
Everybody’s worrying about where they’re gonna go
When the whole thing’s done
But no one knows for certain
And so it’s all the same to me
I think I’ll just let the mystery be”
Iris DeMent, 1992
Non è mai facile parlare di uno show come The Leftovers, che fa del simbolismo e dell’anti-convenzionalità narrativa la sua cifra stilistica, capace sapientemente di non marcare troppo nessuno degli aspetti che lo caratterizzano ma anzi di essere in grado di dosarli alla perfezione, adeguandosi ai ritmi e alle pretese della serialità contemporanea. Un adattamento che è anche consapevolezza di voler uscire dagli schemi classici dello storytelling, allontanandosi – paradossalmente – da quello stesso universo televisivo che abita, proponendo una trama non lineare ma, si può dire, concettuale. Anche per questo, al termine di un viaggio comunque fin troppo breve, la serie creata da Damon Lindelof e Tom Perrotta assume la forma di una vera e propria esperienza per lo spettatore, che trova in questo splendido finale la quadratura perfetta di un cerchio apertosi poco più di tre anni fa.
Con The Leftovers, quindi, Lindelof riesce dove con Lost si era dovuto fermare: la serie co-creata con J.J.Abrams – comunque grandiosa e significativa per la storia del piccolo schermo – è stata, infatti, danneggiata nei suoi ultimi anni di trasmissione da limitazioni creative da parte del network e da ostacoli improvvisi – uno fra tutti lo sciopero degli sceneggiatori – che non hanno permesso agli autori di completare la grande metafora dello scontro tra bene e male che la caratterizzava come avrebbero davvero voluto. Sulla HBO, invece, l’autore statunitense ha beneficiato di un controllo quasi totale sul prodotto che è andato a plasmare, costruendo quella che in fin dei conti è una grande parabola sulla fede, che è anche un trattato escatologico di assoluto spessore e un’esaltazione totale della vita umana, fragile e caduca quanto la scomparsa improvvisa di una persona cara.

But most of all, I’m scared that I’ll survive.

È però Nora, ascoltatrice inerme del toccante addio del fratello, la vera protagonista dell’episodio che, come suggerisce il titolo, si prefigura l’obiettivo di richiamare “The Book Of Kevin“, la season premiere di quest’anno, principalmente attraverso il proseguimento del suo finale spiazzante ambientato molti anni nel futuro. La temporalità in questo senso è relativa per la donna, che nel corso dell’episodio attraversa tutte le dimensioni cronologiche che le appartengono: spogliatasi fisicamente e figurativamente, infatti, Nora percorre il corridoio che la porterà al macchinario che dovrebbe riavvicinarla alla sua famiglia, quindi il suo ipotetico futuro, contornata però da emozioni provenienti dal passato, voci e situazioni appartenenti ad una vita lontanissima nel tempo, eppure sentita mai così vicina. L’incertezza che contraddistingue il volto di Carrie Coon mentre prende posizione nel marchingegno la dice lunga sulla profonda caratterizzazione che autori e attrice hanno costruito per il personaggio in questi anni, uno dei più tormentati e, proprio per questo, umanamente concreti e credibili di tutto il cast. Pare che ogni episodio a lei dedicato, ogni scelta e ogni dialogo abbiano naturalmente portato la donna a prendere parte a questo tentativo disperato di rincontrare la sua famiglia: una possibilità che si figurava realistica già dopo “Don’t Be Ridiculous“, con la falsa affermazione di trovarsi in una condizione di felicità, e che era praticamente certa dopo la straziante scena nella stanza d’albergo di “G’Day Melbourne“.
– Sarah, does the name Kevin mean anything to you?
– No.

