The Leftovers – 3×08 The Book Of Nora 16


The Leftovers - 3x08 The Book Of Nora“Everybody is wondering what and where they all came from
Everybody’s worrying about where they’re gonna go
When the whole thing’s done
But no one knows for certain
And so it’s all the same to me
I think I’ll just let the mystery be”
Iris DeMent, 1992

Non è mai facile parlare di uno show come The Leftovers, che fa del simbolismo e dell’anti-convenzionalità narrativa la sua cifra stilistica, capace sapientemente di non marcare troppo nessuno degli aspetti che lo caratterizzano ma anzi di essere in grado di dosarli alla perfezione, adeguandosi ai ritmi e alle pretese della serialità contemporanea. Un adattamento che è anche consapevolezza di voler uscire dagli schemi classici dello storytelling, allontanandosi – paradossalmente – da quello stesso universo televisivo che abita, proponendo una trama non lineare ma, si può dire, concettuale. Anche per questo, al termine di un viaggio comunque fin troppo breve, la serie creata da Damon Lindelof e Tom Perrotta assume la forma di una vera e propria esperienza per lo spettatore, che trova in questo splendido finale la quadratura perfetta di un cerchio apertosi poco più di tre anni fa.

Con The Leftovers, quindi, Lindelof riesce dove con Lost si era dovuto fermare: la serie co-creata con J.J.Abrams – comunque grandiosa e significativa per la storia del piccolo schermo – è stata, infatti, danneggiata nei suoi ultimi anni di trasmissione da limitazioni creative da parte del network e da ostacoli improvvisi – uno fra tutti lo sciopero degli sceneggiatori – che non hanno permesso agli autori di completare la grande metafora dello scontro tra bene e male che la caratterizzava come avrebbero davvero voluto. Sulla HBO, invece, l’autore statunitense ha beneficiato di un controllo quasi totale sul prodotto che è andato a plasmare, costruendo quella che in fin dei conti è una grande parabola sulla fede, che è anche un trattato escatologico di assoluto spessore e un’esaltazione totale della vita umana, fragile e caduca quanto la scomparsa improvvisa di una persona cara.

The Leftovers - 3x08 The Book Of NoraLa Sudden Departure, infatti, è stato il motore che ha messo in moto le nuove vite dei protagonisti – almeno dal punto di vista dello spettatore che comincia la visione della serie – e le ha poste a confronto con il dolore di un mondo lacerato, privato del 2% della sua popolazione. A partire da esso i protagonisti di The Leftovers hanno fatto i conti con un percorso di accettazione e maturazione che li ha portati a questa stagione finale con un grosso fardello da cui liberarsi, una condizione di vita insostenibile da cui era necessario emanciparsi per poter andare avanti e continuare a vivere. “The Book Of Nora” ha un finale adatto ad ognuno di loro, costruito anche attraverso la segmentazione narrativa di questa annata eccezionale che ha compreso episodi perlopiù “dedicati” ad uno o più personaggi: Nora entra finalmente nel macchinario per lasciarsi alle spalle il dolore di essere l’unica rimasta della sua famiglia, Kevin abbandona lo status di immortalità in cui versava – in virtù degli eventi di “The Most Powerful Man In The World (And His Identical Twin Brother)” –, che viene sottolineato dopo il salto temporale dal sopraggiungere di una malattia cardiaca e dall’installazione di un pacemaker, Laurie trova nei suoi figli e nipoti una motivazione tanto forte che la spinge a vivere e a superare il tentativo di suicidio – come suggeriva il finale di “Certified” –, Kevin Senior si stabilisce in Australia con Grace dopo aver allontanato da sé ogni pretesa di essere il salvatore del mondo e Matt si rassegna all’impossibilità di afferrare il significato ultimo della vita, lezione che ha imparato dolorosamente nel folle e bellissimo “It’s A Matt, Matt, Matt, Matt World“.

But most of all, I’m scared that I’ll survive.

