
Quando i passaggi goffi e incompiuti si fanno più consistenti, però, anche un pubblico comprensivo e affezionato come quello whovian inizia a spazientirsi. La linea che separa il “non quadrare” dal “non funzionare”, d’altra parte, è molto sottile, e le due dimensioni finiscono spesso per sovrapporsi. Questo è esattamente quello che succede con “The Lie of the Land”, un episodio pieno di cose che non soltanto non quadrano, ma anche e soprattutto non funzionano, in un mix di spunti interessanti ma purtroppo gettati alle ortiche, situazioni senza senso e storie mal riciclate.
Ultimo di una trilogia che sembrava poter dare una svolta a questa stagione così sottotono, il capitolo conclusivo del ciclo dei “Monks” delude perché, nonostante le buone intenzioni, risulta manchevole e confuso, e dà l’idea di essere soltanto la brutta copia di momenti ben più riusciti del passato della serie. Pensiamo ad esempio al (già di per sé controverso) finale della terza stagione o al bellissimo “Turn Left”: la condizione in cui si trova Bill all’inizio della puntata ricalca, nello stile e nei contenuti, quella di Martha e Donna nei rispettivi episodi. La sequenza del sacrificio della ragazza ricorda molto quello di River Song in “Forest of the Dead”, e più in generale ritroviamo sicuramente qualcosa del rapporto tra Clara e il Dottore (capaci di distruggere l’universo pur di non rinunciare l’uno all’altro). Infine il dilemma etico costituito dalla scelta tra risparmiare Bill o liberare gli uomini dalla schiavitù rimanda direttamente a Torchwood: Children of Earth, la splendida terza stagione dello spinoff daviesiano. Per il fan più attento questi riferimenti sono quasi immediati e il confronto è impietoso: fatti salvi alcuni momenti particolarmente riusciti, come il dialogo tra Missy e il Dottore sul concetto di bontà, l’episodio non riesce ad eguagliare i risultati raggiunti dai suoi predecessori né a ricreare un’atmosfera altrettanto efficace. L’ambientazione distopica e il concept che la dovrebbe animare sono senza dubbio interessanti, ma gli autori falliscono nel momento di dar loro vita: le premesse, come vedremo più avanti, non convincono pienamente, e non c’è la stessa incisività nella rappresentazione che aveva reso credibili e coinvolgenti gli esperimenti precedenti.

A questo si aggiunge l’infelice scelta della rigenerazione per scherzo, un trucchetto da due soldi che risulta inevitabilmente irritante agli occhi dei fan. Anche in questo caso, non è la prima volta che il Doctor Who di Moffat, come di Davies, ricorre ad una soluzione analoga (season finale 4° e 6° stagione), ovviamente con tutt’altro spirito ed effetto: la combinazione di “già visto”, delusione generale e presa in giro crea un risultato ben diverso. Senza concentrarci, poi, sulla credibilità del plot (le basi del piano sono abbastanza deboli), si ha anche la sensazione che un momento dal fortissimo potenziale a livello di caratterizzazione venga banalmente sacrificato sull’altare di un colpo di scena alla fine comunque piuttosto scontato. Nonostante si tratti di un test, Bill sceglie effettivamente di sparare al Dottore dopo aver, soltanto un episodio prima, scommesso il destino di un intero pianeta per salvarlo, il tutto nel contesto di un interessantissimo discorso sulla libertà di scelta e di azione, a sua volta ridotto a mero strumento della trama. La speranza è che questi spunti vengano recuperati successivamente, magari anche nell’ambito del percorso di crescita del personaggio di Missy, per quanto la conclusione sbrigativa dell’episodio (ovvero il modo in cui viene liquidata la parentesi del regime dei monaci) non lo lasci intendere.

Voto 6-

La risposta migliore sta [edit] Quest anno, è’ una serie di passi misurati attentamente che ci sta portando al climax. Può piacere o no, a me sì, ma sono troppo di parte. Compreso lo scorso episodio, in cui è banale fossilizzarsi sull’incongruenza di una donna che prima salva e poi uccide (così incongruente?), o non chiedersi se le pallottole con cui è stato colpito il dottore fossero davvero a salve… Ma de gustibus disputandum non est. Sta di fatto che [edit] Scusa il latinorum, ma non potevo esimermi. Ciao e continua a seguire. Fosse anche solo per Bill, magari la sola fatta in questo modo, ma sufficiente a giustificare la difesa di tutta la razza umana. Che non sia quello il nucleo della puntata? Voto alla recensione 1-. Di stima
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La Redazione