Feud – 1×08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends? 1


Feud – 1x08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends?Fair youth, beneath the trees, thou canst not leave

thy song, nor ever can those trees be bare;

bold Lover, never, never canst thou kiss,

though winning near the goal – yet, do not grieve;

she cannot fade, though thou hast not thy bliss,

for ever wilt thou love, and she be fair!

Ode on a Grecian Urn – John Keats

Quando, dopo l’exploit di American Crime Story, si era parlato di un nuovo Ryan Murphy, diviso tra prodotti di alto profilo ed altri – come Scream Queens – più divertiti, anche se non proprio riusciti, si immaginava che Feud avrebbe fatto parte di questa seconda categoria: il presupposto, infatti, era di avere a che fare con una serie piacevole, che avrebbe posto l’accento sulle piccolezze umane di due donne rese eterne dal cinema, ma che, oltre la celluloide che le ritraeva sullo schermo, avevano dato vita ad una pressoché eterna faida personale. Insomma, ciò che ci si sarebbe aspettati era un’attenzione rivolta soprattutto alle sfuriate tra le due grandi attrici, supportate dal fatto che ad interpretarle c’erano due altrettanto grandi professioniste come Jessica Lange e Susan Sarandon. Poi è arrivato Feud a portarci ancora una volta fuori strada.

Se guardiamo alla carriera di Ryan Murphy, la prima cosa che si nota è un certo eclettismo: lo sceneggiatore/produttore, infatti, ha avuto modo di spaziare in più campi diventando negli ultimi anni, a partire dall’enorme successo rappresentato da Glee, uno dei nomi più importanti ed impegnativi attualmente in televisione (nonché praticamente autore della metà delle serie della FX). Il suo stile è sempre riconoscibile: tanto American Horror Story quanto Feud condividono, infatti, un certo gusto per il camp, per certe patinature che si sono rivelate particolarmente riuscite proprio quando tratteggiano l’America degli anni d’oro (non è un caso che, limitatamente al profilo estetico, la quinta stagione di American Horror Story sia la più riuscita). Ci sono però altri temi che hanno contraddistinto i suoi prodotti e Feud, in questo, rappresenta il modo più maturo in cui è riuscito a portarli sullo schermo.

Ci sono, in verità, una infinità di spunti dati da questa serie, ma sono tre i grandi ambiti nei quali la scrittura autoriale è sembrata farsi più coerente e centrata. Feud è, nell’ordine, la storia di due donne che invecchiano ad Hollywood. A partire da questa sintetica quanto semplice frase, Murphy ed i suoi – sarebbe infatti ingenuo ed ingiusto limitare tutto solamente a lui – hanno avuto modo di scendere nel più intimo dell’animo umano: donne, dunque, alle prese con un invecchiamento che non solo non sanno personalmente gestire, ma che non è perdonato loro dal sistema cinematografico. A partire da una faida personale tra Bette Davis e Joan Crawford, la serie si inoltra sempre più in profondità mostrando come, alla fine, non si possa parlare semplicemente di antipatia tra due persone. È qualcosa di molto, molto più acuto ed umano.

What do you know about survival?

Feud – 1x08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends?Joan Crawford è una donna ubriaca, triste, sola. È così che l’ultimo episodio si apre: la grande diva del cinema americano, la donna che ha fatto sognare milioni di uomini e donne per la sua straordinaria bellezza è stata ormai abbandonata da tutti. Abbandonata, beninteso, anche per il suo carattere a dir poco difficile che l’ha sempre spronata ad essere la migliore e a cercare di calare un’ombra su tutte le donne che potessero, per lei, rappresentare un problema o una sfida. La sua vita è ora scandita da una reclusione sempre più acuta, con l’incapacità di riconoscersi per quella bellissima donna che è stata.

Hollywood è il luogo dei sogni, è dove la magia si crea; ma se per lo spettatore questo si limita alle due ore (o poco più) della durata di un film, per chi vi lavora nel dietro le quinte Hollywood è una macchina ingenerosa, una struttura diabolica pronta a divorare il talento e a spolparlo finché non può passare al prossimo. Joan Crawford si è a tal punto immersa in questa realtà che ormai si identifica del tutto con il personaggio che si è costruita: non c’è più Lucille Le Sueur, identità che ha cercato con tutte le sue forze di annichilire, c’è solo Joan. Cos’è Joan senza Hollywood? Si tratta di una realtà creata solo per gli altri, attraverso i cui giudizi ella può nutrirsi e continuare a vivere. Ma quando sui giornali le foto diventano impietose, quando i giudizi sui propri film diventano offensivi e quando è costretta a scrivere ricette e consigli di vita per sostenersi, ecco, lì Joan Crawford muore.

