The Romanoffs – 1×04 Expectation 3


The Romanoffs – 1x04 ExpectationThe Romanoffs a inizio anno era tra le serie più attese del 2018, ma arrivati al dunque è stata accolta dalla critica statunitense in maniera abbastanza tiepida, per quanto sulla base di soli due episodi (in realtà è stato visto anche il terzo, ma era quasi vietato parlarne). Sebbene giudicare un progetto del genere a partire da un quarto della sua interezza sia una cosa poco sensata, la delusione generale si è diffusa a macchia d’olio, facendo bollare la serie in maniera spesso pregiudiziale. C’è una cosa però che neanche il più feroce dei critici può togliere al nuovo show di Matthew Weiner: l’imprevedibilità, come dimostra anche questo quarto episodio.

Sono tanti infatti gli interrogativi che offre The Romanoffs, di fronte ai quali si può scegliere di tirarsi indietro e disinteressarsi in partenza – imputando alla serie un’eccessiva confusione e una presunta inconcludenza – oppure si può tentare di trovare risposte adeguate, cercando di capire la natura di ogni singolo episodio, il perché dell’utilizzo di determinati toni e soprattutto decifrare il puzzle che emerge dalla giustapposizione di tutti i tasselli narrativi.
Dopo aver esordito con “The Violet Hour” realizzando un meccanismo narrativo ottimamente congegnato ma privo di reale sostanza (se non di facciata), aver deluso le aspettative con “The Royal We” che invece di essere il necessario salto di qualità è apparso come un episodio poco originale e dal registro tutt’altro che coerente, The Romanoffs è si è finalmente piazzata sui livelli qualitativamente attesi alla vigilia con “House of Special Purpose”, dimostrando per la prima volta ambizione e voglia di raccontare.
Stante questa situazione, “Expectation” si presenta come un episodio di cruciale importanza, sia per capire meglio la direzione che sta prendendo lo show, sia perché arrivati al giro di boa un bilancio sulla qualità della serie inizia ad essere un po’ più significativo. Innanzitutto va specificato che si tratta di un episodio più breve degli altri, che sceglie di raccontare la sua storia in sessanta minuti anziché in novanta. Inoltre è il primo in cui non figura Matthew Weiner alla sceneggiatura (ma solo alla regia), che invece è scritta da una donna, Semi Chellas, ovvero l’autrice di alcuni tra i migliori episodi di Mad Men, tra cui il celeberrimo “The Other Woman”.

Sometimes I really wonder where you came from.

The Romanoffs – 1x04 Expectation“Expectation” si concentra su una giornata di una donna newyorkese bianca e benestante, dando voce alla sua interiorità in maniera a tratti dirompente. Fin dalla presentazione di Julia emerge con chiarezza il tono del racconto, così come iniziano a trasparire alcune delle tematiche che poi si fanno progressivamente più esplicite: in una New York ricoperta di jazz che ricorda molto da vicino quella di Woody Allen, la protagonista sembra vagare senza meta e, anche quando effettivamente deve recarsi in un posto preciso, sembra sempre in balia di qualcosa, non in possesso di se stessa.
A episodio concluso Allen appare come uno dei riferimenti principali di “Expectation”, in particolare il periodo cosiddetto bergmaniano della produzione dell’autore di Manhattan, quello di film come Un’altra donna, Interiors e Hannah e le sue sorelle, in cui al centro ci sono conflitti esistenziali fortissimi, personaggi spesso paralizzati da rimpianti, sensi di colpa e non detti dal peso incalcolabile.
Julia ci viene presentata come una donna sostanzialmente realizzata, che vive in una bella casa in un bel quartiere di New York, con un marito innamorato di lei, la possibilità di avere un alto tenore di vita e una figlia che sta per darle un nipote. Nel corso di un’ora però Semi Chellas e Matthew Weiner smontano pezzo dopo pezzo la perfezione apparente della vita della protagonista, mostrandoci una donna sicuramente privilegiata e ricca di qualità, ma anche divorata dal senso di colpa per una bugia ormai distante diverse decadi (il padre della figlia Ella è in realtà Daniel, migliore amico di Eric, con cui Julia aveva una relazione segreta), traumatizzata da un’aggressione subita, incapace di comunicare con la figlia e di accettare di non avere sempre il controllo della situazione.

