The Romanoffs – 1×08 The One That Holds Everything


The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingThe Romanoffs, il progetto che ha visto il ritorno di Matthew Weiner alla serialità televisiva, arriva alla fine di questa stagione con un carico piuttosto pesante sulle spalle, causato da un andamento che potremmo definire eufemisticamente come altalenante, di sicuro non all’altezza delle aspettative che si erano create nell’attesa della serie. “The One That Holds Everything” è un episodio che di certo si configura tra quelli più positivi della stagione, permettendoci inoltre di tirare le somme per capire prima di tutto il senso del progetto stesso.

È già da qui, dalla struttura di base della serie, che si incontra qualche difficoltà. Sapevamo fin da subito che lo show avrebbe raccontato di discendenti (o presunti tali) Romanov sparsi per il mondo, e che sarebbe stata una miniserie antologica; eppure già a partire dalle prime puntate, e indipendentemente dalla loro riuscita, è stato difficile andare oltre la duplice sensazione di scarsa coesione interna del progetto – i collegamenti tra le puntate a volte c’erano, a volte sparivano – e anche di dubbia chiave interpretativa alla base – se in puntate come “House of Special Purpose” o “End of the Line” l’importanza della discendenza russa è narrativamente fondante, in altri diventa perfettamente sostituibile, portando il pubblico a chiedersi se basti menzionare la celebre famiglia russa in una puntata per legittimarne la presenza dentro una serie omonima. Arrivati a questo ottavo e ultimo episodio si riscontrano nuovamente alcuni collegamenti, dal più serio – Jack è lo sceneggiatore della miniserie del terzo episodio, tratta dal libro di Daniel Reese (seconda e soprattutto quarta puntata) – al più fugace – l’apparizione in stazione di Sophie e Greg direttamente da “The Violet Hour” –, ma non si va oltre questo. Qual è la logica nel connettere alcune puntate e isolarne totalmente altre? Avrebbe avuto più senso collegarle tutte o non farlo affatto, ma in questo modo è difficile non vedere che si sarebbe potuto fare molto di più e che buttare qua e là qualche connessione non ha fatto altro che aumentare un’attesa per qualcosa che poi, alla resa dei conti, non c’è stato. Risulta dunque inevitabile, sotto questo profilo, sentirsi quantomeno delusi.

The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingSe guardiamo le tematiche affrontate, di sicuro c’è molta più sostanza da analizzare, sebbene anche in questo caso si riscontrino differenze nel risultato finale delle diverse puntate. Ad esclusione della seconda (in cui il rapporto sondato è quello matrimoniale), tutte analizzano in un modo o nell’altro un rapporto figli/figura genitoriale, che si rivela minato alle fondamenta da minacce ora esterne al rapporto, come la salute, ora interne e legate prevalentemente alla bugia e al pericolo, da cui ne consegue un riferimento mortifero più o meno esplicitato. Il fil rouge, pare ormai evidente con quest’ultimo episodio, si trova in una sorta di condanna che investe le relazioni familiari di qualunque discendente Romanov o che si spacci per tale: proprio là dove una discendenza dovrebbe creare una connessione maggiore in virtù di un passato tragico condiviso, quest’ultimo non fa che perpetuare il suo carico di dolore, scagliandosi su persone incapaci di affrontarlo in un modo sano. È questa incapacità che porta il discorso a spostarsi sull’identità del singolo, su come il discendente viva tale condizione e su come questa eredità sia vissuta da chi in un modo o nell’altro ne viene coinvolto. Quest’ultimo episodio, con la vicenda di Simon/Candace, amplifica il discorso sull’identità al punto da farlo diventare il cardine della storia quasi a nostra insaputa, trasformandolo nel tema principale dell’episodio e al contempo nella chiave interpretativa di un finale che su quell’esatto tema costruisce il suo plot twist conclusivo.
È quindi l’identità (persa, cercata, ritrovata) il tema della miniserie?
Non sarebbe certo un azzardo – non per un uomo che è stato il creatore di Don Draper; eppure, proprio in virtù del lavoro eccellente portato avanti con Mad Men, non possiamo avere dubbi sul fatto che The Romanoffs, al contrario, sia stato nel complesso approssimativo e decisamente sotto il livello atteso (anche se alla luce del finale è possibile fare qualche considerazione retroattiva, come vedremo più avanti). Questo non ha impedito ad alcune puntate di risultare molto buone nonostante tutto, e questo finale – pur con qualche riserva – si può annoverare tra gli episodi riusciti.

I’m really good at being invisible.

