Smallville: il (lunghissimo) cammino per diventare un eroe (Series Finale) 10


Smallville: il (lunghissimo) cammino per diventare un eroe (Series Finale)It’s a bird, it’s a plane…”

Smallville nasce nel 2001, come uno dei diversi progetti tentati in quegli anni dalla Warner per riportare in auge i supereroi della DC Comics in tv (tra questi, ricordo la sfortunatissima Birds Of Prey, ipotetico “sequel” del Batman burtoniano).
L’idea di partenza era molto semplice quanto azzardata: raccontare gli anni dell’adolescenza di Clark Kent, il futuro Uomo d’Acciaio, in un mash up di teenage drama e fantascienza che si rivelò ben presto un grande successo di critica e pubblico.

Le prime sette stagioni, sotto la supervisione diretta di Alfred Gough e Miles Millar, ideatori della serie, hanno presentato gli anni di Clark vissuti nella “tranquilla” cittadina di Smallville, in Kansas, dove un giorno, a metà degli anni ’80 (perché l’ambientazione temporale andava riscritta, dato che la serie è ambientata ai giorni nostri), una misteriosa e terribile tempesta di meteoriti aveva portato con sé anche una navicella spaziale con a bordo un bambino, ultimo sopravvissuto dell’esploso pianeta Krypton. L’idea geniale di Gough e Millar fu proprio quella tempesta di meteore, che, ben presto, si rivelò praticamente il tema portante di tutte le avventure successive di Clark: non solo gran parte dei villains che il ragazzo affronta nelle prime stagioni sono il risultato della “contaminazione da meteoriti”, ma i genitori della ragazza di cui Clark è innamorato da sempre, Lana Lang, vennero uccisi proprio da questa tempesta, causando un incredibile “senso di colpa” nel giovane Kent, che, per tutte le prime stagioni, si sente in qualche modo responsabile dei cambiamenti apportati al piccolo mondo di Smallville.

Quest’idea, ovvero quella che permette di mischiare fantascienza con dramma psicologico e di formazione, è qualcosa di assolutamente innovativo, ed ha portato la mitologia di Superman ad un livello a mio parere molto più alto rispetto a tutte le varie trasposizioni precedenti (e parla uno che ama alla follia i primi due film con Christopher Reeve…ops, Dr. Swan…ops!). Superman, infatti, se è il primo supereroe ad essere apparso nella storia dei fumetti, è anche quello che rischia di più di guadagnarsi l’astio di tutti: praticamente invulnerabile (tranne alla famosa kryptonite, che in Smallville si presenta in diverse varianti colorate, a volte sfociando nel ridicolo), moralmente ed intellettualmente superiore non solo ai comuni essere umani, ma anche a qualsiasi altro supereroe dell’universo DC (e dei fumetti in generale), insomma un Dio in Terra che, guarda caso, cade dal cielo e che del cielo (e del sole, quindi della luce) fa la sua casa. Come si può amare un eroe così superiore, così perfetto? E’ la domanda che si sono posti gli autori di fumetti più vicini a noi, che, come Gough e Millar in televisione, hanno cercato di umanizzare sempre di più la figura dell’Uomo d’Acciaio.

C’ERA UNA VOLTA UN RAGAZZO DI CAMPAGNA…

In Smallville, Clark ci appare come un ragazzo estremamente fragile, lui che è dotato di super forza, super velocità e immortalità: sono proprio i suoi poteri a renderlo diverso, a farlo sentire solo, in una condizione in cui non ha chiesto di vivere, con un dono che sembra più una maledizione. Le prime stagioni di Smallville, quelle più belle, si concentrano sull’accettazione di Clark delle sue origini e delle sue capacità, e per questo sono le stagioni più riuscite e più facilmente amabili. Perché, ammettiamolo: il successo di un supereroe oggi non dipende più da quanto è cool il suo costume (anche se aiuta!), dalle imprese impossibili che riesce a risolvere, dai suoi nemici talmente cattivi quanto caricaturali. Come in ogni altro entertainment che si rispetti, il supereroe è amato quando è possibile una identificazione con esso. La Marvel di Stan Lee l’aveva capito per prima, sfornando i primi “supereroi con super problemi”, la cui principale icona è Spider-Man; la DC ha cominciato a rendersene conto solamente negli ultimi anni, anche se il film di Donner sull’Uomo d’Acciaio aveva cercato per primo (senza successo, perché prematuramente) di puntare su questa strada.

