The Bold Type – Quando un “femminile” è femminista


The Bold Type - Quando un "femminile" è femministaThe Newsroom incontra Sex and The City: questo potrebbe essere l’improbabile ma sorprendentemente calzante sottotitolo di The Bold Type (con buona pace di Sorkin, che di certo non ne sarebbe entusiasta). La serie di Freeform – canale via cavo con un target di giovani adulti – è infatti un riuscito aggiornamento al 2018 dei due concept dietro agli show HBO, shakerati insieme per ottenere un prodotto molto “rigido” a livello di scrittura ma al sapore di Cosmopolitan.


The Bold Type
è, infatti, la storia di tre amiche-colleghe nella redazione di Scarlet, magazine femminile newyorkese: Jane, aspirante giornalista di successo, Sutton, segreteria con l’aspirazione di lavorare nella moda, e Kat, social media manager della rivista. Come delle moderne Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte, le tre ragazze rappresentano ognuna un “tipo” – dalla dolce ma determinata Jane alla combattiva Kat – ma anche dei personaggi ben costruiti e protagonisti di un’evoluzione caratteriale coerente e studiata. Analogamente, la storia risponde senza dubbio al prototipo del racconto “al femminile” tradizionale, riprendendo ad esempio le atmosfere e lo stile tipico di una rom-com, ma come Sex and the City lavora sul genere per svecchiarlo, anche se in maniera ovviamente diversa rispetto agli anni ‘90. La differenza con SATC, da questo punto di vista, è la sensibilità apertamente femminista su cui regge l’intera struttura di The Bold Type, debitore e perfetto interprete di un clima creativo molto più evoluto rispetto a temi quali la sessualità femminile, la diversity, il body shaming, etc. Anzi, si potrebbe quasi dire che la serie abbia in parte il carattere di un procedurale: ogni episodio tratta un argomento “politico” diverso, servendosi degli articoli di Jane come pretesto per sviscerarlo, in maniera simile a quanto faceva, ancora una volta, Sex and The City con la rubrica di Carrie.

The Bold Type - Quando un "femminile" è femministaForse la differenza più significativa tra i due modelli è il linguaggio utilizzato, che è a sua volta figlio di tempi e necessità diverse. The Bold Type – e qui viene fuori il legame con The Newsroom – è una serie molto “didattica”, che si pone orgogliosamente, ai limiti con la saccenza, dalla “parte giusta del mondo”. Così come la redazione raccontata nello show di Aaron Sorkin, Scarlet è un workplace in cui gli standard etici sono altissimi, chi ci lavora (come ad esempio la straordinaria editor in chief Jacqueline Carlyle, interpretata dalla Jan di The Office Melora Hardin) è sempre e soltanto un grande professionista nonché una brava persona o un ottimo amico, e tutte le minacce esterne vengono gestite con coraggio e irreprensibilità. Per questo motivo a tratti può essere vissuta come snervante, soprattutto se l’idealismo esasperato e talvolta miope di The Newsroom vi ha sempre infastidito. Tuttavia a The Bold Type manca totalmente l’arroganza che caratterizzava la serie HBO: il modo in cui le storie vengono raccontate mette al centro il concetto di “crescita” personale e collettiva, l’empatia, il rispetto per gli altri. La sensibilità femminista della serie e la sua “giovane età” rispetto agli esempi precedenti vengono fuori soprattutto da questa diversa visione del mondo, che è sì decisa ma non severa, e soprattutto mai escludente.

Allo stesso tempo, però, se cercate un prodotto dalla scrittura e dalle atmosfere sofisticate, non è questo il caso. The Bold Type è una serie politically correct (da non intendersi come un difetto, ma solo come una caratteristica), che mette in scena una complessità a-problematica e un mondo in cui, in chiusura di puntata, tutto è bene quel che finisce bene. Il modo in cui questo impianto è costruito è assolutamente maturo e funzionale, ma molto meno raffinato del modus narrandi più ironico e sottile di serie altrettanto leggere quali Jane The Virgin o Crazy Ex-GirlfriendCiò non rappresenta di per sé un problema, quanto piuttosto un’osservazione utile ad inquadrare la serie, che costituisce comunque un unicum nel panorama televisivo contemporaneo. Riuscire a parlare di femminismo, politiche migratorie, salute femminile, possesso di armi e altri argomenti di interesse sociale nella cornice di uno show all’apparenza frivolo e, soprattutto, assolutamente godibile non è impresa facile. Il progetto di Freeform e della creatrice Sarah Watson è lodevole e degno di fiducia anche solo per questo motivo, a cui si aggiunge la presa perfetta sulla scrittura, sempre solida ed efficace, e la capacità di dar vita a personaggi – per quanto non tutti – davvero interessanti. Tra questi spiccano la già citata Jacqueline Carlyle, un mentore generoso e disponibile che non vuole essere confusa con un’amica, e la più “umana” tra le ragazze: Sutton, le cui potenzialità vengono fuori con il tempo ma si trasformano velocemente in certezze.

The Bold Type - Quando un "femminile" è femministaIn conclusione, The Bold Type è una dramedy nel senso forse più azzeccato del termine: una serie leggera ma non comica, che affronta con serietà dei temi difficili senza abbandonarsi ad atmosfere cupe, per lavorare, invece, sulla vivacità patinata di un setting generalmente considerato di serie B. Per questo motivo si inserisce nella scia di quei prodotti femministi che puntano a ricostruire su nuove basi il paradigma della quality tv e, in quanto tale, non possiamo non consigliarvi di tenerlo d’occhio. Con un’avvertenza: è il più teen-glam e il più didascalico del genere. Se la cosa non vi infastidisce, vi garantiamo che diventerete subito dei fan accaniti.

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Informazioni su Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

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