisca alla sua nemica giurata come una “Dillard”. I suoi discorsi sugli antenati e la vendetta si concretizzano nelle sue azioni, nei suoi rituali sciamanici da cui trae la forza per sconfiggere Luke Cage, ma soprattutto in “All souled out” quando lascia come monito le tre teste mozzate degli affiliati di Mariah in bella mostra, durante l’apertura della clinica da lei edificata per Harlem, così che tutto il quartiere possa assistere a quell’atto tribale di forza bruta. Purtroppo, anche a causa dell’importanza del filone di Mariah Dillard, il suo personaggio viene adombrato nel prosieguo della storia, risolvendosi in un fallito tentativo di assassinio ed un’ingloriosa ritirata, che può far ben sperare in una futura riapparizione, ma di fatto lascia il personaggio colmo di ottime premesse mai sfruttate a pieno.

Luke Cage - Stagione 2Infine, è il turno di Luke Cage, il protagonista, colui che si erge a protettore di Harlem e, alla fine, ne diventa re o – come osserva Misty – “dittatore”. Nonostante la sempre buona prestazione attoriale Mike Colter (The Good WifeRinger), il percorso del suo personaggio risulta tortuoso, arduo da seguire. Se da un lato può essere un punto a favore del suo sviluppo ed interpretato come un tentativo volto a ricreare la confusione attraversata da un Luke che affronta i propri repentini cambiamenti di idea per adattarsi al suo “hood”, dall’altro è strano come passi dal suo ostinato stoicismo ad accordarsi con altri boss del crimine per il controllo di Harlem.

In “Soul Brother #1” intuiamo già il conflitto in cui lo fa precipitare il suo status di eroe e che lo accompagnerà per l’intera seconda stagione. L’identità da lui scelta – Luke Cage – diviene di dominio pubblico, tanto che lui stesso la considererà non più una scelta ma un “marchio”, e si ritroverà a combattere la proliferazione di un tipo di droga chiamata Luke Cage, come un omaggio all’eroe di Harlem. La sua stessa intimità è violata da trovate come una app per cellulare (la “Hero of Harlem”) che lo rende tracciabile e non solo per gli amici. Il ritorno del padre e la vicinanza di Claire non alleggeriscono il fardello di un’identità troppo pesante anche per lui, e la rabbia e la frustrazione sfociano in un litigio con la compagna e nell’allontanamento del genitore, reo di non averlo mai creduto innocente dei crimini per cui era stato incastrato.

La crescita del suo personaggio si riflette troppo nel suo rapporto con gli altri, finendo col perdervisi. Comprendiamo che Cage non abbracci il concetto di vendetta in un confronto con Mariah Dillard in “For Pete’s Sake”, quando rifiuta di consegnarla a Bushmaster; nello stesso episodio, si mostra prono al compromesso quando supporta l’idea di un accordo con la signora del crimine, contrastando l’integerrima adesione alla legge di Misty Knight, che la vorrebbe incarcerare senza attenuanti. Anche la sua rabbia, per quanto credibile e reale nella sua tragicità, viene fuori solo nel litigio con Claire e difficilmente è oggetto di analisi in altri momenti di introspezione solitaria.

Luke Cage - Stagione 2Nel finale, il suo cambiamento è preceduto da una sorta di patteggiamento tra ciò che lui rappresenta e ciò che Harlem è, ma il dissolversi del suo stoicismo è in qualche modo attenuato dal perdono verso il padre reverendo e dal discorso – un po’ didascalico – nell’episodio “The Creator”, dove predica come la violenza chiami solo altra violenza. Tale cambiamento è spettacolare, inatteso, ma forse è un po’ troppo inatteso per essere gustato a pieno, così come la citazione finale a Il Padrino, quando la porta dei piani alti dell’Harlem Paradise si chiude davanti al volto scioccato di Misty, che contempla impotente il cambiamento dell’amico. Nel caso di Luke, l’eredità del padrino di Harlem, Pop, ha lasciato posto al regalo post-mortem di Mariah Dillard perché convinta che lui fosse l’unico ad amare Harlem quanto lei stessa. Luke accoglierà la proprietà del centro del potere del quartiere, del suo paradiso, e lo show si chiuderà con un dubbio fondamentale: l’Harlem Hero si lascerà corrompere dal potere che si è ritrovato all’improvviso tra le mani?

In definitiva, Luke Cage ci presenta un racconto di certo non nuovo, che non rivoluziona il genere supereroistico del MCU, né ripercorre i fasti qualitativi di Daredevil, ma è senza dubbio una piacevole sorpresa nel panorama seriale. Racconta le vite ed i dilemmi dei protagonisti, ma senza fermarsi a questo, costruendo una  storia che accomuna il passato di chiunque si incroci per le strade di Harlem; lo show dimostra di possedere una certa maturità artistica da tenere in considerazione e, nonostante qualche scivolone, dà prova che Luke Cage abbia ancora molto da dire in vista di una terza stagione.

Voto: 7½

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