Smallville è, io credo, la migliore trasposizione della mitologia di Superman, perché lo rende molto meno super e decisamente più umano. E’ molto più facile identificarsi nel Clark Kent interpretato da Tom Welling, basta sostituire le parole “super poteri”: quanti ragazzi fragili, intelligenti, dal cuore d’oro e dalle grandi capacità, non si sono sentiti almeno una volta diversi dagli altri? Quante volte hanno maledetto la loro condizione di diversità perché non conforme agli standard “normali” della altre persone, bollati come “sfigati”, solo perché non seguivano le mode, non compravano quello che compravano gli altri, non la pensavano come la pensano gli altri? Tutti i grandi artisti, le grandi figure di riferimento che hanno fatto la Storia, sono stati a loro tempo degli uomini dotati di “super doti”, ma incompresi, a volte emarginati. Il Clark di Smallville è la radicalizzazione di questo concetto: è duro vivere in questo mondo avendo delle doti che non si accetta solo per paura di non essere “normali”. Clark, come molti ragazzini (e adulti) che seguono la sua serie, non è “normale”, ha qualcosa in più. Non può amare (la sua storia con Lana è un continuo traballare che, giustamente, si concluderà in modo drammatico) e vivere come le altre persone, anzi, deve tenere nascosto a tutti quello che è veramente, perché altrimenti lo bollerebbero come mostro o, peggio ancora, ci andrebbero di mezzo le persone che lui ama di più e che sono le uniche ad averlo compreso ed accettato davvero: i suoi genitori. Per quanto non abbia dei super poteri (e non voglia apparire troppo megalomane) pure io, molte volte, ho ritrovato certi miei problemi (radicalizzati, ovviamente, in un approccio decisamente più sci-fi), in Clark Kent.

Le prime sette stagioni di Smallville (tra le quali spicca la quarta, la migliore in assoluto a mio parere), hanno per motivo comune non tanto la (lenta) scoperta dei suoi poteri, quanto l’accettazione di essi da parte di Clark, il suo modo di conviverci, cercando allo stesso tempo di comprenderne l’utilità, ovvero di riuscire ad usarli per un qualche bene superiore. Man mano che il destino di Clark si compie, è quindi abbastanza scontato che assisteremo ad un graduale allontanamento dalle idee iniziali della serie. Perché va bene tutto, ma Clark Kent è destinato a diventare Superman, come tutti sappiamo fin dall’inizio. Ecco quindi dalla seconda stagione fare capolino le vere origini di Clark, con la classica tematica del padre-padrone che in realtà sta solamente “mettendo alla prova” il figlio (il proverbiale “mi hai veramente deluso Kal-El” è diventato un motivo iconico di humour tra i fan della serie); dalla quinta stagione, invece, ci inoltriamo sempre più nell’universo DC, con l’arrivo dei personaggi della Justice League, i futuri “compagni di lavoro” di Clark, riadattati agli standard della serie. Per non parlare della bellissima evoluzione del personaggio di Lex Luthor, amico fraterno di Clark destinato a diventare il suo nemico peggiore (una presa di posizione originale e di successo di Gough e Millar rispetto al fumetto). L’amicizia, gli amori, il liceo, i problemi con i genitori: tematiche care alla tv per teenager riprese e inserite in un contesto inusuale che, per fare breccia nei cuori, devono per forza prendere delle distanze dalla matrice originale (ma del resto, gli autori ce l’hanno detto fin dall’inizio, dando una “data di nascita” a Clark decisamente più vicina a noi). Smallville, quindi, non è esattamente la narrazione delle origini di un mito, quanto una sorta di reboot. Anche se, come già accennato, ancora non mancano riferimenti (più o meno velati) alle prime pellicole sull’Uomo d’Acciaio (un film veramente fedele al fumetto, del resto, non c’è mai stato). A cominciare da certi motivi della soundtrack scritti da John Williams, che, gradualmente abbandonati, ritorneranno prepotentemente nel season finale, andato in onda lo scorso 13 maggio.

(DULCIS) IN FUNDO…

Già, perché Smallville è andata avanti per ben dieci anni, diventando una delle serie di fantascienza più lunghe della storia.

E’ strano vedere come gli ascolti si siano sempre mantenuti abbastanza regolari, nonostante le vicissitudini accorse negli ultimi anni di programmazione: Gough e Millar sono usciti dalla “direzione” della serie dopo la fine della settima stagione. Forse, cambiando un attimo il season finale di quell’anno, sarebbe stato meglio fermarsi lì.

