The Handmaid’s Tale – 1×07 The Other Side 1


The Handmaid’s Tale – 1×07 The Other SideIl finale di “A Woman’s Place”, tanto inaspettato quanto di impatto, ha sicuramente ridefinito il modo in cui lo spettatore si approccerà alla serie di Bruce Miller d’ora in avanti. Dopo tanta crudeltà e ingiustizia nei confronti della protagonista, delle donne e della società, la rivelazione che sconvolge June ha la forza e l’esplosività di una speranza inattesa, un grido di sfogo nel silenzio a cui i personaggi, volenti o nolenti, sono costretti.

Se, infatti, i primi episodi dello show di Hulu sono serviti, oltre a presentarci il dramma dell’ancella di cui si racconta la storia, a costruire e a far conoscere un ambiente distopico tanto surreale quanto non così incredibile a noi contemporanei, con “The Other Side” è evidente la scelta di cominciare a cementificare una trama orizzontale di più ampio respiro, che possa uscire dai confini di casa Waterford e della repubblica di Galaad. Lynn Renee Maxcy (scrittura) e Floria Sigismondi (regia) ci accompagnano, dunque, nel viaggio di Luke verso il confine, un percorso di dolore e di ricordi che occupa tutto questo sesto episodio, il meno ispirato e interessante della stagione, ma sicuramente quello di cui si sentiva più il bisogno arrivati a questo punto della storia.

I promise you, we’re gonna be all right.

The Handmaid’s Tale – 1×07 The Other SideLa grande sicurezza di questo segmento narrativo è, senza dubbio, la buona interpretazione di O. T. Fagbenle che, anche se non supportata da una densità di trama adeguata, riesce a trasmettere in modo chiaro e sentito la drammaticità della separazione che ha dovuto affrontare il suo personaggio. È soprattutto attraverso i silenzi di cui si compone l’episodio – e la serie stessa – che emerge il dolore di Luke, un marito e un padre che ha fallito nel compito di proteggere la propria famiglia e che tuttavia, quasi egoisticamente, riesce a salvarsi rifugiandosi in Canada. C’è da dire che la distopia religiosa di The Handmaid’s Tale non fa sconti ai personaggi dello show, che sono continuamente messi alla prova e privati di ciò che più sta loro a cuore – dallo strappare una figlia ad una coppia di genitori, al distruggere la dignità e l’integrità, fisica e mentale, di una donna, trasformandola in merce di scambio al centro di commerci internazionali.

“The Other Side” è, quindi, un episodio a due volti – come accennato sopra – ed esprime in questa dualità tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Se, infatti, giunti ben oltre il giro di boa della prima stagione, e con una seconda confermata, si sentiva l’estrema necessità di esplorare una sezione narrativa alternativa e, in un certo senso, liberatoria rispetto all’insostenibilità visiva delle vicende che affliggono June, dall’altro lato cinquanta minuti poco sostanziosi completamente dedicati a Luke possono sembrare effettivamente troppi, visto e considerato che la scena finale – che mostra dove l’uomo si trova nel presente in cui è ambientata la trama principale – viene dopo un salto temporale di tre anni rispetto alla fuga. Certo, è importante che i diversi universi temporali su cui si dipana il racconto, e a cui lo show ci ha abituato – anche attraverso i flashback –, collidano quanto prima per favorire il proseguimento della storia nel presente narrativo, ma il rischio di un episodio così strutturato è quello di risultare, a conti fatti, una parte di racconto che aggiunge pochissimo alla totalità della stagione, non un filler ma quasi. Agli autori, nei prossimi episodi, il compito di smentire questa sensazione che la visione non riesce ad eliminare mai del tutto.

I love you so much. Save Hannah.

The Handmaid’s Tale – 1×07 The Other SideRispetto al resto della puntata, non v’è invece il minimo dubbio sul grande impatto emotivo della scena che la conclude: il famoso messaggio di June arriva ad un Luke molto diverso da quello che ha affrontato il suo personale viaggio all’inferno cercando di avere salva la pelle. L’uomo pare essersi costruito una nuova vita a Little Toronto ma il ricordo dei giorni bui che ha affrontato tre anni prima è ancora limpido nella sua memoria; non per niente sembra essere impegnato anche a distanza nella lotta al totalitarismo di Galaad e nel tentativo estremo di salvare quante più persone possibili dalla crudeltà della teocrazia. Quelle poche, ma significative, parole scritte da June rappresentano la consapevolezza di non aver del tutto fallito nel suo ruolo di padre e marito ma, anzi, che esiste ancora una flebile speranza per la sua famiglia. Il primo piano finale che la Sigismondi dedica a Fagbenle sembra non appartenere neanche a The Handmaid’s Tale tanto è carico di positività e fiducia nei confronti del futuro, un futuro che i personaggi finora avevano visto completamente buio e privo di luce.

“The Other Side” è un episodio tutto sommato buono e godibile, che sopperisce ad una carenza di trama e ad un generale calo di interesse progressivo nei confronti delle sorti di Luke con una regia ispirata e un confronto passato-presente attraverso il sistema dei flashback, ormai intrinseco allo show ma mai fine a se stesso. In generale si può dire che tirare il fiato dalla cruda rappresentazione dello status in cui è costretta June, sebbene si spera solo per questo episodio, non può non essere una buona idea, anche in vista di un finale di stagione sempre più vicino.

Voto: 7 –

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Un commento su “The Handmaid’s Tale – 1×07 The Other Side

  • Ellis

    Ottima recensione, che sintetizzo in un tre parole: Che puntata noiosa!
    Davvero non se ne sentiva la necessità. Una narrazione pedante e banale, vista e stravista, di una fuga da un sistema totalitario.
    Passiamo oltre