Camping – Stagione 1


Camping – Stagione 1Le seconde opere non sono mai facili, specie per le penne di Lena Dunham e Jenni Konner che avevano firmato uno degli show più iconoclasti e significativi degli ultimi anni ed il cui lascito ha contribuito a dare vita ad un nuovo tipo di televisione prima impensabile. Come spesso accade con le novità, l’allure apertamente provocatoria della serie e del personaggio (sia di finzione sia pubblico) della Dunham avevano fatto sì che, sin dagli esordi, Girls venisse circondato dal fervore del dibattito pubblico e critico che, il più delle volte, ne appesantiva la visione più che arricchirla.

Camping non è Girls e, da questo punto di vista, c’è da dire che è un bene. Senza preoccuparsi di replicare la carica rivoluzionaria e pionieristica delle primogenita (e di cui perde anche i toni dolceamari per trasformarsi in una spensierata commedia satirica), la nuova miniserie HBO assume più le sembianze di un piccolo divertissement dell’autrice che ci chiede di prendere con lei una boccata d’aria fresca e di seguirla per passare qualche ora di televisione con un gruppo di adulti (ciascuno a suo modo socialmente inadatto) in uno dei peggiori scenari di campeggio pensabili.

La Dunham e la Konner riscrivono, in modo marcatamente autoriale, l’omonima serie inglese di Julia Davis (che aveva quel tipo di humour tristissimo ed imbarazzato tipicamente anglosassone) edulcorandone i personaggi e l’estetica e rimpinzandola dei dialoghi brillanti, taglienti e sempre pronti al riferimento pop a cui già ci avevano abituati, qui perfetti in bocca ad attori come Jennifer Garner, David Tennant o Juliette Lewis. Prendiamo, ad esempio, il “I feel like every cell in my body is on Dancing With the Stars” di Kathryn dopo che Jandice le dà uno stimolante al posto di un calmante o Alison (Busy Phillipps nell’esilarante sequenza in “Up All Night” che la vede guest star insieme a Nicole Richie e Hai Nef) che urla “I legitimately thought you were a ghost in that nightgown” a Carleen che risponde “Thank you” o ancora quel “Lost and sober? That’s the worst” in commento all’assenza prolungata di Carleen.

Camping – Stagione 1Lo spettatore di Girls avrà ormai familiarità con la capacità della Dunham di circondarci di persone che amiamo e odiamo allo stesso tempo, eccentriche, eccessive, dai tratti caricaturali al limite del grottesco ma che sanno comunque mostrarsi nelle loro fragilità e vulnerabilità in modo così autentico ed umano. I personaggi di Camping sembrano però riproporre in modo quasi sistematico (senza mai ridurvisi) i vari stereotipi della donna rigida e maniaca del controllo, del marito o della sorella remissivi, della hippie dallo spirito libero ed estroso, del neo-divorziato che ritrova la passione, dell’alcolista in rehab o della coppia che deve superare un tradimento tanto da far pensare ad una sorta di esperimento narrativo messo a punto dalle autrici che si sono divertite ad intrappolare (e a torturare?) i loro personaggi-tipo nello stretto spazio di un campeggio e a farli interagire nello spazio dei diversi scenari che possono proporsi. A partire dalla serie della Davis fino a Wet Hot American Summer o all’episodio “Palm Springs Gateway” di Love, i campeggi in televisione si presentano sempre come dei microcosmi con regole proprie extra-ordinarie e dove la stretta vicinanza dei partecipanti fra loro permette di dar vita a nuovi conflitti e/o a nuovi legami e dove l’assenza di gran parte delle imposizioni sociali del quotidiano cittadino concede loro una rinnovata (e, a fini comici, pericolosa) libertà di esprimere se stessi. Si tratta di un terreno fertilissimo per la scrittura della Dunham che fa da sempre delle interazioni fra i personaggi, molto più che dei fattori esterni, la propria principale fonte di sviluppo e tensione narrativi. Ogni espediente è buono, allora, per costringere i personaggi ad agire, sia esso il rancore o la frustrazione accumulati da anni da Walt o Carleen, le insicurezze di Kathryn, l’alcool, le sostanze stupefacenti onnipresenti nella borsa di Jandice o la pulsione sessuale.

Camping è, in definitiva, una vera e propria cringe comedy che trae il proprio godimento e la maggior parte dell’effetto comico da situazioni di netto disagio sociale e dall’insistenza sugli handicap socio-emotivi dei propri personaggi. Le autrici affondano ancora di più la penna nel weird e nell’awkward associandoli alla comicità, come già faceva Girls e come fanno diversi altri show quali The Office, Modern Family o Crazy Ex-Girlfriend. I migliori momenti della serie sono allora, senza dubbio, la sequenza che vede Kathryn sotto l’effetto di stupefacenti in “Up All Night” o quella memorabile di Carleen che insiste per performare la sua cup song nel talent show previsto alla festa di compleanno o lo scoppio d’ira di Walt, entrambi in “Birthday Party (Part 1)”.

Camping – Stagione 1Non si tratta, insomma, di avvicinarsi a Camping come ad un romanzo di formazione atipico, come poteva essere per Girls (Kathryn e Walt non risolvono i loro problemi matrimoniali così come le altre coppie non risolvono i loro) o ad un progetto televisivo a lungo termine ma di lasciarsi semplicemente trasportare per un po’ dai toni spensierati, leggeri e al contempo taglienti e lucidissimi della Dunham nel microcosmo di un campeggio al limite dell’assurdo popolato dai suoi classici personaggi tanto irritanti quanto umani. Alla fine di questo lungo week-end avrete visto una serie che comunque è scritta, recitata e diretta molto bene, con un cast azzeccassimo ed un’estetica mai banale, e non si tratta di un risultato così scontato.

Voto: 8

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Informazioni su Irene De Togni

Nata a Verona, ha studiato Filosofia a Padova e Teoria letteraria a Parigi. Non simpatizza per le persone che si prendono troppo sul serio ma le piacerebbe che le serie TV venissero prese un po’ più sul serio (e ora che ha usato due volte l’espressione “prendersi sul serio” non è più sicura di quello che significhi).

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