The Leftovers - 3x08 The Book Of NoraProprio Matt Jamison, interpretato da un sublime Christopher Eccleston, è il personaggio che buca lo schermo nella prima parte di “The Book Of Nora” attraverso un monologo indimenticabile (ce ne sono almeno due in questo episodio) che certifica il termine del suo personale viaggio alla ricerca della vera fede. Un percorso doloroso che raggiunge un punto di non ritorno: la perdita di tutte le certezze che lo avevano contraddistinto come cieco credente. Quello che rimane alla fine è la paura di ciò che accadrà, più che della morte stessa, ineluttabile destino dell’uomo; paura di poter sopravvivere alla malattia e di come poter andare avanti ed essere ispirazione per altri quando lui stesso non ha idea di quale sia il significato dell’esistenza – “How can I ever stand in front of a room full of people and convince them that I have the answers when I have no idea what the fuck I’m talking about? “. La morte, che effettivamente arriverà per il personaggio, è quindi paradossalmente liberatoria e conveniente rispetto ad una vita piena di domande senza risposta. Un epilogo perfetto, dunque, per l’uomo di fede che più di tutti era convinto di possedere la verità ma che era, probabilmente, il più lontano da essa.

È però Nora, ascoltatrice inerme del toccante addio del fratello, la vera protagonista dell’episodio che, come suggerisce il titolo, si prefigura l’obiettivo di richiamare “The Book Of Kevin“, la season premiere di quest’anno, principalmente attraverso il proseguimento del suo finale spiazzante ambientato molti anni nel futuro. La temporalità in questo senso è relativa per la donna, che nel corso dell’episodio attraversa tutte le dimensioni cronologiche che le appartengono: spogliatasi fisicamente e figurativamente, infatti, Nora percorre il corridoio che la porterà al macchinario che dovrebbe riavvicinarla alla sua famiglia, quindi il suo ipotetico futuro, contornata però da emozioni provenienti dal passato, voci e situazioni appartenenti ad una vita lontanissima nel tempo, eppure sentita mai così vicina. L’incertezza che contraddistingue il volto di Carrie Coon mentre prende posizione nel marchingegno la dice lunga sulla profonda caratterizzazione che autori e attrice hanno costruito per il personaggio in questi anni, uno dei più tormentati e, proprio per questo, umanamente concreti e credibili di tutto il cast. Pare che ogni episodio a lei dedicato, ogni scelta e ogni dialogo abbiano naturalmente portato la donna a prendere parte a questo tentativo disperato di rincontrare la sua famiglia: una possibilità che si figurava realistica già dopo “Don’t Be Ridiculous“, con la falsa affermazione di trovarsi in una condizione di felicità, e che era praticamente certa dopo la straziante scena nella stanza d’albergo di “G’Day Melbourne“.

– Sarah, does the name Kevin mean anything to you?
– No.

The Leftovers - 3x08 The Book Of NoraIl futuro in cui è ambientato gran parte dell’episodio, di cui avevamo avuto solo un assaggio, è il teatro nel quale va in scena il finale dello show, una scelta di per sé coraggiosa ma assolutamente azzeccata in relazione al genere di storia che gli autori vogliono raccontare. Nora, fisicamente trasformata dall’età, vive una condizione di solitudine autoimposta e allo spettatore non è dato conoscere alcun dettaglio di ciò che è successo dopo l’esperimento a cui si era sottoposta anni prima. L’evento che sconvolge la sua nuova vita è l’apparizione di Kevin alla sua porta, un uomo che ha rinnegato di conoscere e che appartiene ad un passato che non sembra intenzionata a riesumare. Il personaggio interpretato da Justin Theroux si presenta, però, apparentemente senza memoria del tempo passato insieme a Nora, ribadendo continuamente di averla vista solo per caso; la frase ripetuta come un mantra durante l’episodio – “I’m on vacation in Australia. I saw you ride by on your bike” – non può ingannare né la donna né gli spettatori, ma è comunque un pugno nello stomaco per entrambi perché cancella completamente l’esistenza di un rapporto che, con tutte le sue difficoltà, era stato intenso e importante.

I’m not trying to sell you anything. It’s just a nicer story.