La vicenda si sviluppa seguendo un racconto che viaggia su tre livelli diversi (in realtà solo due, dato che Candace e Simon sono la stessa persona, ma a livello narrativo rimangono tre step diversi) e che segue un andamento temporale “a pendolo”: dal presente si torna nel passato in tre tranche – prima il tentato suicidio di Simon, poi il periodo ad Hong Kong e infine l’infanzia – e con gli stessi movimenti al contrario si torna al presente, ripassando dal racconto di Christian alla fidanzata, a quello di Simon al centro di auto-aiuto, fino al ritorno della narrazione nelle mani di Candace, quando tutta la storia è finalmente chiara.
The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingLa struttura risulta uno dei punti più interessanti dell’episodio, non solo perché tecnicamente avvincente, ma anche perché rispecchia in ciascuno dei suoi passaggi il percorso di Simon, offrendo allo spettatore di volta in volta uno strumento in più per inquadrare il protagonista. Se all’inizio dei flashback siamo portati a pensare che si tratti di un ragazzo difficile, i cui problemi di droga hanno causato il suo allontanamento dalla famiglia al punto da lanciare accuse che paiono folli (“Why don’t you set the house on fire?!” inizialmente sembra un attacco delirante), è solo con il completamento del racconto che ci rendiamo conto di come, evento dopo evento, tutte le figure cardine della vita di Simon siano sparite o lo abbiano rifiutato scegliendo qualcun altro al suo posto. La madre tanto amata, unico vero riferimento con cui Simon si identifica, viene tradita come succederà anche a lui in molti ambiti, e muore in circostanze sospette; il padre lo rifiuta dal giorno del funerale e si dedica interamente alla nuova famiglia, in un contesto che non prevede la sua presenza; la stessa Ondine, surrogato di figura materna, diventa la prima vera traditrice, tanto pericolosa quanto offensiva in ogni fase della sua vita; e infine Christopher, pronto a raccontare a Kiera tutta la privatissima storia di Simon e a chiamarlo bugiardo solo per mettere in salvo il suo matrimonio di facciata. Uomini, donne, non si salva nessuno in questo terribile quadro in cui la presenza di Simon viene considerata di volta in volta un fastidio, qualcosa di utile fino a quando non lo è più, fino a farlo sentire invisibile.
What am I? Even I don’t know” dirà Simon al suo gruppo di aiuto, e la domanda è tanto più importante quanto più non riguarda solo la sua identità sessuale, ma il suo essere come persona, messo in discussione così tante volte da fargli sentire come un peso persino il suo riflesso allo specchio.

The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingIn questo viaggio indietro e poi di nuovo avanti nel tempo, c’è una sola costante che conferma come il tema dell’identità Romanov sia qui perfettamente intrecciato alla ricerca di sé e della propria vera natura: gli orecchini della madre Natalie, simbolo dell’eredità russa e al contempo dell’identità femminile, attraversano il racconto in ogni sua fase, diventando protagonisti del primo vero sguardo allo specchio del piccolo Simon (ma anche dell’ultimo di Candace), dello scambio operato dal padre nella sostituzione delle mogli, della perfidia di Ondine nel rinfacciare a Simon la morte della madre – atto con cui la donna firmerà la sua stessa condanna.
Orecchini, eredità, femminilità, visibilità: sono questi gli elementi che conducono la protagonista alla vendetta. Se solo Ondine avesse considerato Simon/Candace, l’avesse visto per la donna che era diventata, avesse dunque smesso di considerarla invisibile, le avrebbe dato gli orecchini che erano suoi di diritto e non sarebbe successo nulla; se solo Jack avesse guardato con un po’ più di attenzione quella donna chiacchierona che gli sedeva accanto, se solo avesse prestato un po’ più di cura alle sue parole (“This is the story of a murder”), non sarebbe successo nulla. C’è invece stato il rifiuto, da tutte le parti: Ondine non l’ha considerata “una donna della famiglia”; Jack ha visto quella signora sul treno ma non l’ha osservata, dando inoltre per scontato che la storia la riguardasse (“So this story is about you”) solo perché l’ha identificata nel cliché della donna tradita, senza capire che, sì, la storia riguardava lei ma in modo molto, molto diverso.

Hello, little brother.

The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingNon c’è modo di analizzare questa storia se non per quello che è, ossia la storia di una vendetta in cui la condizione di invisibilità viene prima subita e poi presa in mano, come suggerisce Dana, per uscire dal ruolo della vittima. Essere invisibile passa da condanna ad arma, grazie alla quale non solo Jack non riconosce Candace in tempo, ma persino l’anziana Ondine – quella che dichiarava di aver sempre saputo chi Simon fosse – non riesce a vederla mentre le passa davanti alla stazione, nemmeno con quegli orecchini così visibili e noti.
Il finale è senza dubbio di forte impatto, ma non si possono non notare alcuni punti piuttosto dubbi. È difficile pensare che Jack possa aver ascoltato tutto il racconto di Candace senza aver riconosciuto nemmeno un dettaglio della sua vita; e, se possiamo pensare che i nomi da noi ascoltati nella ricostruzione siano stati camuffati nel racconto, la vicenda estremamente peculiare legata alla discendenza Romanov non poteva non essere un campanello d’allarme, tenuto invece spento per tutto il racconto per consentire il plot twist finale. Certo, da spettatori ne è valsa la pena, e si può addirittura pensare che Jack non abbia reagito perché stava già subendo gli effetti del cocktail avvelenato; tuttavia da un punto di vista narrativo il meccanismo porge il fianco ad una critica più che giustificata.