I’m not trying to sell you anything. It’s just a nicer story.
Nora è alla ricerca di verità, per questo non può accettare le menzogne di Kevin, così come non contempla quelle della suora, che nasconde nelle sue parole la chiave interpretativa dell’intero show. È davvero possibile che qualcuno creda che delle colombe “with a range of 50 miles” possano portare un messaggio d’amore fino all’altro capo del mondo? Come ha potuto qualcuno credere veramente che l’uomo sulla torre di Miracle fosse scomparso e non semplicemente caduto? La donna rinnega qualunque atto di fede che non sia supportato da solide basi: è ciò che avviene quando i fatti raccontano una verità e gli uomini preferiscono volgere lo sguardo altrove per credere ad una storia incredibile che possa dare loro speranza. Da questo punto di vista Nora è simile al man of science tanto caro a Lindelof, ruolo in antitesi a quello di Matt, come evidenziato anche nella recensione del quinto episodio. Perché, quindi, tutti si ostinano a mentire? “It’s just a nicer story” dice la suora: una bella storia in cui si è disposti a riporre le proprie speranze è meglio di una realtà cruda e dolorosa.
Se quindi The Leftovers è davvero una storia d’amore (come ha dichiarato lo stesso Lindelof in un’intervista qualche tempo fa), è la storia a cui Nora e Kevin devono aggrapparsi per andare avanti e per superare tutte le difficoltà che la loro relazione ha incontrato. È a questo fine che vuole giungere la scena ultima dell’episodio e dello show, un vis-à-vis memorabile tra l’uomo e la donna che scioglie ogni dubbio sull’importanza del restare.
Over here, we lost some of them. But over there, they lost all of us.

I believe you.
Non ci è dato sapere con certezza se la storia di Nora sia effettivamente vera o se sia solo a nicer story – il dubbio persiste; ma il punto è l’effetto che ha avuto su di lei, che ha su Kevin e soprattutto che ha sul pubblico. Kevin è disposto a credere, in ultima istanza, alla storia della donna amata – “Why wouldn’t I believe you?” – e questo la rende di per sé reale, lo è per loro e lo è per tutti coloro che desideravano ardentemente una spiegazione al mistero che sottende la sinossi dello show. Piaccia o non piaccia, The Leftovers è soprattutto questo, una spinta a credere nelle storie, tanto più fantastiche e apparentemente irrazionali che siano. L’amore è la più irrazionale di queste storie, eppure avere fede in esso non sembra così irragionevole.
See, if only life was just about love. But it’s about temptation. It’s about failure. It’s about weakness.

Peccato che una prima stagione introduttiva, poco ispirata e sicuramente non al livello delle successive, sia una macchia sul retaggio di uno show tra i più innovativi e coraggiosi degli ultimi anni, che è stato comunque capace di riguadagnarsi la fiducia del pubblico e della critica sin dallo straniante prologo di “Axis Mundi“. Si può ben dire quindi che Damon Lindelof e Tom Perrotta si guadagnano un posto nell’Olimpo degli sceneggiatori contemporanei, capaci di rendere quest’epoca televisiva un posto bellissimo.
“You’re here. I’m here.”
Voto episodio: 10
Voto stagione: 9
Voto serie: 8+

