
Nelle scorse recensioni era stato più volte lamentato un allontanamento di Reese e Finch, in buona parte dovuto all’ingresso di Root e Shaw tra i regular della serie. Questo distacco viene, se non colmato, quantomeno analizzato e reso centrale in una narrazione che nelle ultime puntate si era – brillantemente – dedicata più alla trama effettiva che ai personaggi (sebbene con le dovute eccezioni).
Come dicevo, quindi, largo spazio a Finch e Reese, con in mezzo quell’entità sempre più complessa ed autonoma che è la Macchina. Come rare volte sinora, infatti, Essa interviene personalmente per spingere Reese a riprendere quel lavoro che dopo la morte di Carter aveva abbandonato; il perché abbia progettato tutto questo non ci è noto, ma certo la professione del caso “Rilevante” di questa settimana non può essere una coincidenza. Che la Macchina voglia in futuro servirsi di Owen così come si serve di Root (identificata dalla Macchina come Analog Device)?

Finch, dal canto suo, non se la passa bene da un bel po’ di tempo. Negli scorsi episodi abbiamo visto come ha dato vita alla Macchina, da quali necessità essa sia scaturita. Ora, però, è sempre più conscio che la sua creatura si sta emancipando e questo potrebbe diventare un problema serio – ragion per cui egli stesso pare spaventato da tutto ciò. Eppure, nonostante le sue storture, la Macchina permette ancora loro di salvare la vita delle persone considerate Irrilevanti (ed in casi come questi, persino quelli interessanti per la Sicurezza Nazionale) e si dimostra quindi ancora un palese vantaggio.

In effetti è subito dopo questa apertura, questo lasciarsi andare, che Reese si convince. Con un nuovo abito – siamo in Italia d’altronde – ed un passaggio sul jet privato, i due ritornano allo status quo precedentemente stabilito. Sebbene questo esito fosse necessario e fondamentale per tornare alla normalità (era chiaro che non avremmo perso Reese a lungo), il dedicare l’episodio all’amicizia tra i due protagonisti è la scelta più azzeccata per riprendere in mano le redini dopo la devastazione dell’ultimo periodo.

E qui torniamo all’inizio del nostro discorso: posto che questo genio dell’informatica è necessario narrativamente per poter compiere i relativi paragoni con Finch, la Macchina che intenzione ha nei suoi riguardi? Un episodio che bisognerebbe definire come filler potrebbe in futuro rivelarsi ben più importante di quel che ci appare. Certo è che ci permette di tornare a focalizzarci sui due protagonisti per ritrovare quel Person of Interest degli scorsi anni. Ben fatto.
Voto: 8
P.S. Il film che viene trasmesso sull’aereo è “Intrigo Internazionale” di Alfred Hitchcock. Il protagonista di questo film, interpretato da Cary Grant, è un certo Roger Thornhill. Ricorda qualcuno? O meglio, qualcosa?

Volevo solo dire che la scena in cui Finch pilota l’aereo dalla sua biblioteca è la scena più trashamente figa dell’intero Person of Interest! Finch for president! Meno figa (ma sempre trash) la scritta “Benvenuti a Fiumicino”, che tra l’altro sembra fatta con una versione di Word del 1820, ma va bene lo stesso, glielo perdoniamo.
Ottima puntata comunque, ormai come struttura a me continua sempre più a ricordare X-Files, in cui ogni singolo caso era sempre un modo per fare confrontare i due protagonisti e far evolvere il loro rapporto. Dopo gli eventi degli altri episodi, ora l’equilibrio sembra essersi ristabilizzato. Vediamo che succede dalla prossima.
P.s.: è tornata la fantastica programmazione CBS… altre due settimane di pausa, poi un episodio e poi un’altra settimana di pausa!
a me l’ episodio non ha fatto impazzire, sinceramente succede tutto troppo veloce, tutto troppo semplice e il caso non mi ha suscitato particolare interesse io gli darei un 6+
Dopo tanti episodi pazzeschi ci sta un episodio un pò così però la cosa che a me fa più dispiacere è che in tutto sono stati due gli episodi ad avermi perfino annoiato in poi uno della prima e questo.
Ho fatto il commento come risposta perchè quoto al 100% l’ ultra trash del cartello Benvenuti a Fiumicino XDXDXDXD
Uno dei segreti del successo e della bellezza di questa serie è il sapere piazzare l’episodio giusto al momento giusto.
Di per se questo episodio non è fenomenale come quelli che lo hanno preceduto ma il contesto nel quale è stato inserito lo rende altrettanto soddisfacente per lo spettatore.
Reese ritorna in pista dopo una bellissima costruzione della sua fuoriuscita ed un altrettanto bellissima costruzione del suo rientro. La macchina si evolve contiunamente e il suo infilarsi nelle pieghe delle dinamiche Finch-Reese non è affatto banale o scontato ma anche qui costruito benissimo. Il caso di giornata attinge fondamenta dalla realtà e l’entrata prpotente di un caso relevant è fatta con raffinatezza ed originalità.
Insomma non ha quasi più senso parlare dei singoli episodi perchè person of interest sembra sempre più un film a 23 puntate ogni anno e questo è semplicemente qualche cosa che solo i fenomeni come Nolan e pochi altri possono garantire.