Nora è alla ricerca di verità, per questo non può accettare le menzogne di Kevin, così come non contempla quelle della suora, che nasconde nelle sue parole la chiave interpretativa dell’intero show. È davvero possibile che qualcuno creda che delle colombe “with a range of 50 miles”  possano portare un messaggio d’amore fino all’altro capo del mondo? Come ha potuto qualcuno credere veramente che l’uomo sulla torre di Miracle fosse scomparso e non semplicemente caduto? La donna rinnega qualunque atto di fede che non sia supportato da solide basi: è ciò che avviene quando i fatti raccontano una verità e gli uomini preferiscono volgere lo sguardo altrove per credere ad una storia incredibile che possa dare loro speranza. Da questo punto di vista Nora è simile al man of science tanto caro a Lindelof, ruolo in antitesi a quello di Matt, come evidenziato anche nella recensione del quinto episodio. Perché, quindi, tutti si ostinano a mentire? “It’s just a nicer story” dice la suora: una bella storia in cui si è disposti a riporre le proprie speranze è meglio di una realtà cruda e dolorosa.
Se quindi The Leftovers è davvero una storia d’amore (come ha dichiarato lo stesso Lindelof in un’intervista qualche tempo fa), è la storia a cui Nora e Kevin devono aggrapparsi per andare avanti e per superare tutte le difficoltà che la loro relazione ha incontrato. È a questo fine che vuole giungere la scena ultima dell’episodio e dello show, un vis-à-vis memorabile tra l’uomo e la donna che scioglie ogni dubbio sull’importanza del restare.

Over here, we lost some of them. But over there, they lost all of us.

The Leftovers - 3x08 The Book Of NoraCome già accennato, è qui che troviamo il secondo splendido monologo di “The Book Of Nora”: un vero e proprio racconto di ciò che è avvenuto alla donna quando è passata “dall’altra parte”, conseguenza dell’esperimento al quale si è sottoposta. Nora si apre completamente per la prima volta, narrando di come sia stato necessario avere quel tipo di prova sul destino della famiglia – “There were always gonna be bulletproof vests, hugs from holy men… tattoos to cover up” –, indispensabile per superare il dolore della loro scomparsa. Anche in questo caso gli autori dimostrano, con un coup de théâtre improvviso e destabilizzante, come sia relativa la nostra versione della vita e come tutto quello che i personaggi della serie hanno affrontato e subito non sia che una minima parte del dolore e delle difficoltà che hanno caratterizzato l’esistenza dei dipartiti in un mondo dove il 98% della popolazione è scomparso. In questo scenario Nora non può proseguire – “And that, Kevin, is when I changed my mind” – ed è costretta a fermarsi: suo marito ha trovato una nuova compagna, i figli sono cresciuti e hanno ormai superato la perdita della madre. Tornare e distruggere la loro quotidianità non sarebbe positivo né per loro né per Nora stessa, che non troverebbe pace e felicità nemmeno in quella versione del mondo, un universo al quale non appartiene. Non più, perlomeno.

I believe you.

Non ci è dato sapere con certezza se la storia di Nora sia effettivamente vera o se sia solo a nicer story – il dubbio persiste; ma il punto è l’effetto che ha avuto su di lei, che ha su Kevin e soprattutto che ha sul pubblico. Kevin è disposto a credere, in ultima istanza, alla storia della donna amata – “Why wouldn’t I believe you?” – e questo la rende di per sé reale, lo è per loro e lo è per tutti coloro che desideravano ardentemente una spiegazione al mistero che sottende la sinossi dello show. Piaccia o non piaccia, The Leftovers è soprattutto questo, una spinta a credere nelle storie, tanto più fantastiche e apparentemente irrazionali che siano. L’amore è la più irrazionale di queste storie, eppure avere fede in esso non sembra così irragionevole.

See, if only life was just about love. But it’s about temptation. It’s about failure. It’s about weakness.

