
La qualità di una serie tv si giudica da molti aspetti diversi e la scrittura, che ne è anima fondamentale, raggiunge le sue vette quando riesce a prestarsi a tanti livelli di interpretazione da generare riflessioni e costruire una mitologia; se quella di Fargo è una mitologia dicotomica, che parla del bene contro il male, allora la lettura che se ne può fare passa attraverso non soltanto gli eventi, ma anche le diverse facce che questi poli opposti assumono nel dipanarsi della narrazione.
We all got a role to play. You need to take my example. Be a leader. This is our time. No such thing as men’s work, women’s work anymore. We got just as much right to.

Un male così radicato che intesse così profondamente i legami e gli affetti, senza dare possibilità di scelta o di fuga: lo si abbraccia totalmente e lo si interiorizza fino a illudersi di dominarlo (come Floyd) oppure lo si contrasta, rischiando di venirne schiacciati. Anche la dimensione casalinga della vita dei Gerhardt, così rassicurante a una prima impressione, diventa una debolezza imperdonabile che va in frantumi inevitabilmente, come il vaso di frutta durante la sparatoria, spezzando l’illusione di serenità e continuità tanto perseguita da Floyd.
Twas brillig, and the slithy toves/Did gyre and gimble in the wabe/All mimsy were the borogoves/And the mome raths outgrabe (Lewis Carroll, Jabberwocky)

Ohanzee è l’altra personificazione di questa inesorabilità (come se in questa stagione il personaggio di Lorne Malvo di Billy Bob Thornton fosse stato diviso in due, sviluppando autonomamente due delle sue sfumature in caratteri diversi), un male che non si ferma mai davanti a nulla, ineluttabile e invincibile, vero e proprio “braccio armato” del caos più che suo ambasciatore. Un male che non chiede ragioni e riflessioni, come una macchina perfetta dalla carica di moto perpetuo. Il suo ruolo, ancora di più in questo episodio, è quello di una sorta di deus ex machina che chiude il corso degli eventi, risolutore, letale.
You ask me how come I buy all these magazines? It’s because I’m living in a museum of the past.

Un tipo di male che è un po’ il male di una certa epoca, un male borghese e moderno soprattutto americano, difficile da contrastare perché così subdolo e inconsapevole di se stesso.
Life’s a journey, and the one thing you don’t do on a journey is stay in one place, right?

But now, now I must bid you all adieu, admonish you to watch your proverbial butts, for I shall be back with the sledgehammer of justice, prepared to lay Joseph waste on these four walls!

Nel caso di Lou e Karl è la guerra, che si attacca alle vite di chi l’ha combattuta infestandone i sogni e la vita e proliferando, come il tumore di Betsy. Un ricordo incancellabile di puro male che alimenta malesseri e sensi di colpa, ma che può essere anche fonte di risorse inaspettate. L’assedio alla stazione di polizia – topic fondamentale del cinema d’azione e situazione di stallo potenzialmente senza altra via d’uscita che la violenza – si risolve qui in modo fluido e ragionevole grazie alla capacità di empatizzare, di tirare fuori le proprie risorse non solo di coraggio ma anche di ragionevolezza.

Fargo arriva al sesto episodio intrecciando alla perfezione tutte le storyline in un racconto corale che rende giustizia alla mitologia che ne pervade lo spirito. “Rhinoceros” segna un picco qualitativo all’interno di una serie che è già, senza ombra di dubbio, una delle cose migliori del panorama seriale di questo autunno.
Voto: 9

riuscire a caratterizzare in questa maniera ogni personaggio… è arte. non c’è un protagonista, il caos e tutto ciò che investe rende tutti protagonisti e tira noi all’interno dello schermo per vivere queste turbinio di scelte logiche e…illogiche.