Sorry For Your Loss – Stagione 1 2


Sorry For Your Loss - Stagione 1Ad un anno dal lancio in America, Facebook Watch – la piattaforma gratuita di streaming video collegata al noto social network – è stata inaugurata in tutto il mondo e tra i primi show disponibili a livello globale c’è stata la serie Sorry For Your Loss, costituita da 10 puntate da circa mezz’ora ciascuna ed incentrata su un tema decisamente appropriato rispetto alla sua larga diffusione. L’elaborazione del lutto è infatti forse l’unico tema che ci accomuna tutti, indipendentemente da cultura, religione, origine o status sociale.

La serie, creata da Kit Steinkellner (già autrice in Z: The Beginning of Everything) ed inizialmente pensata per Showtime, nasce con il nome di Widow (vedova) per passare poi al titolo attuale Sorry For Your Loss; già da questo si può notare un significativo cambiamento non solo del punto di vista, ma anche della modalità di fruizione tra quella cable e quella in streaming su un social network.
Partendo dal punto di vista, il focus strettamente interno, legato all’identità di vedova della protagonista, si allarga per accogliere il confronto di quest’ultima con una società che, oltre manifestare il proprio cordoglio, non può che andare avanti e proseguire con la propria vita. “Condoglianze”, “Mi dispiace per la tua perdita”, le tante frasi che riempiono lo schermo durante la sigla, sono formule perlopiù di circostanza, che, anche quando davvero sincere, si scontrano con l’incapacità delle parole di esprimere il dolore ineffabile per eccellenza.
Sorry For Your Loss - Stagione 1Il cambio di titolo porta quindi con sé un’importante dichiarazione d’intenti, cioè trattare il lutto come processo non solo personale ma anche in relazione alla società, la nostra società: tempi in cui la vita procede in modo frenetico, portando ad una sempre più alta pressione di superare il lutto e re-immettersi nella vita di prima. Questa accelerazione delle tempistiche nella metabolizzazione del lutto si somma alle caratteristiche specifiche della protagonista: Leigh (Elizabeth Olsen) è una vedova anomala perché trentenne, e le aspettative che la vita pone su una donna così giovane sono molto diverse rispetto a quelle che subirebbe una vedova più in là con gli anni. Scegliere quindi una protagonista con un’età in cui non è così frequente vivere un’esperienza simile consente alla serie di portare avanti un’analisi molto più profonda, non certo per una differenza qualitativa in termini di dolore, ma perché la protagonista è obbligata a confrontarsi anche con tutto ciò che della vita di coppia non si era ancora realizzato: affrontare i propri giorni pensando di avere “tutta la vita davanti” e scoprire all’improvviso che tutti i sogni che si avevano sono scomparsi per sempre è un sentimento devastante, che racconta, oltre alla perdita della persona amata, anche quella di se stessi. Sorry For Your Loss diventa quindi un titolo molto più ambiguo, che si riferisce alla perdita in modo duplice.

Riguardo alla fruizione, il cambiamento del titolo unito al passaggio a Facebook Watch ha consentito un allargamento del focus con un coinvolgimento del pubblico mai come in questo caso necessario: non solo infatti i social media manager della pagina hanno cercato di rispondere a tutti i commenti che ricevevano da parte di persone con esperienze simili a quella della serie, ma è stato addirittura creato un gruppo chiuso a cui viene invitato ad iscriversi chiunque abbia la necessità di condividere il proprio lutto con altre persone nella medesima condizione. Un approccio di questo tipo non fa che rispecchiare il messaggio stesso della serie per cui, come dice Amy nel season finale, “The only way through it is through it”: se un evento drammatico capita nelle proprie vite, il lutto è qualcosa attraverso cui bisogna obbligatoriamente passare. L’unica cosa che si può scegliere è se affrontarlo da soli o facendosi aiutare, circondandosi di persone che possano, a volte anche semplicemente con la loro presenza, essere il supporto di cui si ha bisogno.

I’m just mad all the time.