The Leftovers - 3x08 The Book Of NoraIn definitiva “The Book Of Nora” è un finale di serie perfetto per The Leftovers, una perla televisiva di grandissimo spessore – soprattutto nelle ultime due stagioni – che si fa fregio di questo appellativo per una pluralità di fattori: per aver sovvertito il modo di raccontare una storia, per aver esplorato a fondo in modo intelligente e ben curato un tema caro alla storia dell’umanità (la fede), per aver fatto sfoggio di una simbologia ricercata e mai banale – solo in questo episodio la capra che porta su di sé i peccati degli uomini, il parallelismo finale con la Genesi e il ritorno delle colombe dopo il diluvio – e per averci ricordato l’importanza di superare il dolore e continuare a vivere rimanendo con le persone amate. Come dimenticarsi anche delle situazioni apparentemente nonsense e a tratti ridicole di cui è permeato lo show, capace di fare autoironia e disorientare continuamente lo spettatore, mescolando abilmente generi diversi che annoverano, oltre al drammatico, la commedia e alcune caratteristiche dell’action-movie, ben rappresentate nei viaggi post-mortem di Kevin.
Peccato che una prima stagione introduttiva, poco ispirata e sicuramente non al livello delle successive, sia una macchia sul retaggio di uno show tra i più innovativi e coraggiosi degli ultimi anni, che è stato comunque capace di riguadagnarsi la fiducia del pubblico e della critica sin dallo straniante prologo di “Axis Mundi“. Si può ben dire quindi che Damon Lindelof e Tom Perrotta si guadagnano un posto nell’Olimpo degli sceneggiatori contemporanei, capaci di rendere quest’epoca televisiva un posto bellissimo.

You’re here. I’m here.

Voto episodio: 10
Voto stagione: 9
Voto serie: 8+

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Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.


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16 commenti su “The Leftovers – 3×08 The Book Of Nora

  • Writer

    Splendido finale di serie. Il monologo finale di Nora dà i brividi, ma tutta la puntata è una bellezza.
    Le catastrofi si possono arginare tenendo strette le persone che ci sono care; l’estinzione della civilizzazione e il proliferare delle sette si possono contrastare mediante relazioni di affetto e di sostegno reciproco che sono il vero collante che tiene unito questo nostro mondo. “Leftlovers” porta a compimento un percorso iniziato con “Lost” (concordo con la recensione) sui rapporti tra fede e scienza, tra mistero e concretezza del quotidiano, tra la dimensione ineffabile e quella tangibile che costituiscono la cornice delle nostre azioni e delle nostre scelte. Lo sviluppo di questo percorso è stato doloroso, straniante, a tratti sgradevole, sempre molto intenso, narrativamente efficacissimo. Un episodio conclusivo mirabile che corona una stagione eccezionale, al di là di qualche occasionale sbavatura.

     
  • Charles

    Attori superbi, da Oscar ad honorem. Una puntata che scivola via fluida e densa solo con lunghi dialoghi o monologhi che mai stancano ma invece gonfiano il petto di emozioni. Il tutto coronato dalle vostre superbe recensioni.
    Ps: io comunque ho molto apprezzato anche la prima stagione.

     
  • Writer

    8 persone che votano “1” non è assolutamente credibile. Probabilmente si tratta di uno o due utenti che hanno espresso preferenze multiple per diminuire la media generale delle valutazioni. Mi sembra un comportamento infantile, tant’è…

     
  • domenico

    Di “The Leftovers” si può dire solo tutto il bene possibile. Ho solo una perplessità: in quest’ultima puntata Nora racconta del suo viaggio “dall’altra parte” come se fosse uscita a comprare il latte al supermercato dietro casa. Credo che questa parte del racconto avrebbe meritato di essere sviluppata da sola in una puntata apposita, così come è stato fatto si ha un po’ l’impressione di quei finali di serie un po’ arronzati per chiudere il cerchio in modo logico.

     
    • Katia

      Domenico, sai perché non sono d’accordo? È vero, solo il racconto del viaggio “dall’altra parte” avrebbe meritato una intera puntata. Ma sarebbe stata una puntata di fantascienza, e comunque il mondo che avremmo visto sarebbe stato come “l’aldiqua”. Non avrebbe aggiunto nulla. Quanto è più affascinante sentirlo raccontare da Nora, con le sue emozioni trattenute a stento? È come una favola fantastica, che apre la mente, l’immaginazione. E poi, effettivamente, chi lo sa se la storia è vera. Ma sta a noi crederci.
      Meravigliosa puntata, meravigliosa la serie, meravigliosi attori, quante lacrime!