Non è un caso che seduti a quel tavolo immaginario, l’ultimo disperato grido di normalità per la donna, ci siano Hedda e Jack Warner: stampa e produzione sono i due pilastri su cui si regge Hollywood e contro cui Joan ha dovuto combattere durante tutta la sua carriera. Entrambi rappresentano ciò che l’ha sfruttata e sfidata, le due forze che hanno fatto di tutto per distruggerla e che ora l’hanno condotta ad una vecchiaia di tristezza e rimpianti. Joan era destinata a diventare una diva e non si è mai tirata indietro, ha compiuto tutti i sacrifici richiesti (terribile la confessione di essersi fatta estrarre i denti per accentuare gli zigomi), ma questo non è bastato. La serie in passato ha già più volte sottolineato come le richieste per apparire sul grande schermo siano state una macchina di infelicità, soprattutto ai danni delle donne, le quali dovevano rispondere a massacranti e crudeli bisogni. Joan, finché ha potuto, ha sguazzato in questo mondo rendendolo il proprio e così soddisfacendo i suoi più intimi bisogni egocentrici, ma il suo ultimo sipario è calato con una partecipazione ad un film imbarazzante per la sua gloriosa carriera.

– That’s it? 50 years in show business and they give her two seconds.
– That’s all any of us will get.

Feud – 1x08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends?Allo stesso tempo, Bette Davis vive l’invecchiare e la penuria di opportunità gettandosi in pilot televisivi continuamente rifiutati, in show sgradevoli e partecipazioni a late show grazie ai quali si costruisce il personaggio di una donna rude, una leonessa dalla voce roca e dalla stilettata sempre pronta. Non è solo questo il suo invecchiare, però: la figlia non ha più alcuna intenzione di perdonarle il carattere né la tendenza a bere. La sua carriera è finita, ne è forse consapevole ma non per questo ne è meno offesa ed oltraggiata. La sensazione che domina è che fosse destinata a qualcos’altro, ad una seconda possibilità che – in parte – le è stata strappata via da Joan e dall’Oscar non vinto.

Lo esprime la stessa Bette Davis nei confronti di quella Katharine Hepburn che non ha mai smesso di lavorare. Bette non riesce a vedere la differenza tra le loro due esperienze – nonostante le venga fatto notare che “she didn’t waste her talent” – e l’unica risposta che riesce a porre, l’unica reazione che riesce ad avere è confidare almeno in un amore da parte della figlia che, in realtà, non c’è più da tempo. La frattura tra le due è ormai diventata insanabile e Bette, anche se ha subito in maniera forse meno virulenta il rifiuto di Hollywood nei suoi confronti, non può che abbandonarsi ad una cupa disperazione, ad un Margarita alle undici del mattino.

I wish I’d been a friend to you.

Due donne, dunque, nella stessa identica situazione. Due donne che in un’altra vita si sarebbero date manforte, si sarebbero aiutate e fatte compagnia a vicenda. Eppure non riescono nemmeno a parlare al telefono: qual è dunque la ragione alla base di tutto questo odio?

Murphy non dà una risposta univoca: egli è ben consapevole che addossare tutto a cause esterne sarebbe stato comunque ingiusto. Certo è, come abbiamo visto negli scorsi episodi, che sulle differenze tra queste due grandi attrici ci han giocato un po’ tutti, ci hanno letteralmente costruito il marketing di What Ever Happened to Baby Jane?; la stessa Bette Davis ha poi deciso di portare avanti sino alla fine quel gioco delle parti, coerentemente col proprio personaggio, fino a quella telefonata caustica per commentare la morte di Joan. Hollywood non solo ha sfruttato ciascuno di loro singolarmente con grande violenza, ma ha persino creato dopo la loro esperienza un genere cinematografico, quell’hagsploitation che è stato però irripetibile. Joan e Bette sono diventate dei pupazzi, delle marionette girate e svuotate perché incapaci di reagire a quelle angherie e così giungere ad una propria riaffermazione. Così, la loro speranza di diventare amiche al termine di Baby Jane si è rivelato un colossale fallimento.

