
Da ammiratore di questa serie, mi piange il cuore all’idea di cosa Supernatural sia diventato. Nonostante questa settima fosse partita molto meglio della terribile sesta stagione, è ormai da un bel po’ di episodi che rimpiango fortemente Eva ed il Purgatorio. Pur nel loro non avere la minima profondità, almeno sapevamo chi fossero gli avversari dei fratelli Winchester e, soprattutto, li vedevamo. Arrivati al diciottesimo episodio, ci si può tranquillamente guardare indietro e vedere solo cenere e distruzione. Quanti sono gli episodi dedicati alla trama principale? Quanti, invece, sono dei procedurali senza senso e senza il minimo coinvolgimento emotivo?

Fin qui, mi ero ritrovato a pensare che anche questo sarebbe stato uno dei tanti episodi sotto la media dell’ultimo periodo. Poi, però, Garth improvvisamente mette su del cervello e riesce a far pensare ai fratelli Winchester che forse, ma dico forse, Bobby è in forma di fantasma e stia cercando di comunicare con loro. D’altronde, in che altro modo spiegare la birra scomparsa o lo spostamento della katana in questo episodio? E così si viene a scoprire che Sam ci ha già provato a contattarlo, ma senza successo.
A quel punto, ossia la fine dell’episodio, sembra proprio che se ne parlerà in un altro momento. E poi succede il finimondo: Bobby è nella stanza, ma è sotto forma di fantasma che, però, non riesce a palesarsi. Ecco, questa decisione io l’ho sinceramente trovata raccapricciante. Non che non sentissi la mancanza di Bobby, un pezzo davvero importante della serie e che ha lasciato un vuoto non facile da colmare, ma la sua morte era stata costruita brillantemente. Anzi, ci hanno poggiato su un episodio di gran classe, merce rara in questa stagione. E invece lo fanno ritornare fra di noi, vanificando non solo interi episodi, ma anche determinati aspetti dell’evoluzione dei fratelli Winchester. Messa così, la morte in questa serie ha definitivamente perso di credibilità. Forse solo Beautiful ha osato tanto.

Supernatural è ormai avviato verso una china pericolosissima, a pochi passi dal baratro. L’annata volge al termine con l’ardua capacità di superare in bruttezza la sesta stagione. L’idea di riportarci indietro alle prime due stagioni è assolutamente fallimentare perché non solo sono passati sette anni da allora, ma perché in quel periodo c’era la curiosità di conoscere i fratelli, di capire l’evoluzione stessa di un telefilm appena nato. Riproporre la stessa cosa, adesso, non solo non richiama quel senso di avventura (e tra l’altro personalmente non ho mai particolarmente apprezzato le prime due stagioni, per capirci), ma rende quanto mai evidente l’incapacità di proseguire sui passi tracciati da Kripke ab illo tempore.
Voto: 4