       
  • Dario

    Si bello, bello , ottima recensione , buona serie TV. Ma la domanda più importante di tutte, e sulla quale doveva incentrarsi la serie era…Perché?!? Perché sono sparite tutte quelle persone? Per quale motivo???!?? Finale incompleto alla “lost”. Basta, non ci casco più con sto regista!

     
    • Federica Barbera

      Ciao Dario, in realtà era stato detto fin dall’inizio che il fulcro della serie non sarebbe mai stato il perché è avvenuta la Sudden Departure, ma il come si reagisce ad un evento traumatico di questo tipo. Non si tratta quindi di un finale incompleto, perché il focus della serie non è mai stato il motivo, bensì il processo successivo, le dinamiche interiori, le fasi del lutto quando il lutto non c’è e persino la cosa più certa della vita – la morte – perde qualunque senso. Direi che in questo non si può proprio dire che abbiano fallito, ecco 😉

       
  • biboprof

    Bellissima recensione, e condivido il giudizio su questa serie veramente eccezionale. Tuttavia mi restano non poche perplessità a livello di sceneggiatura, e negli ultimi tre episodi è difficile scacciare la sensazione che si stia girando in tondo un po’ a vanvera. A me sembra che purtroppo siano riemersi proprio i difetti tipici di Lost: su tutti la vicenda del macchinario che manda Nora dall’altra parte, così come il suo pemanere di là anni e poi il ritorno (con un nuovo macchinario costruito ad hoc, al limite del ridicolo – non si può non pensare a tante invenzioni simili in Lost poi finite nel nulla). In fondo che bisogno c’era di tutto questo: sarebbe bastato il suo racconto. Ma anche il nuovo episodio onirico di Kevin, mescolato al delirio del padre per il diluvio imminente e alla ricerca del santone aborigeno (anch’essi rivoli narrativi privi di vera necessità), con l’inutile ricomparsa di Liv Tyler… E la scomparsa di tutti i figli dalle linee narrative (incluso il piccolo di colore “restituito” in non si sa quali circostanze nè perchè…), che fa pensare ad un cambio di direzione “in cammino” (perchè altrimenti fare ricomparire Tom in veste di poliziotto e poi toglierlo dallo script ? se era già il personaggio meno riuscito delle stagioni precedenti tanto valeva lasciarlo nel limbo). Insomma, la svolta del finale “australiano” (che richiama il Wenders di “Fino alla fine del mondo”, con tutti i personaggi che si trovano là persi nei loro sogni) mi sembra avere snaturato il solido impianto realistico con cui la terza serie era partita alla grande, ribaltando ancora una volta le aspettative. Restano ovviamente una regia spettacolare, i dialoghi sublimi e le performance sorprendenti di tutti gli attori principali. Però ho spento il televisore con un po’ di amaro negli occhi, per un’occasione che in parte mi sembra essere stata persa…

     
  • Giulio

    Non sono d’accordo sul giudizio così severo sulla prima stagione. L'”esperienza” Leftovers ha un senso compiuto solo se considerata nella sua totalità. Compresa quella dei personaggi più “indigesti” come Matt o Kevin senior. Non dimentichiamo che la prima serie è l’unica effettivamente tratta dal romanzo di Perrotta, quindi senza di essa sarebbe impossibile immaginare il resto: e non dimentichiamo la bellezza folgorante di alcune delle puntate, specie le ultime, a partire dalla morte di Patti. Un plauso agli attori stratosferici.

     
  • SerialFiller

    Come si può snobbare ancora una serie del genere? Esperienza alla Lost mixata a temi alla Six Feet Under e recitazioni da livelli esagerati. Serie che come The Wire sarà apprezzata in pieno solo fra qualche anno.
    Capolavoro di Lindelof.
    Gran Recensione.