Sorry For Your Loss - Stagione 1È forse questo uno dei motivi per cui la serie, pur cercando di analizzare il più possibile gli aspetti del dolore per eccellenza, non rinuncia a raccontare anche le vite di chi circonda Leigh, con storie che patiscono dell’assenza di Matt, ma che non hanno strettamente a che fare con lui: il lavoro che unisce la madre e le figlie, con le problematiche economiche annesse; la lotta di Jules contro la dipendenza e l’inizio del lavoro sulla sua identità; le, seppur laterali, vicende di Richard e di Sabrina, che si legano a quelle di Amy ma non solo. Insomma, tutto fa parte dell’universo di Leigh e questo perché, come si diceva prima, la vita non smette di andare avanti, anzi; la cosa più difficile è proprio quella di implementare nelle proprie esistenze un dolore dal peso incalcolabile e che fa sembrare ogni giorno, anche quello più simile al passato, una camminata nelle sabbie mobili. La mancanza di Matt non è quindi l’unico filtro per osservare la realtà, ma lo è di certo per Leigh e anche per Danny, ed è per questo che il loro legame diventa la cartina al tornasole delle loro reazioni, spesso agli antipodi.

Sorry For Your Loss - Stagione 1È significativo infatti che la considerazione più dura nei confronti di Leigh e del suo essere una giovane vedova arrivi nel pilot “One Fun Thing” proprio dal cognato, che, spinto dal suo personale dolore, vorrebbe cinicamente diminuire quello di Leigh perché lei “potrà trovare un altro marito”, mentre lui non potrà mai sostituire suo fratello. Il messaggio della serie appare subito chiaro: non esiste un approccio al dolore uguale all’altro, i lutti sono semplicemente incommensurabili; e, se fino a qualche istante prima entrambi si lamentavano “degli altri”, delle condoglianze di circostanza e dell’indifferenza, poco dopo il conflitto raggiunge anche loro, le persone che erano più vicine a Matt. Sebbene la protagonista sia Leigh, Sorry For Your Loss non si pone certo nella condizione di stabilire chi abbia ragione o torto tra i due: entrambi dicono cattiverie, sfogandosi a vicenda, perché sono l’uno per l’altro la rappresentazione di Matt, e questo consente alla serie di mettere in scena tutta la gamma di reazioni possibili davanti ad ogni nuovo passaggio obbligato del loro percorso. Nel secondo episodio, ad esempio, tornare in quell’appartamento rimasto identico dal giorno del funerale vuol dire sentire la presenza del ragazzo in una maniera che è davvero quasi fisica (basti pensare ad un’immagine come quella di Jules che trova il rasoio del cognato, il più grande dei paradossi: una parte di Matt è qui, insieme ai suoi peli della barba, ma al contempo Matt non c’è più). E tuttavia, come dice Danny, allo stesso tempo si può provare l’esatto opposto: “This is all just stuff”, come a dire che anche la cosa che più si avvicina al fratello non glielo restituirà mai, e quindi diventa per assurdo più vuota di ciò che non gli appartiene affatto.

Sorry For Your Loss - Stagione 1I lutti sono diversi all’interno della stessa famiglia, ma lo sono anche a parità di ruoli: Rebecca, l’altra giovane vedova che Leigh conosce al gruppo di auto-aiuto, è l’apparente contraltare della donna, ma in realtà non fa altro che creare una copertura per un’esigenza sociale che Leigh, invece, si rifiuta di assecondare. Se infatti la protagonista vive il suo dolore in maniera autentica, manifestando la quasi totalità dei suoi sentimenti all’esterno (o almeno affidando a ciascuno dei suoi amici e parenti una parte del suo dolore), Rebecca si vede costretta a dover dipingere come perfetta una relazione che invece era giunta al capolinea, e tutto questo a causa di quella legge non scritta che vede nella morte un’automatica santificazione della persona: non è così, ovviamente, e fingere di aver vissuto una vita diversa solo per non tradire il proprio ruolo o per non mancare di rispetto al defunto non sono altro che ulteriori vincoli della società, i quali rischiano di peggiorare il già difficile percorso di elaborazione del lutto.
In una serie che si occupa di perdita in maniera così profonda, colpisce e allo stesso tempo non stupisce affatto il coraggio di inserire una storyline su un altro genere di lutto, quello per il proprio animale domestico. Nonostante ci sia ancora troppa gente che ritiene questo un tipo di perdita “di serie B”, “Visitor” introduce uno dei più grandi dolori della coppia, la perdita del loro cane, senza lesinare nulla sulla sofferenza di entrambi e sul fatto che proprio la capacità di Leigh di capire questo dolore sia stato ciò che ha convinto Matt a volerla sposare.

