Mayans M.C. – 1×01 Perro/Oc


Mayans M.C. - 1x01 Perro/OcNon erano poche le aspettative che circondavano il pilot di Mayans MC, spin-off di Sons Of Anarchy che arriva a quasi quattro anni dalla conclusione della serie madre; aspettative figlie di motivi piuttosto tradizionali – gli spin-off spaventano molto, e spesso a ragione – ma anche di fattori specifici, che nel caso in questione si possono riassumere con un solo nome: The Bastard Executioner. La serie-fallimento di Sutter, che vi si dedicò interamente non appena fu conclusa la storia dedicata a SAMCRO, ha segnato dunque non solo un colpo importante nella sua vita, ma anche nel percorso che ci porta diretti a Mayans MC.

Un errore non qualifica un autore, ovviamente, ma è parso chiaro quanto la fretta di buttarsi su un nuovo progetto abbia leso quello stesso nuovo show, la cui originalità in altri momenti avrebbe potuto regalare molto alla televisione; colpisce quindi, per contrasto, come questo spin-off arrivi dopo una lunga e ponderata pausa, dopo intuizioni (si parlava di questa serie da molto tempo, insieme ad uno show sui First 9) e rielaborazioni – più di un anno fa si è optato per un reshoot e un nuovo casting di alcuni personaggi. È con quest’aura di riflessione e di (dovuta) alta attenzione che arriva “Perro/Oc”, un primo episodio di circa 70 minuti che mette in scena un’operazione tutt’altro che semplice: ricordare le atmosfere di Sons Of Anarchy, quanto basta per giudicarlo uno spin-off, e allontanarsi abbastanza da rendere necessaria la scelta di raccontare questa storia, quella dei Mayans nel loro distaccamento del Sud della California.

[…] That shit is gonna bury us. I’m doing for the M.C. what it can’t do for itself.

Mayans M.C. - 1x01 Perro/OcLa trama è presto detta: in un mondo temporalmente successivo alle vicende dei Teller, il club dei Mayans che risiede nella città (immaginaria anch’essa, come Charming) di Santo Padre, luogo di confine tra la California e il Messico, è invischiato in traffici di droga con il cartello dei Galindo (già presente nella serie originale, qui incarnato da Miguel, figlio del fondatore José).
Il protagonista, Ezekiel Reyes, detto E.Z., è un “prospect”, arrivato nel club attraverso il fratello Angel, dopo un passato in cui nulla faceva pensare a questa piega criminale nella sua vita: studente modello, finisce invece col prendere una brutta strada – per ora solo accennata attraverso i flashback – che lo porta dritto tra i Mayans, che iniziamo a seguire dal momento in cui entrano in conflitto con il cartello (e non solo).
Sembrerebbe una storia abbastanza tradizionale, ma ci sono ben due punti su cui la vicenda prende una svolta inaspettata: i veri motivi per cui EZ si trova tra i Mayans e una frattura all’interno dello stesso club, su cui non ci saranno specifiche per evitare spoiler.

Se il caso di EZ finisce col ribaltare completamente la visione di alcuni personaggi (lui stesso, ma anche il padre Felipe, interpretato da Edward James Olmos), la divisione all’interno dei Mayans viene fatta intuire praticamente subito ed è spiegata nel dettaglio in questo primo episodio, evitando dilatazioni misteriose che, ben lontane dal creare pathos, rischierebbero in questo caso di dare solo fastidio o di ricordare un vecchio modo di fare televisione, in cui il colpo di scena diventa la parte più importante. Ma non c’è solo questo. Le ragioni per cui il club non è così unito come ci si aspetterebbe rappresentano una rielaborazione in chiave aggiornata dei temi di Sons Of Anarchy, in cui, a fronte dell’ineluttabilità di certe scelte, a fronte di codici non scritti ma tatuati sulla pelle e nella mente e da cui non si può scappare, si contrappone subito un’altra via: un modo di tenere fede al club cercando tuttavia di salvarlo proprio da quegli schemi che sembrano destinati a ripetersi in continuazione, in cui gli errori di uno ricadono sull’altro in un vortice dal quale non si può fuggire. Il pilot, e in particolare il finale di questo episodio, mettono in chiaro come questo sia un mondo uguale ma anche molto diverso rispetto a quello che abbiamo lasciato a Charming: quei dogmi da cui allora non si riusciva a scappare vengono qui messi in discussione a partire dall’inizio e soprattutto dall’interno, e questo senza intaccare la fiducia nei confronti del club.