Dall’ottava stagione abbiamo assistito ad un cambio di rotta decisamente più dark (indubbiamente influenzato, come ogni cosa ormai da diversi anni, dall’approccio di Christopher Nolan a Batman), con un Clark più adulto che, abbandonata Smallville, comincia a vivere molto di più la realtà di Metropolis, rendendosi gradualmente conto di come il mondo abbia in realtà bisogno delle sue capacità se vuole essere salvato. Questo è sicuramente un passo avanti nella sua caratterizzazione, se pensiamo che fino ad allora il nostro ha dovuto fare i conti solo con se stesso (chi era il suo nemico principale nella settima stagione? Un suo doppione malvagio). Ma è anche l’inizio dello sfacelo per la serie. La nona e la decima stagione sono sicuramente le più brutte della storia di Smallville e, probabilmente, con l’ultima andata in onda, si è toccato il fondo della qualità. Il cambio di autori e produttori ha sicuramente influito: della classe di Gough e Millar non è rimasto niente, le sceneggiature degli episodi sembrano a volte scritte da inesperti che non sanno come portare avanti la storia (ne sono un esempio i tanti villains accumulati nel corso della trasmissione: Superman non avrà più nemici da sconfiggere, dato che li ha già affrontati tutti quando non aveva il costume), gli effetti speciali sono sempre più scadenti, gli attori si riducono (nella decima stagione sono rimasti solo 4 regular), la fotografia (digitale) è visibilmente “finta” e scialba. Clark cresce, ma sempre più lentamente, e della “serie che racconta la vita del giovane Kent” non è rimasto niente (avrebbero potuto fare direttamente un spin-off intitolato “The Blur”…ma poi qualcuno ha pensato che in realtà “Smallville” è il soprannome affibbiato a Clark da Lois…che originalità!).

La decima stagione è di una verbosità incredibile, ci sono scene di dialogo lunghe anche più di 5 minuti, l’azione scema, il tutto si riduce all’attesa di vedere Welling col quel maledetto mantello rosso. Attesa poi non così premiata: l’ultimo episodio è sicuramente il migliore, anche se, come per il resto della stagione, assistiamo a mega riassuntoni delle stagioni precedenti, con trovate abbastanza discutibili. Mi permetto di segnalarne alcune che mi hanno lasciato interdetto:

1) i continui ripensamenti sul matrimonio: alla fine del 20° episodio sembrava che Clark e Lois non dovessero più sposarsi. Invece, dopo mezz’ora di dialogo, i due convolano a nozze…per poi non sposarsi più…e posticipare il tutto (forse) al flashforward finale;

2) se Darkseid è così terribile, e l’Oscurità ha ormai preso il controllo del mondo…come mai basta una breve conversazione con Oliver e il velocissimo spostamento del pianeta Apokalips (come lo dice Granny Goodness è impagabile) per risolvere tutto?

3) capisco che Tom Welling ha il costume di Brandon Routh in Superman Returns (film, a mio parere, sottovalutato)…però c’era proprio bisogno di quella scopiazzatura della scena dell’aereo?

4) il ritorno di Lex: Michael Rosenbaum è un grande, il motivo del suo ritorno no. E poi…quando è saltata fuori la storia della sostanza “cancella-memoria”? Però, il gioiellino del fulmine che colpisce la scritta “LuthorCorp”…ecco, quello mi ha fatto cancellare completamente tutte le perplessità di prima!!!!

5) il “fumetto”: Chloe (perché va e viene, sta qua?) dice a Clark: “ci vediamo nei fumetti”. Dato che abbiamo assistito all’incipit con il bambino, si potrebbe pensare che tutta la storia fin qui narrata sia un racconto…a fumetti, appunto. Per cui….WOW! Fino a che…quella maledetta inquadratura dell’arco!!! Ma perché mi avete rovinato questo sogno?

6) Lionel Luthor, Jonathan Kent e tutti gli altri ritorni: in una parola, inutili. Ah, scordavo Jimmy Olsen. Il fratellino dell’originale che abbiamo visto bambino alla fine dell’ottava stagione. Ma si chiama anche lui Jimmy?

7) quasi tutti i dialoghi della prima parte del finale sono contraddittori: prima Clark dice una cosa, poi Martha lo smentisce, ma poco prima Jonathan aveva detto la stessa cosa e andava bene…ma nelle puntate precedenti non aveva detto il contrario? No, aspetta…sono seriamente confuso…

Detto questo, però, mi faccio del male da solo. Perché Smallville sarà pure diventato un prodotto trash ormai, ma…come fai a non amarla? Il momento teatrale tra Clark e Lois divisi da una porta che parlano dell’amore (bravissimi gli attori); i falsi raccordi di sguardi nelle prime apparizioni del fantasma di Jonathan (su tutti quello dove Clark alza lo sguardo e sembra vederlo, mentre in realtà vede Oliver arrivare); l’inaspettata (davvero) fine di luTESSa; Clark che (FINALMENTE!) vola dopo dieci anni di attese; la musica di John Williams che conclude il tutto con il simbolo dell’Uomo d’Acciaio in primo piano. Forse non è rimasto niente del “giovane Clark Kent” e dei suoi problemi che Gough e Millar avevano creato; forse con la decima stagione la qualità già di per sé in bilico da due anni, è decisamente morta; forse hanno tirato tutto un po’ troppo per le lunghe; forse certe prese di posizione sono state fin troppo semplicistiche (non ci ha impiegato molto Oliver a far fuori i tre cattivoni…però, quanto è stato fico?); forse gli autori non sapevano come arrivare alla conclusione.

