American Crime – Stagione 3 Episodi 5-7 1


American Crime – Stagione 3 Episodi 5-7A meno uno dalla fine, American Crime si prepara a concludere una stagione sorprendente, sempre in linea con lo stile crudo del passato, ma un po’ più ambiziosa per temi e costruzione narrativa, a tratti sperimentale, e piena di piccole caratteristiche che si avvicinano molto a dei difetti.

John Ridley ci ha abituati a una serie antologica, partendo da un grande evento/tema e seguendo la cascata di conseguenze che ne derivano; tutti i personaggi erano coinvolti da quel fatto e tutte le storyline secondarie nascevano da una costola di quel crimine americano che cambiava ogni anno. Cosa succede però se l’evento principale non è più qualcosa di singolo (come l’omicidio della stagione uno e lo stupro della due), ma qualcosa che succede quotidianamente a milioni di persone diverse tra loro? La terza annata di American Crime cerca di dare una risposta a questa domanda, scegliendo come soggetto i lavoratori sfruttati di tutta l’America: raccoglitori di pomodori, prostitute, tate, ma si potrebbe continuare l’elenco all’infinito.
Aver messo sullo stesso piano omicidi, stupri e sfruttamento sul lavoro fa capire immediatamente l’opinione del creatore Ridley sull’argomento: questa scelta è già una dichiarazione molto forte, una denuncia, anche se tramite mezzo televisivo, ad un sistema sottovalutato a causa di grandi interessi economici. La terza annata dello show sta assumendo dei forti connotati politici, molto più delle stagioni precedenti – anche a causa dei cambiamenti in America post 8 novembre, data delle ultime elezioni. È chiaro l’intendo di Ridley di collegarsi alla stretta attualità: l’autore ha basato gran parte della sua produzione su temi etici e in questo caso sembra che voglia andare anche oltre, non smuovendo solo la coscienza delle persone, ma lanciando un vero e proprio messaggio politico, che possa avere conseguenze sulla vita delle persone.

American Crime – Stagione 3 Episodi 5-7Per fare ciò è essenziale aprire la visuale ad un bacino eterogeneo e nutrito di persone, modificando, di fatto la struttura del suo show: l’immigrato messicano, la giovane prostituta bianca, la tata haitiana sono tutte vittime dello stesso crimine e meritano la stessa attenzione davanti alla macchina da presa. La frammentazione che sembra caratterizzare questa stagione ci permette di dare la giusta attenzione a tutte le piccole realtà che vanno ad alimentare il fenomeno dello sfruttamento, e che se ci fossero state presentato tutte insieme avrebbero perso potenza. Il cambio – drastico – di personaggi che ha caratterizzato gli episodi 5, 6 e 7 va letto in questo modo e, inoltre, stimola l’attenzione dello spettatore, di fronte ad uno show che propone un intrattenimento impegnato tutt’altro che leggero. L’uscita di scena di Luis e l’entrata di Gabrielle cambiano lo scenario, così come il distacco tra Shae e Kimara e la morte della ragazza, mettendoci di fronte ad una metà di stagione che sembra quasi staccata dalle puntate precedenti, ma che non lo è affatto.

Il punto debole della rivoluzione che ha interessato gli ultimi tre episodi sta nel fatto che la stagione non ha una vera e propria trama principale come invece era successo in passato e i personaggi non riescono ad essere interiorizzati dal pubblico perché li ha incontrati per la prima volta da poco e subito gli sono stati tolti. Appurato che Ridley abbia voluto raccontare delle storie del genere non per spettacolarizzare l’attualità ma per far riflettere, ci si deve chiedere se questo utilizzo dei protagonisti sia efficace o se il voler sperimentare troppo abbia prodotto uno show molto a fuoco su certi aspetti, tralasciandone del tutto altri; la risposta non è per niente ovvia. John Ridley avrebbe potuto seguire due percorsi: una prima strada in cui umanizzava fortemente i personaggi, facendoceli conoscere a fondo e personalizzando la loro situazione di schiavi moderni, e una seconda, in cui un gran numero di situazioni ci venivano proposte, tante da non darci il tempo di preoccuparci per il singolo caso, ma facendoci subito capire le proporzioni del fenomeno. Ridley ha scelto il secondo metodo, che più si adattava allo scopo con cui si è approcciato a questa annata dello show.

American Crime – Stagione 3 Episodi 5-7Restando in tema personaggi, non si può non notare un altro particolare che fa capire la complessità di questa annata di American Crime, prodotto unico non solo rispetto alla rete che lo trasmette, ma anche nel panorama televisivo del momento: la varietà delle situazioni raccontate – come già detto in precedenza – e la molteplicità dei punti di vista sono due caratteristiche principali dei capitoli cinque, sei e sette della terza stagione. John Ridley decide di dare voce non solo alle vittime, ma anche ai colpevoli, per la prima volta palesi; il ragionevole dubbio che proteggeva i “cattivi” delle stagioni precedenti ora manca, con l’esplicitazione di chi ha commesso cosa – sappiamo chi ha ucciso Teo e Shae e di chi è la colpa del rogo della roulotte. Questo non impedisce all’autore di raccontare la loro storia in tutte le sue sfaccettature: accanto a Shae e Gabrielle troviamo JD e la sua famiglia, rea di aver sfruttato immigrati – ma non solo – nei loro campi di raccolta. In questo modo si apre uno spazio anche per le vittime collaterali, come Jeanette, interpretata da una sempre ottima Felicity Huffman, che, in linea con il cambiamento di personaggi di questo trittico di episodi, nella sua fuga/distaccamento dalla famiglia entra in un altro scenario altrettanto interessante. Raccontare la storia di questo personaggio sembra quasi irrispettoso nei confronti di chi schiavo sul lavoro lo è veramente, ma aiuta a capire l’effetto domino che certi comportamenti criminali hanno anche su persone che non hanno niente a che fare con questi.

Per tali motivi la terza stagione di American Crime è la meno coinvolgente, ma è quella che ha il fine più alto delle tre, puntando il riflettore su un problema tanto diffuso quanto normalizzato. Il tema dello sfruttamento dei lavoratori avrà poco appeal sul pubblico – e il calo drastico di spettatori ne è la prova –, ma offre ancora tanti spunti di riflessione proprio per il suo forte legame col presente. Il messaggio che Ridley ci ha voluto trasmettere è già arrivato forte e chiaro, ma è altrettanto ovvio che il palcoscenico da cui lo sta lanciando non sia adeguato: l’ottavo e ultimo episodio chiuderà una stagione di altissimo livello, che, su un altro canale, avrebbe fatto la storia.

Voto 3×05: 8
Voto 3×06: 8
Voto 3×07: 8+

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)


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Un commento su “American Crime – Stagione 3 Episodi 5-7

  • Travolta

    Se c’e’ stato calo di spettatori ne sono davvero molto dispiaciuto.
    Per me anche questa terza serie e’ una grandissima serie Tv che tira dei cazzotti violenti ma reali in faccia al telespettatore e concordo appieno con i tuoi voti finali .