
“L’invasione dei piccoli cubi. Questa mi mancava”.
Il tutto inizia con la comparsa di misteriosi, piccoli cubi neri che di per sé non rappresentano nulla. Una mattina l’umanità si sveglia e scopre che questi splendidi oggetti si sono materializzati in tutto il mondo. Com’è prevedibile dalla razza “grande utilizzatrice” per eccellenza (così la definisce Eleven), ogni cubo entra ben presto a far parte della vita comune: chi lo usa come fermacarte, chi come sottobicchiere, chi come ripiano su cui appoggiare utensili di qualsiasi tipo.
Ma la voce fuori campo di Amy ci avverte fin da subito che si tratta di una “lenta invasione”, e, soprattutto, che sarà proprio il mistero attorno a questi oggetti che decreterà la lunga sosta del Dottore nelle vite dei Pond.

E’ questo suo continuo correre senza mai fermarsi che collide con la nuova vita a cui i Pond inevitabilmente si stanno abituando: Rory e Amy hanno dei lavori, una vita sociale, e la cosa “strana” è che stanno cominciando a preferirla alle avventure strampalate vissute col Dottore.
Eleven è costretto a sopportare le giornate monotone, ripetitive, normali dei Pond (la scena in cui tenta in tutti i modi di tenersi occupato con piccoli lavoretti domestici è fantastica!) per indagare sugli strani cubi neri, che non sembrano dare segnali di vita, apparendo semplicemente come degli oggetti inanimati. Il Signore del Tempo constata così la differenza abissale che ormai si è creata tra la sua vita e quella della coppia Pond, arrivando alla conclusione che molto presto qualcosa tra loro cambierà radicalmente.
“Non sto scappando dalle cose, sto correndo verso di loro. Prima che siano divorate dalle fiamme e svaniscano per sempre”.

Capiamo così che, per quanto il Dottore si sforzi di continuare a coinvolgere la ragazza e il marito nelle sue strampalate scorribande, i due sono ormai cresciuti e pronti per smettere di fargli da compagni.
A nulla occorrono i suoi tentativi di riportarli “sulla retta via”, come quando, cercando di festeggiare “innocentemente” il loro anniversario, li trasporta in un guaio dopo l’altro (una scena di per sé non molto efficace e abbastanza frettolosa).
A questo punto, importante è la presenza del padre di Rory, Brian, che ritorna come figura cardine dopo che nell’episodio Dinosaurs on a Spaceships l’avevamo visto per lo più inserito a casaccio nel contesto dell’ennesima avventura spettacolare del Dottore. E’ la voce di Brian a fare da contraltare all’esaltazione del Signore del Tempo: abbiamo uno specchio preciso di quello che potrebbe succedere anche ai Pond nel momento in cui Eleven ricorda i suoi amici del passato: “Alcuni mi hanno lasciato, alcuni sono stati lasciati indietro, alcuni, anche se non molti, sono morti”.

“Ma come fate voi altri a resistere con un cuore solo? E’ pietoso!”.
Per quanto riguarda il summary plot, la vicenda si sviluppa più o meno come in un “normale” episodio del Dottore, con momenti davvero divertenti resi incredibilmente spassosi da un Matt Smith in formissima (ricordo su tutte la scena in cui Amy “riporta in vita” uno dei suoi due cuori con il defibrillatore).

Un incubo che si realizza per Eleven. Si tratta di creature disinfestatrici, il cui scopo è quello di sterminare la razza umana prima che questa prenda il posto che gli spetta nella colonizzazione dello spazio.
Questa parte dell’episodio, sotto certi punti di vista, è poco chiara e svolta in modo un po’ frettoloso (cosa ci fanno le “cavie” umane nel laboratorio dell’astronave?), ma sono sicuro che in futuro Moffat e collaboratori troveranno il modo di approfondire questa loro nuova creazione (soprattutto considerando l’introduzione del discorso sulla Conta).

Voto: 7/8