The disease isn’t dangerous because it tells me lies.
The disease is dangerous because it tells me the truth.

La decisione di non informare il pubblico da subito del motivo della morte di Matt segue un piano ben ponderato che, nel togliere rilevanza al “perché” sia successo, decide di dedicarsi solo al “come” si affronti un percorso simile a quello di Leigh; ma non si tratta solo di questo. Indipendentemente dal fatto che si tratti di suicidio o di incidente, infatti, è obbligatorio per i protagonisti confrontarsi con la depressione di Matt, sulla quale noi spettatori abbiamo più informazioni grazie all’episodio “Unheard Messages”, forse il migliore della stagione per regia e contenuti; i 17 messaggi nella segreteria di Matt si sovrappongono a scene della vita della coppia, ma anche di eventi privati dell’uomo, come le sue sedute dalla psichiatra, che accompagnano lo spettatore alla stessa presa d’atto con cui Leigh dovrà fare i conti a fine puntata. I messaggi, infatti, sono divisi tra pre e post mortem, e fra questi ultimi troviamo – proprio mentre scorrono le immagini di Matt che esce di casa per l’ultima volta – le parole del fratello, che insinuano il dubbio sulla sua caduta.

Sorry For Your Loss - Stagione 1Quello che quindi era già un progetto lodevole sull’analisi del lutto si trasforma ulteriormente, cercando di dare un quadro il più possibile veritiero della depressione, impossibile per Matt da far capire a chiunque gli sia intorno – esattamente come Leigh non riuscirà mai a spiegare davvero il suo dolore. A causa dell’incomunicabilità e dell’ineffabilità di sentimenti troppo grandi per avere un nome che li racchiuda, l’episodio punta su un montaggio che alterna alcuni eventi specifici a scene di routine (corsa, meditazione, pastiglie, isolamento), che più di ogni altra parola riescono a spiegare i tentativi di Matt di tenere sotto controllo il suo stato, ma anche quanto questi siano risultati inutili davanti alla consapevolezza più dolorosa: il suo male di vivere sarebbe potuto non cambiare di una virgola persino davanti al suo più grande sogno realizzato. Il dubbio sulla sua morte viene volutamente lasciato aperto, proprio come accadrà al finale del suo fumetto nelle intenzioni che Leigh invierà alla casa editrice: in entrambi i casi non c’è risoluzione, non c’è scioglimento – come del resto non c’è mai fino in fondo nemmeno nel lutto.

We all make choices, and I’m choosing to have a great birthday.

Non stupisce quindi che, a partire dall’instillazione del dubbio sul suicidio, la reazione di Leigh cambi e diventi anch’essa incentrata sul concetto di scelta: è una decisione rabbiosa che si manifesta in diverse fasi, come l’organizzazione del compleanno o la necessità di capire le origini del dolore di Matt – ormai solo per se stessa, ma, e questo la serie lo dice chiaro, non c’è nulla di sbagliato nel compiere scelte egoistiche in questo percorso. Scegliere, ed essere consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni, diventa allora il tema portante dal sesto episodio in poi; un processo non sempre lineare ma che, attraverso tentativi ed errori, conduce al primo vero passo nell’elaborazione del dolore. Se al matrimonio di Drew queste sono scelte perlopiù casuali, dettate dal momento – la decisione di rimanere per non deludere l’amico; quella di mentire alla fiorista, salvo poi pentirsene amaramente; quella di farsi accarezzare il viso da Danny per sentire un po’ di contatto fisico –, è solo con gli episodi successivi che queste diventano scelte attive, momenti in cui Leigh decide di osare e di agire di impulso non per insicurezza ma semplicemente perché vuole provare, vuole scoprire cosa ci sia al di là del muro di dolore che ormai da cinque mesi la tiene separata dal resto del mondo.