Feud – 1x08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends?Non si può, tuttavia, nascondere che entrambe ci hanno messo del loro: stiamo parlando di due donne rese profondamente insicure dal sistema nel quale vivevano, ma ciascuna con più di una mancanza personale profonda. It was never enough” del settimo episodio è il momento più intenso e risolutivo dell’intera stagione: su questo filone le due si sono torturate a vicenda fino al clamoroso quanto imbarazzante caso degli Academy Awards. Feud è molto più gentile di Mommie dearest, il libro scritto dalla figlia di Joan Crawford – di cui si parla anche nella serie –, ma non si è comunque tirata indietro dal mostrarci queste due grandi donne sotto una luce che ne ha rivelato le umane debolezze.

Nel sogno che chiude la vita di Joan Crawford, Murphy inserisce tutta la sua poetica: i film, così come l’urna greca di Keats citata all’inizio, rendono i volti eterni, i loro sguardi ed i loro sorrisi verranno ricordati per sempre. Ancora oggi parliamo di queste due dive e lo faremo chissà per quanto tempo ancora; eppure è questa una consolazione per loro? Murphy muove un vero e proprio stato d’accusa nei confronti di una macchina che distrugge le proprie vittime con la promessa di una eternità futura. Come una novella religione pagana, il cinema (e probabilmente anche la televisione, ai giorni nostri) si alimenta di dolore e di pianti, crea e disfa con una velocità impressionante ignorando ciò che lascia indietro con la terribile complicità di chi ne è fruitore. La grandezza di Murphy è tutta qui: critica il sadismo dello spettatore in una serie che avrebbe dovuto divertire lo spettatore per il sadismo contro le proprie protagoniste.

Non si può, tuttavia, volgere al termine di quest’ultima recensione della prima stagione senza parlare dell’altra grande potenza che ha retto in piedi questa straordinaria serie: ci riferiamo alle due dive moderne, a quelle Jessica Lange e Susan Sarandon senza la cui intensità e capacità probabilmente Feud non avrebbe mai retto le richieste della scrittura autoriale. Se la seconda aveva indubbiamente dominato, con la sua Bette, la prima parte di stagione assecondando tutte le particolarità e bizzarie dell’attrice, Jessica Lange ha fatto propria l’intensità più drammatica di Joan. Il suo calvario verso la morte è stato di una potenza unica e devastante, una violenza emotiva che traspariva da ogni singolo sguardo; ne è dimostrazione l’obiettiva bellezza delle scene d’abbandono che annunciavano la morte di Joan. Le due attrici hanno confermato la loro straordinaria capacità: ne sentiremo parlare, salvo scandali, alle nomination per i prossimi premi.

Feud – 1x08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends?Feud cala dunque il sipario sulla prima stagione: il prossimo anno si parlerà di Diana e Carlo d’Inghilterra, un tema in apparenza molto diverso da questo e che ha già fatto storcere il naso ai più. Dopo le ultime esperienze televisive, però, abbiamo ormai imparato che Ryan Murphy può davvero stupirci e l’ultimo anno e mezzo è qui per dimostrarcelo. E così Feud rappresenta la summa personale di Ryan Murphy, l’epitome del suo pensiero e della sua arte. Con “You Mean All This Time We Could Have Been Friends?” si chiude una serie superba che ha incantato per bellezza, passione ed intensità e che dimostra, ancora una volta, come una grande scrittura ed un’intensa recitazione possano dar vita ad un vero gioiello.

Voto 1×08: 9 ½
Voto Stagione: 9 ½

P.S. Tutti gli accenni a Faye Dunaway non sono casuali: l’attrice interpreterà davvero, nel 1981, Joan Crawford in Mommie Dearest, la trasposizione cinematografica della biografia di Christina Crawford. E siamo certi che Bette avrebbe avuto ragione: Joan non avrebbe di certo gradito.

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.


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Un commento su “Feud – 1×08 You Mean All This Time We Could Have Been Friends?

  • annamaria

    Che splendida, splendida, splendida serie!
    Davvero un gioiello.
    E bravissimo anche il recensore, ma del resto Feud ispira.