Ma forse la bellezza di una serie non si basa solamente sulla qualità, quanto sull’amore di fans e produttori. Perché ok, molti hanno continuato a seguire Smallville solo per vedere come andava a finire. Ma la curiosità non è forse amore per quello che si vuole scoprire? Io credo che al di là dei risultati delle ultime stagioni, Smallville sia stato in ogni caso un buon prodotto, che ha segnato l’immaginario televisivo degli anni 2000, e che abbia costruito una mitologia nuova e fresca (la migliore) su un personaggio iconico che aveva bisogno di un restyling moderno e all’avanguardia. Clark è diventato grande, ci ha impiegato tanto, ma ce l’ha fatta. Noi siamo cresciuti con lui e lo amiamo perché alla fine è riuscito non solo ad accettarsi, ma anche a capire che le sue doti sono essenziali per il mondo in cui vive (il vero travestimento è Clark Kent, non Supeman: Tarantino docet!). Quale ragazzo cresciuto a pane, film e fumetti non spera, un giorno, di diventare un eroe come lui?

Non è scesa la lacrimuccia, ma un sorriso commosso ha accompagnato questo storico season finale.

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Scrivo, leggo, faccio film e video. Suono quando capita, ma solo per me stesso e per la gioia del muro. Scrivo recensioni. Scrivo i cavoli miei in un blog. Ogni tanto lavoricchio. Sogno in grande ma resto piccolo.


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10 commenti su “Smallville: il (lunghissimo) cammino per diventare un eroe (Series Finale)

  • Edoardo

    Nessun commento? è una bella recensione!! Non mi trovo molto d’accordo sulla poca qualità dell’ultima serie, che secondo me ha segnato un momenti di ricrescita dopo stagioni decisamente deludenti. Se posso permettermi secondo me non hai dato il giusto riconoscimento a Oliver 😀 a parer mio uno dei personaggi secondati migliori in assoluto!! detto questo, complimenti, la recensione riassume davvero pregi e difetti di smallville in modo esemplare!

     
  • oliver

    Sono daccordo su tutto. Anche sul sorriso commosso finale, senza la lacrimuccia. è stata un’operazione coraggiosa, con molte pecche è vero, quella di modernizzare e problematizzare un personaggio troppo spesso schiacciato solo dal peso della sua S. Oliver e Chloe, comunque, sono i personaggi che più hanno collaborato nella seconda parte alla crescita di
    Clark,. Bravi gli autori ad averli usati così

     
  • zara

    le stagioni più belle per me sono l’ottava e la nona,e parte della decima. Pur essendo d’accordo sulle varie perplessità e sulla verbosità della 10 stagione, la storia con Lois è decisamente più frizzante di quella con Lagna lang. Tutte quelle storie di spie e di intrighi internazionali e intergalattici delle ultime stagioni mi sono piaciute molto di più di quelle incentrate sui mostri da meteorite. Il personaggio di Oliver poi è fantastico

     
  • Alessandro

    La prima parte della recensione è impeccabile e anche io penso che la quarta sia stata la migliore del primo arco narrativo di Smallville ovvero quello liceale/adolescenziale.
    Non mi sono trovato però d’accordo sul giudizio dato alle stagioni 8-9-10, nonostante siano stati fatti tagli al budget la serie per me è andata avanti con risultati all’altezza delle prime stagioni. La nove l’ho trovata la più Dark e Rock e al finale della decima ho pianto!
    Con Smallville ci sono cresciuto e ancora oggi nonostante ci siano serie TV più nuove sui supereroi come “Arrow” continuo a guardare tutte e dieci le stagioni di “Smallville” come fosse la prima volta perchè nei suoi pregi e difetti “Smallville” è una serie televisiva indimenticabile e “Super”
    !

