Schitt’s Creek – Un nome che è tutto un programma


Schitt’s Creek - Un nome che è tutto un programmaIl mondo delle comedy statunitensi, negli ultimi anni, è andato profondamente evolvendosi, prendendo alcuni elementi tipicamente drama e inserendoli nel proprio tessuto narrativo, arrivando così a dare uno sguardo più intenso e riuscito di quella che è la società contemporanea. Pur non avendo delle aspirazioni così elevate, anche la canadese Schitt’s Creek prova a focalizzare la propria attenzione su un mondo rurale solitamente marginale nelle grandi narrazioni comiche, riuscendo (spesso, non sempre) a risultare pungente e divertente allo stesso tempo.

Creata nel 2015 da Eugene e Daniel Levy, che interpretano anche padre e figlio nella serie, Schitt’s Creek è la storia della famiglia Rose che, dopo un disastro finanziario, si ritrova a vivere in un piccolo paesino rurale chiamato (coincidenza infelice) Schitt’s Creek, lontanissimo dallo stile di vita e dal giro di frequentazioni a cui i membri della famiglia erano stati abituati. L’inizio della serie non è particolarmente originale: di situazioni comiche create da personaggi messi in un ambiente a loro alieno ne è piena la televisione sia del passato che del più recente presente, in varie forme e in varie modalità. A fronte, dunque, di una idea iniziale non particolarmente brillante viene in soccorso l’ensemble di personaggi e di attori coinvolti, nonché l’evoluzione di una trama che nelle quattro stagioni sinora andate in onda ha saputo creare una riuscita evoluzione e maturità della serie.

Non si può non partire, appunto, dai personaggi, che sono l’anima portante di Schitt’s Creek. La serie ruota intorno ai Rose, interpretati da un lato da autentici decani della recitazione, come Eugene Levy (American Pie) e Catherine O’Hara (Mamma ho perso l’aereo, Beetlejuice), e dall’altro da Daniel Levy e Annie Murphy, che riescono ad interagire in modo brillante con gli altri membri del cast. Tra i comprimari, poi, bisogna anche sottolineare la presenza di Sarah Levy, terzo membro della famiglia, di Emily Hampshire ma soprattutto un irresistibile Chris Elliot (Scary Movie 2, How I Met Your Mother). Questo gruppo di attori funziona molto bene e le differenti interazioni, che puntano proprio sulla malleabilità dei decani e sulle potenzialità dei più giovani, rende l’equilibrio comico spesso riuscito e variegato.

Schitt’s Creek - Un nome che è tutto un programmaLa fortuna di un cast di questo livello è che a loro sono affidati personaggi certo più o meno interessanti, ma comunque tutti con qualcosa di unico da dire. Daniel Levy è quello che si ritrova nella posizione più fortunata, perché è alle prese con un personaggio come David che è apertamente pansessuale. Senza mai drammatizzare né ridicolizzare il personaggio, l’orientamento sessuale di David non è utilizzato come espediente comico ma come parte integrante della sua caratterizzazione – di certo non l’unica –, in un modo assai importante per il racconto della società contemporanea. Le sue relazioni sono dunque trattate allo stesso modo (nel bene e nel male) di quelle della sorella Alexis, che in questo senso parte nel modo meno originale (la ricca bionda stupida). Anche nel caso di Alexis, però, ci troviamo di fronte ad un altro pregio della serie, ossia il riuscire a lavorare contro gli stereotipi – che pure non mancano – al punto da costruirle intorno una crescita e una evoluzione efficace e credibile; dalla prima stagione, in cui siamo alle prese con una ragazza frivola e stupida, alla quarta annata, il personaggio di Alexis non perde le sue caratteristiche basilari, ma si modifica e si sviluppa sensibilmente. I genitori Johnny e Moira sono, poi, degli autentici titani; certo, non potrebbe essere diverso considerata la levatura dei rispettivi autori, ma i due personaggi risultano a loro modo esilaranti proprio perché estremizzano alcuni aspetti delle loro performance, in modo mai eccessivo ma sempre perfettamente in linea con le (non poche) assurdità di questo tipo di racconto. Moira, le sue moine e le sue parrucche sono una delle parti più allucinanti, soprattutto se confrontato costantemente con la semplicità dei cittadini di Schitt’s Creek.

Schitt’s Creek - Un nome che è tutto un programmaÈ proprio la narrazione, poi, il secondo punto di forza: Schitt’s Creek è una comedy in un certo senso classica, che non rivoluziona di sicuro il genere in cui rientra comodamente, ma nemmeno scorre via senza lasciar traccia del proprio passaggio. Oltre alla già discussa tematica della sessualità di David, trattata con intelligenza e inserita in modo perfetto all’interno del racconto, vi sono tutta una larga serie di sguardi cinici e disincantati sulla società contemporanea. Attraverso il simpatico confronto tra lo status sociale a cui i Rose appartenevano e quello in cui si ritrovano adesso, infatti, la scrittura autoriale va affrontando tematiche come il precariato, l’arte dell’arrangiarsi, le difficoltà economiche e le aspirazioni “modeste” ma mai ridicole della gente comune. In un intelligente gioco di specchi, gli autori non ridicolizzano mai sul serio i propri personaggi, nemmeno quelli più gretti e minori, ma mostrano piuttosto come sia la classe sociale più alta quella a vivere fuori dal mondo, rivestita di una superiorità che né merita né in realtà esiste davvero.

Schitt’s Creek è la serie perfetta se si è alla ricerca di una comedy tradizionale, brillante e semplice. Non è il tipo di prodotto che rivoluzionerà la televisione, eppure è comunque capace di guardare ben oltre il proprio naso, di lanciare uno sguardo unico su alcuni aspetti della società contemporanea senza risultare mai né pesante né noiosa. Con un cast del genere, poi, sarà impossibile evitare l’effetto binge.

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

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