Sangre es sangre.

Mayans M.C. - 1x01 Perro/OcLe atmosfere, si diceva, ricordano spesso Sons of Anarchy, e non manca qualche riferimento più o meno diretto alla serie, a partire sin dalla primissima scena che segna il passaggio di testimone dell’“animale guida” tra i due show, e passando per due momenti molto più forti che sottolineano questo legame pur non sembrando affatto un’operazione di fan service. Ma il prodotto ha una sua autonomia, che dimostra a partire dall’atto stesso di creazione, passando per la regia, gli ambienti, i personaggi, le musiche e un significato politico a quanto pare non ricercato dallo stesso Sutter (non fosse altro che per una questione di tempistiche), ma che per sua stessa ammissione non può non saltare all’occhio quando si narra, oggi, un racconto in una zona di confine – e per giunta di quel confine.

Partiamo dunque dall’inizio. Non c’è solo Kurt Sutter, la mente “genio e sregolatezza” che stava dietro Sons of Anarchy e che ha ideato questo spin-off: a creare la serie, insieme a lui, c’è Elgin James, musicista e regista dalla vita piuttosto controversa, che ha vissuto diversi anni in una gang e che ha nel suo passato anche un arresto per estorsione, a cui è seguito un anno di carcere. Melting pot culturale fatto uomo – le sue origini sono state per lui ignote fino a quando non ha conosciuto i suoi genitori biologici, scoprendo solo allora di avere radici irlandesi, americane, dominicane e native americane –, James (insieme ad una writers’ room messicana e messicana-americana) rappresenta forse la scelta più giusta attuata da Sutter per questa nuova serie: uno show che deve obbligatoriamente fare i conti con le diversità culturali di un luogo di frontiera, diviso al suo interno da un vero e proprio muro, a sua volta rappresentativo delle divisioni all’interno del club. Il confronto con un artista del genere non può che fare del bene all’idea di Kurt Sutter, che forse necessitava proprio di questo per mettere a fuoco il “progetto Mayans”.

Mayans M.C. - 1x01 Perro/OcSi parlava anche di regia, musiche, personaggi: il lavoro di Norberto Barba, regista di questo “Perro/Oc”, è notevole proprio per le sue capacità di passare dal particolare al generale, offrendoci in più occasioni la possibilità di osservare in modo unitario delle realtà che sono invece ogni giorno divise e opposte – e con una soundtrack che fa davvero la differenza. Anche la scelta di adoperare dei flashback si inserisce all’interno di questo cambiamento, in cui il passato di una persona viene usato non tanto come strumento per costruire un mistero, quanto come autentico sguardo indietro, che ci consente di avere già idea di che tipo di personaggio sia EZ anche solo dopo 70 minuti. Può sembrare scontato, ma non lo è in un racconto come questo, dove comprendere “come una persona sia arrivata a fare quello che fa” è ancor più importante che in altre storie: perché qui si accetta di vivere una vita rigorosissima, fatta di violenza e di crimini, e i motivi per cui si arriva a compiere questa scelta possono essere perfino sorprendenti.

Non mancano le violenze, le sparatorie, le ironie (la prima volta che vediamo i Mayans sono alle prese con coloratissimi vestiti, con ovviamente un ruolo ben preciso), gli intrecci complessi – ma comprensibili senza alcuna difficoltà –, insomma tutte quelle caratteristiche che hanno fatto grande Sons of Anarchy (e che, a volte, l’hanno anche resa più complicata di quello che doveva essere). Nonostante ciò, si sente sin da subito che abbiamo a che fare con uno show in grado di avere una sua autonomia, un suo spirito preciso e un suo mood, capaci di renderla riconoscibile e non solo “derivabile da” altro: non molti spin-off riescono in questa impresa, pochissimi ce la fanno così presto.

Voto: 7/8

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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