     
  • Alessandro

    Ho appena finito di vedere la famigerata ultima puntata (ci ho messo tanto lo so :D) e invece di dilungarmi su tutte le possibili cose negative che ho notato (che potrebbero essere tante) dico solo che:
    Smallville è un telefilm con cui sono cresciuto.. con cui ho sognato, amato, sperato..
    mi ha fatto sperare di poter avere qualcosa di simile.. che si parli di amore o di modo di vivere.
    Se arrivi a vedere la decima stagione non credo che lo fai solo per “curiosità” ma perché oramai “ami” quella sensazione, quella “quotidianità” che ti trasmette un telefilm, quel calore da “casa mia”.. ragion per cui (come affermi te) non puoi che pensare che potrà fare anche un intera stagione orribile ma tu continuerai sempre ad amarlo e accoglierai la fine con un sorriso commosso.
    Perché dopotutto ti basta solo sentire la sigla per provare quel magone che ti fa ricordare e rituffare in quel vortice di sentimenti, che chiami “casa” 🙂
    O almeno questa è la mia interpretazione di un telefilm con cui sono cresciuto.
    Notte a tutti 🙂

     
  • daniel

    Il mio commento è sulla stagione, in generale: Finirò di vederla, solo perchè ormai sono arrivato alla fine e non avrebbe avuto senso interrompere qui. Ma che pena.. vederla. Allora: Hanno rovinato tutto come al solito, col solito finto-femminismo(che fa ridere nelle serie tv), girl power, male bashing etc.. Il motivo: la storia è su superman(quello che lo diventerà), una donna ultraforte ci stà(sua cugina anche lei coi poteri) ma potrebbero lasciare gli altri personaggi come persone normali.. Invece no.. qualsiasi personaggio vagamente femminile, per la storia del girl power, lo hanno trasformato in un ninja.. super combattente.. super eroina.. e lo devono dire 600 volte ..ahahahah dai fa ridere! è l’opposto estremo di chi descrive ogni donna come indifesa, ma non è più intelligente. Anzi..Sinceramente ormai guardo solo film del passato perchè questo ultra girl power femminismo.. mi ha stancato. guardo un film? voglio vedere il racconto spontaneo dell’autore.. non mi interessa essere indottrinato. (a parte che a me fa l’effetto opposto). Spiego cosa non va proprio:
    In una storia, se fai diventare tutti eroi, sparisce l’eroe. Infatti personaggi maschili (non eroi) ci sono: Jimmy Olsen(muore e non è un super ninja combattente), il padre di Clark(umano e muore anche lui..), Lionel Luthor muore.. anche se poi torna dall’altro mondo parallelo.. anche lui non è un super picchiatore. Con i personaggi femminili, con l’imposizione del finto politicamente corretto eticamente corrotto “a senso unico” non si può fare.. Quindi Lana diventa la super eroina con super poteri.. Lois era già combattente.. la Cugina di Clark lo sappiamo che ha i poteri.. e ci sta perchè è criptoniana.. ma Cloe era rimasta l’unica normale e mi piaceva per quello, era già intelligente, avrebbero potuto lasciarla così, giusto? Invece no..la fanno diventare anche super ninja combattente, abilissima nello sparare come una che è nata facendo arti marziali, da videogioco.. ahahahah fa ridere dai…Mica ci si diventa in pochi mesi, ci si nasce e si fanno anni di allenamente, anche senza diventare come lei! Spero che gli anni nei quali questa brutta dittatura di pensiero ha rovinato il cinema e le serie siano finiti, ma per sicurezza non le guardo più.. e il padre di Clark lo fanno morire perchè serviva la supermadre in carriera senatrice? Trasformano Lex (nelle precedenti stagioni) in un Lana-ossessionato.. viene sostituito ovviamente da una donna.. (ci mancava) ovvero Tess.. anche lei super iper mega combattente.. ninja … campione di arti marziali.. Tutte le donne uguali! Non esiste una donna comune(che non è un insulto essere una persona comune)! Allora dico cosa penso: già un eroe o due.. in una storia sono molto borderline.. ma se fai diventare eroi tutti.. diventa una storia per bambini.. nessuno di noi conosce tutte queste donne campionesse di arti marziali che fanno volare uomini di 100 kg come fossero di carta.. nemmeno uomini se è per questo.. ma qualcuno in più appassionato c’è.. nella finzione: c’è sempre un limite da non superare.
    Ragazzi: questa roba è politica.. sinceramente io mi sono stancato di vedere ripetute le stesse cose su tutte le serie. Preferivo gli anni ’70.. trovavi quello che volevi, dal film femminista a quello equilibrato a quello con personaggi importanti tutti maschili.. ma almeno c’era una varietà. Dal 2005 circa in poi noto questa tendenza in molte serie tv.
    P.s: è solo il mio personale parere, spero che non offenda nessuno. Mi dispiace che debbano rovinare le serie in questo modo. Già la serie tv iniziava con lui imbranato(ma faceva parte del personaggio..), sinceramente hanno appesantito troppo con queste cose.
    Poi in ogni puntata quasi c’è sempre la criptonite.. ahahah.. e lui viene salvato..
    Ma che eroe è allora? Quella della criptonite deve essere una eccezione.. in una puntata su 10.. non puoi fare sempre la stessa cosa.. ripetitiva.. per farti vedere “moderno” nel creare l’antieroe.. stanca.. Abbiamo capito che Clark nn deve battere tutti senza difficoltà, ma usare un pò di fantasia non sarebbe male.
    è il mio parere.