Uno dei principali punti di forza del personaggio, oltre alla scrittura millimetrica delle sue emozioni, è l’interpretazione di assoluta intensità di Amanda Peet. Gli occhi tristi dell’attrice sono penetranti ma mai disturbanti, sono quelli di una donna che guarda a un passato fatto di incoscienza e desiderio, tentazione verso il proibito e incapacità di prevederne le conseguenze; uno sguardo verso un tempo più felice di quello presente – o comunque ricordato come tale dopo il consueto processo di idealizzazione di ciò che non c’è più – in cui anche un flirt in una sala da tè era il viatico verso una felicità proibita e per questo ancora più appagante.
Quella stessa clandestinità che un tempo appariva la bombola d’ossigeno ideale per una vita forse un po’ troppo adulta per i suoi desideri, oggi è per Julia una tortura, una morsa sempre più stretta che giorno dopo giorno le ricorda gli effetti della sua scelta. Ogni contatto con Daniel è il pungolo che le riporta in vita tempi migliori di quelli attuali, ma è anche il simbolo della sua bugia e il detonatore del suo fortissimo senso di colpa.

You want me to say? You’re not Eric. And maybe that’s why we were together, but it’s also why we’re not together.

The Romanoffs – 1x04 ExpectationSe “Expectation” costituisce uno degli episodi più riusciti di The Romanoffs fino a questo momento è anche per via di una costruzione narrativa calcolatissima, in cui ogni sequenza è posizionata proprio lì dove dovrebbe essere per avere l’effetto sperato, ma al contempo tutto sembra estremamente naturale, senza che lo spettatore senta il calcolo di questa architettura.
Sotto questo punto di vista un esempio emblematico è il litigio con Daniel, forse il momento spartiacque dell’episodio, un punto di cruciale importanza narrativa a cui Weiner e Chellas attribuiscono la giusta rilevanza, sia stilisticamente che narrativamente.
L’intuizione del regista si basa sull’occultamento della conversazione, realizzando in prima istanza una sequenza che allude al litigio senza però mostrarne la sostanza, mettendo così lo spettatore in una posizione di totale impotenza, impossibilitato a far altro se non guardare i due personaggi da lontano. Si tratta di una procrastinazione pensata per dilatare una questione che non solo è molto complessa, ma che non smette di riverberarsi nel corso degli anni. E infatti la scrittura di Semi Chellas è perfetta nell’alternare i momenti del litigio – finalmente visti da vicino, in modo da comprendere la sincera sofferenza di entrambi i personaggi – a quelli in cui il senso di colpa e di rimpianto di Julia si manifestano in varie forme, da quella psicosomatica mostrata in palestra (i calcoli sono anche la metafora di una somatizzazione che non può durare a lungo) a quella più chiaramente nostalgica, in cui i frammenti di vita passata arrivano dolorosi e piacevoli come piccole ferite auto-inferte, fornendo così allo spettatore tutte le informazioni per comprendere il punto di vista di entrambi i personaggi.

Un altro momento di eccellenza dell’episodio è quello in cui finalmente Julia sembra riuscire a prendere il coraggio a due mani, buttare il cuore oltre l’ostacolo e riprendersi la libertà che da tanti anni ha perso. La sequenza nel pre-finale in cui la protagonista tira fuori tutta la verità di fronte a un marito che si comporta esattamente come lei vorrebbe è davvero struggente, soprattutto grazie all’intensa recitazione di Amanda Peet. Tuttavia si tratta solo di metà di un segmento narrativo che ha senso solo se visto nella sua completezza: lo stacco che rivela la dimensione onirica di quanto appena mostrato arriva come un cazzotto allo stomaco, amplificato da una messa in scena che mostra Julia ancora lì, dove l’avevamo lasciata, a sprofondare nella sua solitudine. Ovviamente non riuscirà a dire la verità a Eric, perché questo sbaglio è stato tutto suo e ne porterà consapevolmente il peso sulle proprie spalle per sempre.

So all these years I thought I had everything, but now it feels like I have nothing.