L’episodio, inoltre, insieme ad altri della miniserie ha il difetto di mettere in scena forse troppi temi per una singola puntata che, pur essendo caratterizzata da una lunghezza importante (80 minuti), non può materialmente scendere nel dettaglio di ogni singolo tema esposto. Per questo il discorso tra il protagonista e Dana, che pure nelle intenzioni è di certo lodevole nonché chiave di volta nel passaggio da Simon a Candace, risulta troppo affrettato, una sorta di manuale di frasi giustissime che però finisce col mescolare troppo, toccando gli argomenti, inevitabilmente, in modo solo marginale (le difficoltà dei transgender, i ruoli di vittima imposti e accettati, le violenze contro la comunità LGBTQ, finanche a tematiche di estrema attualità come il più classico dei maschilismi perpetrati ai danni di giovani ragazzi – “Be a man” – e la condanna delle donne ad essere sempre viste come “sesso debole”: il tutto in 4 minuti).

You’re not going to believe this.
I knew a Romanov.

The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingNel quadro generale è obbligatorio porci delle domande: se davvero il discorso portato avanti è legato all’identità dei discendenti Romanov e a cosa siano disposti a fare per ritrovare se stessi sia dentro a questa eredità che al di fuori di essa, pare evidente che le uniche persone a riuscirci davvero siano proprio all’inizio e alla fine della miniserie. Tutti gli altri si ritrovano in condizioni di totale o parziale fallimento: Michael tenta di uccidere la moglie; Jacqueline finisce con l’ammazzare la sua attrice protagonista; Eric rimane all’oscuro della sua non paternità; Katherine preferisce voltare le spalle al dubbio sull’insegnante dei suoi figli; Victoria non trova una cura per il suo bambino; Anka riesce ad adottare una bambina sana, ma solo dopo che il suo matrimonio è cambiato per sempre. Solo Anushka e Candace sembrano giungere al loro scopo: la prima si avvia verso la fine dei suoi giorni con la certezza di aver fatto proseguire il suo lignaggio, sentendo di aver portato a termine il suo compito in quanto degna erede; la seconda prende tutto ciò che di negativo la vita le ha dato e lo usa a suo vantaggio, uscendo di scena come donna fiera e erede Romanov. Ma a guardar bene, sono vittorie solo apparenti: la prima è una risoluzione favolistica, in cui il nipote Greg lascia la perfida Sophie e si innamora in modo quasi improvviso (e ricambiato) di Hajar; la seconda è una vittoria che si raggiunge solo attraverso il sangue, la vendetta, come se per rinascere davvero lo si potesse fare solo dalle ceneri di qualcun altro.
The Romanoffs - 1x08 The One That Holds EverythingFantasia da una parte, brutalità dall’altra, fallimento nel mezzo: al di là dei pensieri specifici sui singoli episodi, che, come già detto, soffrono di una forte instabilità, è impossibile non considerare le specificità del pilot e del finale e come, insieme a tutti gli altri, mandino un segnale di totale e assoluto fallimento del conservatorismo. Vivere come un Romanov, sentirne il peso sulle spalle, porta a perdere quasi sempre; nei rari casi in cui si riesca a mantenere in piedi questa tradizione, è necessario intraprendere una strada fantasiosa e fuori dal tempo, o, al contrario, pericolosa e criminale.
Questo, insomma, pare l’unico modo per interpretare il progetto di Weiner: un messaggio sicuramente interessante, ma non sufficiente a giustificare tutto il progetto, non quando si concede il lusso di rivelarsi solo alla fine (la chiave identitaria si trova concretamente qui per la prima volta) e in un modo persino troppo oscuro.

Tra aspetti riusciti e qualche scivolata, “The One That Holds Everything” si configura tra i buoni episodi di questa miniserie, con un finale sorprendente che poteva tuttavia essere gestito meglio, ma di cui non si può non apprezzare la tecnica narrativa e anche certe scelte registiche – basti pensare all’inquadratura dei piedi alla riunione di auto-aiuto, che posticipa la scoperta del gruppo LGBTQ e dunque la prima parte della risoluzione della storia.
The Romanoffs nel suo complesso risulta un prodotto difficilissimo da giudicare, composto com’è da parti troppo diverse tra di loro e il cui divario è rappresentato da una forbice troppo ampia per permettere un giudizio che racchiuda il tutto. Come già osservato, un obiettivo pare esserci, ma da una mente come quella di Weiner e da un budget di 70 milioni di dollari era più che legittimo sperare in qualcosa di più. Il giudizio finale non può quindi che essere una personale media matematica tra gli episodi, che hanno saputo mostrare picchi molto alti e punti abbastanza bassi da farci dubitare fortemente sul senso di questa operazione e sul suo autore.

Voto 1×08: 7½
Voto Stagione: 6½

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.