     
  • Eraserhead

    Non staro qui a commentare Smallville perché è una serie che trovavo ridicola in adolescenza, fìguriamoci ora che son passati vent’anni… Un appunto al tuo commento però lo devo fare: capisco la sensazione di essere indottrinato da certi sceneggiatori che vogliono infilare il token apposta per barrare la casella del “questa minoranza ce l’ho infilata, passiamo alla prossima”, però non credo fossi serio nel pensare che 50 anni fa ci fossero serie e film per tutti i gusti. Non si può non riconoscere che per gran parte della storia del cinema e della tv, il 99% dei protagonisti erano uomini bianchi e tutto il resto era rappresentato attraverso le lenti del cosiddetto male gaze. Chiediamolo a qualsiasi ragazza o persona non caucasica se poteva riconoscersi in qualsivoglia personaggio presente anche in capolavori indiscussi (Persona di Bergman o quasi ogni altra sua pellicola sono una ovvie eccezioni)

     
    • daniel

      Assolutamente si, sono serio e ho anche una lista di film femministi nati negli anni ’70. è stato un periodo molto attivo da quel punto di vista, ma erano film veri! Erano nati per quello, i messaggi non erano “nascosti” dentro “un western” o “un fumetto” dove non c’entrano niente! è questa la differenza. Non era buffonate fatte, come hai detto anche tu, “per accontentare questa minoranza” o direi io”questo gruppo di interessi commerciali”. Ultimamente ho trovato persino film comici.. uno con Celentano se non ricordo male….. vecchi.. che contenevano messaggi femministi, dietro l’aspetto da ridere.. anche messaggi che a volte non tutti recepiscono, film di protesta e cose del genere.. Ovviamente preferisco gli anni ’80/90 nel totale come periodo, confrontavo 2 estremi. Non penso che il politically correct spalmato ovunque abbia migliorato il livello del cinema. Ho amiche donne, ragazze anche giovani, appassionate di cinema.. appassionate di film vecchi.. e guardano decine di film di quel periodo(a parte che i personaggi femminili alla wonder woman, c’erano anche prima.. io criticavo, casomai.. l’idea di trasformare “tutto” in wonder woman.. ovvero trasformare Superman.. in Wonder woman.. è ridicolo.. parlavo partendo dall’esempio di “questa serie”, non so se si sia capito il senso). Il cinema.. il mondo fumetti, sono molto vasti.. in un commento, per quanto approfondito, non è possibile trattare tutto.
      Non esiste solo il cinema commerciale fra l’altro, esiste l’underground, c’erano film anche molto estremi, contro la chiesa addirittura, già negli anni ’70, non è che fossero tutti uguali, ma tralasciamo.. Ovviamente ho fatto un esempio estremo, ma dire che i protagonisti in passato fossero tutti bianchi sarebbe un errore enorme, a partire anche dai film di combattimento o di arti marziali(partirei ancora più dagli anni ’80, quindi comunque lontani, c’erano una lunghissima serie di combattenti asiatici(attori famosi), di persone non bianche nei film(per esempio non so se ricordi anche il cinema degli anni ’80), se ne trovano 2000 se uno sa cercare… ma erano messi lì perchè avevano uno scopo! Era deciso dal regista! Non era forzata la cosa. Capisci a differenza? Io se facessi parte di una minoranza o l’altra, mi offenderei ad essere trattato come un panda, per motivi commerciali con quelle prese in giro (pensavano di ampliare in questo modo la platea degli ascoltatori, facendo contenti tutti), peccato però.. che rendendo i film tutti uguali(effetto estremo del politically correct)tanta gente ha iniziato a lamentarsi, infatti cancellava gli abbonamenti con le multinazionali che forniscono in Italia film e serie tv.. Io feci lo stesso, ho letto decine di lettere di persone che pensavano lo stesso. Comunque non tutte le donne si identificano nell’ideologia femminista estrema di tutti i film..(basta vedere la varietà nella politica, ci sono donne più tradizionaliste e donne con idee diverse) così come non tutte le persone non caucasiche sono ultra-progressiste(anzi certe serie tv di adesso, anzi gli danno molto fastidio).. insomma riconoscersi nel personaggio dipende da molti fattori che non si possono banalizzare nella presenza di politically correct o meno(per rispondere all’altra tua domanda). Rimane il mio parere.
      Insomma.. l’argomento è complesso. Quello che posso dire è che anche se è vero che molti film magari avevano degli stereotipi nel passato, 2 torti non fanno una ragione. Fare oggi stereotipi al contrario(la cosiddetta discriminazione positiva) non rende giustizia ma neanche felice molti, perchè vedo che molte donne che conosco, capiscono che è una forzatura fatta per motivi politici e non spontanea dell’autore, quindi a meno che non sia effettivamente appassionata di quei personaggi estremizzati, e comunque parliamo di una percentuale molto bassa, si stufano lei stessa a vederli(dico quello che succede fra le mie stesse conoscenze). Insomma.. nei film col politically correct, non capisci in che città sono girati a volte.. se in India o sotto casa… sono uguali perchè ci devi mettere un cinese, un africano, un giallo,lo stesso ristorante multietnico, dedicando meno spazio alla cultura locale.. ho estremizzato solo per rendere l’idea ma a volte vedi gli stessi messaggi. Per questo ho fatto un paragone “forte” e ho detto che tra il passato e quelle cose, preferisco il passato(con tutti i suoi limiti che ammetto ci siano, anche nel cinema del passato). Del resto il cinema è sempre stato commerciale.. segue le tendenze.. una volta magari ne seguiva alcune.. oggi altre. Non siamo tutti uguali e non possiamo identificarci “a comando” solo perchè ci viene imposto dall’alto, in qualcosa. Se io guardo un film indiano.. per quanto stereotipato possa essere per l’India.. magari preferisco vedere un film che mostra usanze, usi e costumi della zona, non voglio vedere “l’occidentale” ficcato in mezzo, a forza, se non c’entra niente con la trama, altrimenti mi sento offeso per mancanza di politically correct. è un esempio per ridere.. per dire che anche chi non fa parte di un gruppo di persone a volte preferisc vedere le cose tradizionali, che un minestrone di “niente”. Io sono appassionato di film su altri paesi.. Spero di aver risposto sufficientemente, approfondendo cose riportate nel primo commento.