The Romanoffs – 1x04 ExpectationLa giornata narrata è per Julia non solo l’occasione per riflettere sugli effetti della sua bugia sulla famiglia, sul rapporto tra Eric e Daniel, sul futuro della figlia e del bambino che porta in grembo, ma anche un momento di grande introspezione personale, un viaggio attraverso i propri sentimenti che riguarda lei e solo lei.
Julia è una donna che come tante ha subito un’aggressione sul luogo di lavoro, ma una volta rimarginate le ferite ciò che sembra bruciare di più di quell’avvenimento è la sensazione di una possibile occasione perduta. Quando ripensa alla presenza di Daniel accanto al suo letto d’ospedale prova sentimenti ambivalenti: da una parte ciò le ricorda che probabilmente ha sbagliato a non seguire fino in fondo i propri sentimenti e forse per poco coraggio ha preso una decisione “di retroguardia”; dall’altra però quel ricordo rappresenta una scossa, il segno di una misura colma, di una frustrazione davanti alla quale non si può più voltare la testa.
Dopo il lungo flashback che mostra un momento al contempo amaro, tenero e malinconico tra Daniel e Julia, lo spettatore è catapultato nei panni del senzatetto che assiste allo sfogo della protagonista: un momento di recitazione di altissimo livello, oltre che uno dei picchi dell’episodio a livello di scrittura. Nelle parole di Julia c’è una rabbia dal sapore ormai atavico, la determinazione a tirare fuori tutto il dolore che le sta provocando quella bugia, la consapevolezza di una situazione ormai impossibile da sistemare e dalla quale non riesce a uscire, che la lascia sempre più spesso impotente di fronte a uno specchio a guardarsi invecchiare, sempre più triste, giorno dopo giorno.

Per quanto Julia sia la protagonista assoluta di “Expectation”, tanto da essere quasi sempre on screen, è impossibile non parlare del personaggio di Daniel, che l’autrice in poco tempo tratteggia in modo perfetto. Innanzitutto ci sono diverse affinità tra lui e il Roger Sterling di Mad Men (personaggio che ha dato l’immortalità a John Slattery). Una tra tutte è il parere di Eric, che lo definisce un bambino mai cresciuto, che per questo è divertentissimo ma anche bisognoso di qualcuno che gli stia vicino, proprio come Roger. La maggiore somiglianza però è legata alla paternità: Weiner e Chellas strizzano l’occhio ai fan di Mad Men rendendo anche Daniel, come Roger, padre di un figlio non riconosciuto e quindi per tutta la vita trafitto dal dolore di una genitorialità mancata.
Tuttavia il cortocircuito avviene quando ci si accorge che in realtà, differentemente dalla percezione di Eric, Daniel non è un bambino mai cresciuto e a differenza di Roger è un personaggio malinconico, ferito e al contempo temprato dalle cose che ha dovuto sopportare negli ultimi anni. È come se Daniel facesse quel percorso che Roger non è riuscito a fare, come se ci fosse un what if interno tra le due serie che presentasse una nuova maturazione del personaggio di Mad Men attraverso questo di The Romanoffs.

Do you want to call him?

The Romanoffs – 1x04 ExpectationSolo con lo svilupparsi dell’episodio è possibile capire davvero la lunga sequenza della prima parte in cui Julia ed Ella pranzano insieme. All’inzio il tutto appare semplicemente come il ritratto di due donne molte diverse, appartenenti a generazioni diverse e che per età e carattere sembrano vedere la vita in modi quasi antitetici.
Solo a posteriori però è possibile capire cosa si nasconde dietro la rabbia di Julia, in quella durezza nei confronti della figlia; solo alla fine dell’episodio diviene chiara, anche in quella scena, la montagna di occasioni mancate e di rimpianti che pesa sulle spalle della protagonista. Una vita passata camminando sopra un’enorme bugia, inizialmente sottovalutata e poi rivelatasi una bomba dalle conseguenze interminabili, tanto da perseguitarla di generazione in generazione (chi sarà colui che verrà chiamato nonno? E chi lo sarà davvero?).
Proprio quando il lieto fine sembrava essere stato tranciato dal realistico cinismo di Weiner e Chellas, Julia vive inaspettatamente con Ella quel momento di comprensione reciproca che sognava con il marito. Il finale nella sua semplicità è davvero sublime, un esempio magnifico della regola aurea della scrittura televisiva, show don’t tell, gestito alla perfezione dalle due attrici che comunicano con gli occhi senza dirsi quasi neanche una parola e diretto benissimo da Weiner, che prima utilizza con intelligenza lo spazio della camera d’ospedale per amplificare la sorpresa di Julia e poi si concentra sugli sguardi reciproci delle due attrici, lasciando tra loro e noi solo le splendide parole della canzone di Aimee Mann.