Sorry For Your Loss - Stagione 1“Welcome to Palm Springs”, penultimo splendido episodio, ne è il perfetto esempio: la decisione di accettare da sola quella prenotazione che era stata intesa come un regalo per due è il primo momento in cui Leigh sceglie di pensare a se stessa. Da qui in poi ogni cosa già accaduta al matrimonio, dal mentire sulla sua vita al concedersi al contatto fisico con qualcuno che non è Matt, si ripete ma in un modo diverso, consapevole e per questo finalmente libero. La sua avventura con Tripp non è una semplice storia di una notte, ma un piccolissimo passo che la porta un po’ più lontana dal dolore. Di nuovo, le parole non servono per esprimere le incertezze ma anche la voglia di uscire dalla propria sagoma di vedova, almeno per una notte: il racconto si affida quasi interamente all’incredibile interpretazione di Elizabeth Olsen, in grado di trasmettere ogni singola sfumatura di sentimenti altrimenti impossibili da comunicare.
Ecco che quindi, con il season finale, si arriva al primo, grande ostacolo del primo passo fuori dal lutto: il senso di colpa. Una notte con un altro uomo risulta bella, ma “not good enough” perché in agguato c’è il terrore indescrivibile di perdere il dolore, e di conseguenza di perdere Matt; una barzelletta viene ricordata a metà (anzi la barzelletta, quella con cui si sono conosciuti) e subito arriva la paura di dimenticare a poco a poco tutto.
La realtà, ci fa capire la serie, è che bisogna lasciarsi qualcosa alle spalle se si vuole andare avanti, e che non c’è nulla di sbagliato nel farlo; se si vuole continuare a vivere bisogna che la morte, o il ricordo di essa, pian piano vada in seconda fila, diventando un compagno silente delle giornate invece di un urlo sconnesso e costante. Bisogna, insomma, lasciare andare certe cose affinché altri sentimenti, altre emozioni possano arrivare a ricordarci che, nonostante tutto, siamo vivi. Danny capisce che deve allontanarsi da Leigh perché la sua presenza è dolorosa, perché si sta innamorando e forse è così, o forse è solo l’estremo tentativo di tenere il fratello vicino; Leigh decide di chiedere la pubblicazione del fumetto incompiuto e va per la prima volta in montagna, là dove il marito è morto in un modo che nessuno saprà mai.

Sorry For Your Loss - Stagione 1Solo una serie come questa poteva trovare in un’immagine del genere, Leigh che piange e sorride sull’orlo del precipizio di Matt, la conclusione della storia: non è accettazione del lutto, ma accettazione del fatto che va bene provare quei sentimenti tutti insieme, che non esiste un manuale del dolore, che si può stare nell’esatto punto in cui il proprio marito è morto e sentire qualcosa che non ha un nome, che per la prima volta fa stare male ma anche bene allo stesso tempo.
Sorry For Your Loss è un progetto con un valore enorme, che aumenta ancor di più se si pensa che è accessibile praticamente a chiunque; è una serie che dice molto più di quello che racconta grazie ad una regia e a delle interpretazioni efficaci, che percepiscono il limite della narrazione davanti ad un argomento simile e che, invece di ostinarsi a spiegarlo, si rendono strumenti al servizio della storia.

Voto: 9

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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2 commenti su “Sorry For Your Loss – Stagione 1

    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao Gianni, certo! È disponibile su Facebook Watch, che è la nuova applicazione di Facebook. In Italia c’è qualche problema perché non tutti hanno FB aggiornato e soprattutto le puntate hanno solo i sottotitoli in inglese (o in spagnolo).
      Ci sono quindi alcune possibilità diverse ad ora.

      Se da PC/Mac hai già avuto l’aggiornamento a FB watch, lo vedi subito andando sulla pagina http://www.facebook.com/watch ; lì potrai vedere i video coi sottotitoli una volta attivati (in inglese).
      Se non dovesse essere ancora attivo ma te la cavi con l’inglese anche senza sottotitoli, vai normalmente su Facebook alla pagina dedicata a Sorry For Your Loss e trovi tutti gli episodi; da lì purtroppo non si riescono ad attivare i sottotitoli (almeno, a me non li ha mai attivati nonostante abbia l’impostazione generale attiva).
      Da cellulare invece dovresti avere con l’aggiornamento una nuova icona a forma di TV dove puoi accedere ai video e attivare i sottotitoli cliccando sulle impostazioni direttamente sul video. È tutto ovviamente gratuito.
      È un po’ complicato da spiegare, ma spero sia chiaro! 😊