       
    • daniel

      P.p.s. Concludo: Capisco che le argomentazioni che ho usato siano poco discusse, nei media italiani. Quindi creano stupore. Ma se leggete i forum americani che discutono di serie tv, che poi sono i paesi dai quali molti di questi film vengono(cosa che io ho sempre fatto parlando l’inglese come l’italiano), vi accorgerete che la discussione è ancora più accesa. Per assurdo, i media in quei paesi, i forum, sono molto più critici.. consiglio di fare una ricerca con google alla voce “superman feminist” oppure “smallville feminist”. Troverete decine.. forse centinaia di discussioni anglosassoni, sugli argomenti che ho citato.. forse anche perché nei paesi anglosassoni questa tendenza è arrivata prima. Ovviamente ci sono le due fazioni, partendo anche dai fumetti: anche estremismi fra chi dice cose tipo : “siiii è giustooo” , chi dice: “non è abbastanzaaaaa”” chi chiede “superman lgbt” chi parla di “cryptonite rosa”, chi chiede “superman di altre categorie”, chi vuole “superman nano, perchè è basso e si sente discriminato” e chi dice: “no si deve cambiare tendenza, ho disdetto l’abbonamento, non guardo più quella serie tv, etc…” come ho detto io, ma almeno negli USA la discussione esiste. In Italia anche solo parlarne a volte crea incomprensioni. L’arte sta facendo una brutta fine.. in generale con questa tendenza a voler cambiare o modificare tutto, distruggere tutto quello fatto nel fatto. Bisogna dire che le multinazionali che ci forniscono i film anche in Italia, (2 o 3) che conosco, di cui una nella quale un ex-politico dei Dem americani ha avuto un grosso potere, non cito il nome perchè non mi sembra il caso, lui e sua moglie, hanno avuto un grossissimo potere in alcune scelte.. però ci sono state talmente tante proteste che pare che alcune cose stiano cambiando. Loro stesse pare che potrebbero “cambiare direzione”. A nessuno piace, vedere gli ascoltatori cancellare gli abbonamenti.. Insomma questo per dire che l’argomento che ho citato non è “inventato”, ma esistono lunghissime discussioni. Qualcuno a favore e qualcuno contro.. Non voglio imporre a nessuno la mia opinione ovviamente, ci mancherebbe.. ma mi basta aver provato a dare spunti di riflessione(in controtendenza a quelle discussioni già conosciute su stereotipi del passato, che forse, in molti media italiani, si sarebbero sviluppate fra 20 anni). (arriva quasi tutto in ritardo da noi.. come questi stessi film e serie tv).
      è il mio personale parere e mi sono limitato a fare delle osservazioni su una tendenza, notata partendo da diverse puntate di questa serie, che oggi comunque negli USA ha raggiunto livelli molto più estremi.. e avendo visto cosa succede.. spero che da noi in Italia non seguiremo la stessa strada(compresa distruzione di opere d’arte che non piacciono a tizio o caio), ma sarebbe off topic, chiedo scusa e mi fermo qui.

