La maturità di questo telefilm stupisce ad ogni episodio ed ormai si può dire, senza ombra di dubbio, che abbia perfettamente intrapreso un percorso di grande livello. Non solo mediante l’esposizione in sé delle avventure dei nostri eroi, ma anche nella costruzione di molteplici trame capaci di attrarre lo spettatore e tenerlo incollato allo schermo per l’intera durata dell’episodio.
Quando mi fermo a riflettere circa l’evoluzione di questo telefilm continuo a stupirmi, lo ammetto. Ero partito con grandi aspettative, presto deluse da un’inconcludenza delle varie storie che non sembravano voler osare o provare a trasmettere qualcosa che il mero esercizio stilistico. Ero persino sul punto di abbandonarlo. Poi, il miracolo. Prima timidamente, quindi sempre più convintamente, Person of Interest è letteralmente riuscito a risollevarsi e a mutare non l’anima, che resta la stessa, ma la sua esecuzione. Il risultato è stato davvero sorprendente.
Questo quindicesimo episodio non può che confermare quanto detto sinora. Certo, non vengono richiamati elementi della trama principale in senso stretto, ma si affida ad un approfondimento psicologico di tutto rispetto in cui a farla da padrone, oltre Reese del quale sono “studiati” i flashback, è proprio quel Detective Fusco che sembrava essere il personaggio meno affascinante e a cui era dato il ruolo di alleggerimento dei toni. Il suo è un percorso di redenzione da poliziotto corrotto a collaboratore di Reese, che lo ha portato alla volontà di cessare ogni attività illecita. Quando la sua vita viene messa seriamente a rischio da un altro poliziotto corrotto, egli non può che abbandonarsi a parole piuttosto intimistiche: il sentirsi sporco, la paura che, sopraggiunta la morte, il figlio possa scoprire la verità sugli illeciti paterni. Un momento toccante, a maggior ragione se si considera soprattutto l’epilogo che lo vedrà, su richiesta proprio di Reese, a doversi nuovamente sporcare le mani per poter agire all’interno del sistema di corruzione. La redenzione di un uomo passa anche attraverso il rischio di non riuscire a riscattarsi agli occhi altrui.
Circa la trama dell’episodio, non ci sono grandi sorprese fino all’epico finale. Il contrabbando di diamanti e droga è un argomento piuttosto sfruttato da qualsiasi procedurale o simile, quindi di per sé non si pone come innovativo. Fa un certo effetto, sempre piacevole, sentir parlare di poliziotti che mettono in pericolo la loro vita – oltre a non poter stare con le persone che si amano per non metterli a rischio. Tuttavia quello che maggiormente mi ha colpito è stata la rivelazione finale: dato che la CIA non riesce a fermare lo spaccio di droga, lo alimenta guadagnando denaro da utilizzare per la guerra al terrorismo. Un elemento semplice ma di grandissimo impatto, dato che viene utilizzato in maniera brillante per denunciare, persino in uno di quei telefilm che sembrano rispettare in pieno i canoni più tipici delle americanate, le contraddizioni ed i coni d’ombra di una società statunitense in preda alla follia da difesa dal terrorismo. D’altronde l’eliminazione stessa dell’uomo CIA (se, ovviamente, il filone CIA è veritiero, per carità) per mano del nostro “nemico” l’agente Snow è tutto dire.
Legata a questa storyline, almeno in parte, è la sequenza di brevi e poco indicatori flashback sulla vita di Reese nel 2008. Da un lato c’è la conversazione con la partner e l’incontro non fortuito con il nuovo marito della ex moglie di Reese, dall’altro c’è quello di sentirsi uno straniero non benvoluto a New York. Ancora non si riesce a delineare in maniera più precisa e chiara la passata attività di Reese, troppo piena di spazi da riempire. E chissà se il tecnico di software tenuto in ostaggio ed incappucciato non faccia ritorno in futuro.
Gli altri personaggi, Finch e Carter, hanno uno spazio senza dubbio inferiore. Interessanti sono sempre i loro incontri, con una sottile ironia piuttosto azzeccata. Di certo ora è ancor più chiaro all’agente Snow che la Carter è una doppiogiochista. La curiosità è di vedere come porteranno avanti questo filone.
A ben vedere, le trame aperte da questo telefilm sono molteplici e tutte piuttosto stimolanti, per non parlare dei personaggi secondari, alcuni dei quali sicuramente piuttosto graditi. Person of Interest sta sempre più giungendo ad una sua maturità effettiva e, sinceramente, viste le premesse, non l’avrei mai detto.
Questa puntata è un bel tributo a “I soliti sospetti”: poliziotti corrotti, contrabbando di diamanti e droga, con il fantomatico L.O.S., che viene definito addirittura “una storia per bambini”.
Oltre a questo, d’accordo con quanto detto da Mario, ottima puntata e serie che sta diventando molto buona!
fantastica!! secondo il mio modestissimo parere attualmente è la n.1….complimenti per il sito, molto piacevole.
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