“Expectation” si presenta quindi come un episodio di elevata qualità e capace di mettere in scena una storia intima facendone emergere le tantissime sfumature, grazie anche alle perfette interpretazioni del cast.
Sulla progetto complessivo l’episodio non aggiunge tantissimo, se non una serie di collegamenti narrativi che rimandano ad altri episodi (precedenti e successivi, considerando i cast annunciati per le prossime puntate). Per capire realmente cos’è che tiene insieme gli otto tasselli narrativi di The Romanoffs è necessario aspettare che il mosaico sia completo, perché solo allora, con tutte le pedine al loro posto, sarà possibile far emergere il senso ultimo dell’opera di Matthew Weiner.

Voto: 8+

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

3 commenti su “The Romanoffs – 1×04 Expectation

  • Peter

    Ottima recensione, complimenti, assolutamente all’altezza di un episodio praticamente perfetto. D’accordo su tutto tranne che sul voto: lo alzerei senza timore, perché forse “The Romanoffs” sta raggiungendo il livello atteso. “Expectation” è un episodio magnifico per intensità narrativa e raffinatezza di stile, dove Weiner ritrova, addirittura perfeziona, l’intensità e la raffinatezza dei migliori episodi di “Mad Men”. C’è la storia di una giornata ma anche di vent’anni di vita di una donna, con un elemento forte annunciato già dalla prima scena e poi declinato fino alla fine: l’aspettativa, la dilatazione del tempo, il rinvio e la sospensione di un evento. Un’aspettativa che riguarda il parto, ma evidentemente qualcosa di più, la rivelazione di una verità importante e decisiva, che ha accompagnato e forse accompagnerà tutta la vita della protagonista. C’è solo un momento in cui Juilia sembra rompere gli indugi ed è quello a cui confessa il suo segreto al senzatetto, ma prima va a chiudere la porta (un’imprudenza che va contro le regole dell’associazione di volontariato e che in passato le è costata quasi la vita). Non succede altro. Julia rinvia e il suo segreto tenuto per sé la fa soffrire ma la mette anche al riparo da un mondo che la ferisce ogni volta (la maleducazione dei giovani al bar, la volgarità dello sconosciuto sulla metro). Solo con la figlia, nell’ultima scena, emerge la verità, non con le parole (non necessarie), ma solo con il silenzio, un’alzata di spalle e gli sguardi, come viene detto bene nella recensione. La sequenza della “confessione onirica” di Julia al marito (il coraggio, la sorpresa per la reazione dell’uomo, il tirare il fiato immaginario) è tra le cose più sconvolgenti viste dai tempi di Mad Men.

     
    • Attilio Palmieri L'autore dell'articolo

      Grazie Peter, per i complimenti e per aver espresso in modo così articolato il tuo punto di vista.
      Da ogni intervista, sia audio sia video, chiunque parla della maniacalità di Matthew Weiner, facendo pensare a un autore che sia dal punto di vista della messa in scena che da quello della scrittura calcola nei minimi particolare ogni dettaglio. In questo caso i risultati sono evidentissimi perché ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola pronunciata, è funzionale a un discorso preciso, vuole comunicare qualcosa e nulla è lasciato al caso.

       
  • Diego

    ma quindi al telefono dall’ospedale conversa con toni da giulietta e romeo col povero padre (mancato) della figlia che ha maltrattato, in quanto non-maschio alpha, per tutto l’episodio? Bel ritratto di stronza. Peccato fossero solo calcoli renali, pregavo che il bidone azzurro da cui trangugiava fosse detersivo per piatti .
    A parte ciò articolo di “esegesi” ineccepibile di cui ringrazio l’autore e credo esclusivo, in giro dopo l’attenzione all’avvio mi sembra colpevolmente assente un “monitoraggio” di un prodotto valido ed fuori da un certo canone su cui tanta serialità si è un po’ “seduta”