       
    • daniel

      Ultimissimo punto: la storia del male gaze… alcuni gruppi femministi estremi, hanno posizione che io trovo ridicole a riguardo, femministi moderni(da non confondere con quelli degli anni ’70 o con quelle di altri paesi non occidentali dove davvero nello spettacolo ci sono discriminazioni serie), vedono le cose solo “sotto l’occhio che fa comodo a loro..”
      1)dicono sempre di rappresentare “le donne”. Sbagliato.. la maggior parte delle donne in Italia non credo che pensi come loro, lo dimostra anche il voto alle elezioni.. se avessero scelto il femminismo estremo avrebbero votato in modo diverso, in tutto il mondo oltre che in Italia, partiti più vicini a questi gruppi sarebbero osannati, così non mi pare che sia stato.. (persino paesi mondiali con miliardi di persone, spesso hanno scelto direzioni diverse). Esistono persone a favore e contro(come è normale che sia).
      2)abbiamo una minoranza di persone che dicono come dovrebbero pensare tutte le altre. Farlo solo nello spettacolo non cambia le cose nella vita reale.. Io non conosco nessuna donna, dal vivo che corrisponda ad alcune descrizioni femministe o lgbtq, così estremizzate e caricaturali che vedo in alcuni film.. tanto per fare un esempio(diranno che stanno nascoste.. per paura dell’uomo nero 🙂 conosco i miei polli). Non voglio negare che esistano.. sono categorie che devono avere i loro spazi.. non mi fraintendere, io sono per la massima libertà, ma a 360gradi non solo per alcuni! Ci sono già centinaia di film in quel modo, oggi almeno.. chiedere di “cambiare” anche film che una volta erano più tradizionali, mi sembra che vada oltre.. (libertà non è uniformare tutto come si vuole).
      3)alle altre donne che la pensano diversamente, dicono che sono “vittime” della propaganda maschile.. troppo comodo.
      4)se ci fosse stato un male gaze, generalizzato, nello spettacolo(parliamo nello specifico di questa serie, stiamo commentando la 10a stagione: le prime stagioni non erano femministe: per quale motivo per il personaggio di Clark è stato scelto un belloccio con un fisico notevole?(nemmeno troppo intelligente, molto impacciato, con decine di inquadrature che piacciono alle donne, si potrebbe parlare di uomo oggetto allora) idem per quanto riguarda Oliver Queen, hanno scelto uno strafigo? Perché non hanno scelto uno simile ad Alvaro Vitali? (invece veniva scelto nei film comici)
      Rispondo: forse perchè evidentemente “anche l’occhio vuole la sua parte? anche per il pubblico femminile? e la storia del “male gaze” se visto a senso unico, ovvero generalizzando, non la commento, ma hai capito come la penso?” (sto sempre commentando questa serie, ma potremmo vedere anche Top Gun: hanno scelto Tom Cruise.. mica uno qualsiasi..)
      A proposito di Top Gun, film che qualcuno chiama (per gli uomini) o vede come massimo esempio di male gaze, in quanto tratta ambito militare, visto come molto “maschile” in quel periodo, peccato che abbia un personaggio femminile, già negli anni ’80 molto forte.. non se ne sono accorti.. oltre ad essere una donna molto bella e in supercarriera.. Kelly McGillis
      Quando lui(Tom Cruise) perde il coraggio, dopo la morte dell’amico, è lei quella rappresentata con un carattere più forte e che lo aiuta a riprendersi.. altro che donna oggetto!!! Abbiamo una donna fortissima! Che ha fatto una carriera eccezionale, intelligente.
      Questo accadeva senza imposizioni strette di politically correct, negli anni ’80.. è un esempio banale per dire che i personaggi femminili forti, nel cinema, esistevano.. e le donne non erano “solo” (oggetti di contorno) come ci raccontano certi gruppi. Parliamo di film commerciali! Figuriamoci in quello più “underground” o “per appassionati”. Potrei farne altri 100 di esempi, non mi sembrerebbe giusto prendere troppo spazio.
      Non voglio certo aprire una discussione su questo, vorrei solo dire che molte persone, parlano senza nemmeno conoscerlo il cinema di allora. Magari hanno visto quei film da bambini, alcuni.. ma se li riguardassero adesso, scoprirebbero che il cinema di quei periodi non è affatto da buttare via. Non voglio negare che esista una forte componente anche maschile(come è ovvio che sia) nelle scelte del cinema,(oggi bisogna parlare di multinazionali), voglio solo dire che fra il bianco e il nero, ci sono le sfumature.. sono quelle che chi vuole uniformare tutto il cinema, per i propri scopi commerciali, fa finta di non vedere.
      è il mio parere. Avevo dimenticato di commentare il “male gaze”, così ho completato il commento.