Scandal ritorna dopo la lunga pausa invernale con una puntata ricchissima di avvenimenti che conferma l’alto tasso d’intrattenimento della serie.
L’episodio prende forma dall’intreccio delle due linee narrative che da sempre costituiscono la doppia anima della serie: quella politica e quella sentimentale.
Se la relazione tra Olivia e Fitz è stata ed è inevitabilmente il perno attorno al quale ruotano tutti gli avvenimenti della serie, va però rilevato come questa inizi a mostrare segni di stanchezza dovuti al continuo reiterarsi delle medesime situazioni e dinamiche; al contrario, la trama più propriamente politica mostra in questo episodio un’ottima capacità di rinnovarsi pur rimanendo all’interno degli schemi narrativi che hanno fatto la fortuna della serie.
Sul versante politico assistiamo infatti nuovamente, come nella migliore tradizione dello show, a una serie di ribaltamenti delle posizioni e delle alleanze tra i personaggi, che si pongono come diretta conseguenza degli avvenimenti mostrati nel midseason finale: spiccano in questo senso la decisione definitiva da parte di Sally Langston di candidarsi alle presidenziali pur mantenendo la carica di Vice President, e il ritorno di Olivia a capo dell’ufficio stampa del Presidente.
“I did not murder my husband, Leo. The Devil murdered my husband when he snuck inside me.”
Ciò che più funziona sono però gli eventi che ruotano intorno all’omicidio di Daniel Douglas Langston da parte della moglie Sally, vero motore della narrazione in grado di dar vita a una serie di ricatti, sotterfugi e doppi giochi che da sempre costituiscono l’essenza e il vero punto di forza di Scandal. Il coinvolgimento di Cyrus nell’omicidio di Langston porta infatti alla costituzione di due schieramenti: quello “ufficiale”, che vede Olivia e Cyrus uniti contro Sally, al quale si contrappone una sorta di schieramento “ombra” che vede Cyrus e Leo Bergen ricattarsi e allo stesso tempo coprirsi a vicenda al fine di evitare che la verità venga allo scoperto. È in questo senso emblematica la scena che vede protagonista la dottoressa che ha compiuto l’autopsia del cadavere di Langston, in cui Cyrus, tramite Quinn e Charlie, impedisce ai Gladiators inviati da Olivia di conoscere la vera causa della morte di Langston. A questi si aggiunge inoltre un terzo schieramento, composto nuovamente, come ai tempi dello scandalo elettorale, da David e James, che dopo vari ripensamenti sembra ormai deciso a tradire il marito definitivamente: in quest’ottica risulta ben più pericoloso di Olivia non solo per le maggiori informazioni di cui è in possesso, ma soprattutto per il legame affettivo che lo lega a Cyrus: “He thinks he doesn’t have a weakness. But he does. Me.”
“I know all his secrets. I know where every body is buried, and the greatest weapon I can use against him calls me ‘Dad’.”
Alle parole di James fanno eco le minacce rivolte daEli Pope a Olivia e al Presidente le quali hanno il merito, oltre che di regalarci un intenso scambio padre-figlia, di contribuire a rendere ancora più precaria la posizione di Fitz, già minata dalla candidatura di Sally e dal ritorno delle voci riguardo una possibile storia tra lui e Olivia abilmente rimesse in circolazione da Bergen. In questa prospettiva risulta particolarmente efficace la scelta di mostrare sul finire dell’episodio, con un magistrale colpo di scena, la nascita di un’alleanza proprio tra Bergen e l’ex capo della B613, segno della precisa volontà da parte degli autori di mantenere alto il ritmo della narrazione.
“You are not resigning. I refuse to accept your resignation. You can’t leave me.”
Se il nuovo arco narrativo che ruota attorno a Sally Langston si dimostra all’altezza dei precedenti e promette interessanti sviluppi, lo stesso non si può dire per quello più propriamente sentimentale: il continuo tira e molla tra Fitz e Olivia, uniti da un rapporto a tratti morboso, inizia infatti a essere sempre più forzato e pretestuoso oltre che estremamente ripetitivo. Non contribuiscono a migliorare la situazione il ritorno di Jake nei panni del finto fidanzato di Olivia, né tantomeno l’ingresso del governatore Andrew Nicholson, che scopriamo essere da tempo innamorato di Mellie e il cui unico scopo sembra quindi quello di complicare ulteriormente le dinamiche sentimentali tra i personaggi.
Pur essendo lontano anni luce dalla raffinatezza e complessità di narrazione di altri political-thriller, a cui pure Scandal sembra strizzare l’occhio (ogni riferimento ad House of Cards (non) è puramente casuale: si vedano a questo proposito la diabolica figura del Vice President ma anche lo scambio di messaggi in sovraimpressione tra la giornalista e James), l’episodio intrattiene e coinvolge, ponendo le giuste basi per un’ottima seconda parte di stagione.
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