
Unico motore (im)mobile della storia continua ad essere ovviamente Ash, ma in questi due episodi si percepisce la volontà degli autori di non limitarsi al rispolvero di una vecchia icona anni Ottanta: grazie al maggior spazio di manovra garantito dalla serialità, il protagonista viene presentato al pubblico come antitesi dell’eroe (americano) contemporaneo.

La sequenza del trip allucinogeno è, da questo punto di vista, cruciale. Quella che, in altri contesti, sarebbe stata la svolta più importante per il protagonista, costretto ad affrontare i propri demoni interiori e a raggiungere una piena consapevolezza di sé, qui assume i contorni di una fantasmagoria pop in cui l’inconscio di Ash, tra la sigla di Charlie’s Angels, copertine di Playboy e immagini di incontri di wrestling, è la summa dei valori del redneck americano medio, attratto da violenza grafica e donne facili. Quando i deliri di Ash prendono corpo nella città di Jacksonville, inoltre, quella che per tradizione sarebbe l’epifania del protagonista viene qui ironicamente disinnescata: il collegamento alla trilogia originale sottolinea la diretta responsabilità di Ash nel risveglio delle forze del Male e nella morte dei suoi amici, ma a risvegliarsi nella sua mente sono solo i ricordi di quando poteva bere birra con entrambe le mani.

Ash si riconferma quindi un eroe grottesco dalle triviali ma granitiche certezze, un personaggio vecchio che si adatta alla modernità senza snaturare se stesso (l’upgrade della mano di metallo risulta estremamente chiaro in quest’ottica) e che riesce ad imporsi sul Male grazie al rifiuto completo della logica. Lo stesso distacco dalla razionalità per affrontare il paranormale sembra muovere l’ammazza-demoni interpretata da Lucy Lawless, personaggio dalle intenzioni ancora incerte ma il cui ruolo è inserito appieno nei canoni della saga (Ash uccise i suoi parenti nel secondo capitolo cinematografico), a dimostrare come le intenzioni di Raimi e soci siano non solo omaggiare il materiale narrativo di partenza ma renderlo parte integrante dello sviluppo della serie.

La furia iconoclasta di Ash VS Evil Dead non sembra dunque conoscere limiti e regala agli spettatori una delle serie più intelligenti e divertenti del momento, che con umiltà produttiva e tematica riesce a imporsi come valida alternativa alle serie horror mainstream a lei affini.
Voto 1×04: 8
Voto 1×05: 8