     
  • writer

    Bellissima serie, attori straordinari e momenti emotivamente intensi. Commento semi serio: solo io ho notato la tremenda somiglianza tra la Coon e la Torv? e guarda caso entrambi i loro personaggi Nora e Olivia hanno fatto un giretto “overthere” 😀

     
    • Enrico

      Non mi pare si assomiglino molto, la torv è più bella e la coon più brava e oltretutto lavora invece di essere sparita dalla scena

       
  • Enrico

    Qualcuno bazzica ancora questi lidi? Spero di non scrivere tutto questo per niente…
    Ero rimasto piuttosto deluso che nel finale di serie, dopo un’ora di capre e matrimoni, gli autori non ci avessero mostrato un solo fotogramma di questo affascinante mondo parallelo dove sarebbero finiti i departed. Poi ho capito che non l’hanno fatto perché non esiste: per me è chiarissimo che quando la boccia di vetro è quasi piena nora comincia a gridare ‘stop!’ ma gli autori comodamente ce lo nascondono.
    Pensateci un attimo: se sparisse il 98% della popolazione mondiale al restante 2% non resterebbero più che pochi mesi di sopravvivenza, senza parlare della gigantesca cupio dissolvi che li assalirebbe (ripensate a patty nell’episodio precedente: vogliono morire! trovo interessante che quando questo veniva scritto si erano già avuti brexit e trump…). Inoltre se fosse davvero possibile passare da un mondo all’altro perderebbe qualunque significato l’intera serie perché tutti potrebbero ritrovare i prori cari, sia pure qualche anno dopo.
    Ma allora perché nora dice che lei non mente mai? Forse la sua storia va letta in chiave metaforica, come la serie stessa e il book of kevin che il titolo dell’episodio richiama. Lei al contrario del fratello non ha paura di sopravvivere ma s’impone un esilio pluridecennale nel deserto (ricorda qualcosa?) in quanto si sente ormai un fantasma, incapace di superare il lutto e lasciarsi alle spalle il mistero (ciò che rende la sudden departure così devastante paragonata a una semplice morte).
    Quando però una porta bloccata la fa sentire sepolta viva (ricordate la cassa di legno per prepararsi all’esperimento? non serviva certo a quello dato che la boccia di vetro era molto più ariosa, ma ad escludere potenziali suicidi credo) ecco che arriva la consapevolezza di voler ancora sentirsi emozionata, di ristabilire i contatti con quel microcosmo umano ‘miracoloso’ del quale si era cmq tenuta informata grazie alla rediviva laurie (anche lì gli autori ci hanno tirato un bello scherzo, d’altronde ho sempre trovato strano che si fosse voluta suicidare quando invece aveva raggiunto una condizione serena nell’economia dei personaggi della serie).
    Così sia nora che kevin hanno attraversato il loro lungo purgatorio (it took me a long time ripete nora 3 volte nel suo resoconto quasi veritiero..) e si sono finalmente ritrovati, questo è stato il duro prezzo da pagare per gli errori commessi e per ritrovarsi finalmente in una casetta di legno alla fine del mondo. Un finale inusitatamente romantico (non caratterizzerei questa serie come una storia d’amore…) e lirico, forse un po deludente alla prima visione specie dopo i fuochi d’artificio dell’episodio precedente (notate che kevin muore sempre nel settimo episodio di ogni stagione, nella prima rapisce patty la quale poi si uccide…) e certamente tirato un po per le lunghe ma se visto nella giusta ottica comunque coerente col resto della serie.

     
    • Ste Porta

      Ciao Enrico,
      è passato “a very long time” anche per noi dal finale di serie, ma siamo ancora qui, certo. 🙂
      Ti parlo a titolo personale (anche se la recensione di Davide mi trova completamente d’accordo) e ti dico in primis che questo finale per me è stato perfetto, sia come finale in sé che come chiusura della serie, che è stata una delle più belle sorprese degli ultimi anni.
      Per quanto riguarda il tuo pensiero su Nora, bhe, chi lo sa? Gli autori sono stati fenomenali a lasciarci un dubbio che deve rimanere tale: non si può spiegare una cosa sia, anche se fosse vera. Non sapremo mai se Nora ha fatto davvero il viaggio e se la sua “serenità” sia dovuto a quello o, come dici tu, all’essersi arresa all’evidenza e a far sperare tutti che in realtà la gente scomparsa stia bene in un altrove speranzoso.
      Credo che stia tutto qui il bello di questa serie e di questo finale: ci fa scoprire se abbiamo fede e quanta ne abbiamo, e non dico in un dio o chi per esso, ma fiducia sul fatto che “al di là” di questo mondo ci sia qualcos’altro e che non tutto è perduto.