Splendido finale di serie. Il monologo finale di Nora dà i brividi, ma tutta la puntata è una bellezza.
Le catastrofi si possono arginare tenendo strette le persone che ci sono care; l’estinzione della civilizzazione e il proliferare delle sette si possono contrastare mediante relazioni di affetto e di sostegno reciproco che sono il vero collante che tiene unito questo nostro mondo. “Leftlovers” porta a compimento un percorso iniziato con “Lost” (concordo con la recensione) sui rapporti tra fede e scienza, tra mistero e concretezza del quotidiano, tra la dimensione ineffabile e quella tangibile che costituiscono la cornice delle nostre azioni e delle nostre scelte. Lo sviluppo di questo percorso è stato doloroso, straniante, a tratti sgradevole, sempre molto intenso, narrativamente efficacissimo. Un episodio conclusivo mirabile che corona una stagione eccezionale, al di là di qualche occasionale sbavatura.
Attori superbi, da Oscar ad honorem. Una puntata che scivola via fluida e densa solo con lunghi dialoghi o monologhi che mai stancano ma invece gonfiano il petto di emozioni. Il tutto coronato dalle vostre superbe recensioni.
Ps: io comunque ho molto apprezzato anche la prima stagione.
8 persone che votano “1” non è assolutamente credibile. Probabilmente si tratta di uno o due utenti che hanno espresso preferenze multiple per diminuire la media generale delle valutazioni. Mi sembra un comportamento infantile, tant’è…
Di “The Leftovers” si può dire solo tutto il bene possibile. Ho solo una perplessità: in quest’ultima puntata Nora racconta del suo viaggio “dall’altra parte” come se fosse uscita a comprare il latte al supermercato dietro casa. Credo che questa parte del racconto avrebbe meritato di essere sviluppata da sola in una puntata apposita, così come è stato fatto si ha un po’ l’impressione di quei finali di serie un po’ arronzati per chiudere il cerchio in modo logico.
finale superlativo per la migliore serie degli ultimi 10 anni. nient’altro da aggiungere. top.
Domenico, sai perché non sono d’accordo? È vero, solo il racconto del viaggio “dall’altra parte” avrebbe meritato una intera puntata. Ma sarebbe stata una puntata di fantascienza, e comunque il mondo che avremmo visto sarebbe stato come “l’aldiqua”. Non avrebbe aggiunto nulla. Quanto è più affascinante sentirlo raccontare da Nora, con le sue emozioni trattenute a stento? È come una favola fantastica, che apre la mente, l’immaginazione. E poi, effettivamente, chi lo sa se la storia è vera. Ma sta a noi crederci.
Meravigliosa puntata, meravigliosa la serie, meravigliosi attori, quante lacrime!
Si bello, bello , ottima recensione , buona serie TV. Ma la domanda più importante di tutte, e sulla quale doveva incentrarsi la serie era…Perché?!? Perché sono sparite tutte quelle persone? Per quale motivo???!?? Finale incompleto alla “lost”. Basta, non ci casco più con sto regista!
Ciao Dario, in realtà era stato detto fin dall’inizio che il fulcro della serie non sarebbe mai stato il perché è avvenuta la Sudden Departure, ma il come si reagisce ad un evento traumatico di questo tipo. Non si tratta quindi di un finale incompleto, perché il focus della serie non è mai stato il motivo, bensì il processo successivo, le dinamiche interiori, le fasi del lutto quando il lutto non c’è e persino la cosa più certa della vita – la morte – perde qualunque senso. Direi che in questo non si può proprio dire che abbiano fallito, ecco 😉
Bellissima recensione, e condivido il giudizio su questa serie veramente eccezionale. Tuttavia mi restano non poche perplessità a livello di sceneggiatura, e negli ultimi tre episodi è difficile scacciare la sensazione che si stia girando in tondo un po’ a vanvera. A me sembra che purtroppo siano riemersi proprio i difetti tipici di Lost: su tutti la vicenda del macchinario che manda Nora dall’altra parte, così come il suo pemanere di là anni e poi il ritorno (con un nuovo macchinario costruito ad hoc, al limite del ridicolo – non si può non pensare a tante invenzioni simili in Lost poi finite nel nulla). In fondo che bisogno c’era di tutto questo: sarebbe bastato il suo racconto. Ma anche il nuovo episodio onirico di Kevin, mescolato al delirio del padre per il diluvio imminente e alla ricerca del santone aborigeno (anch’essi rivoli narrativi privi di vera necessità), con l’inutile ricomparsa di Liv Tyler… E la scomparsa di tutti i figli dalle linee narrative (incluso il piccolo di colore “restituito” in non si sa quali circostanze nè perchè…), che fa pensare ad un cambio di direzione “in cammino” (perchè altrimenti fare ricomparire Tom in veste di poliziotto e poi toglierlo dallo script ? se era già il personaggio meno riuscito delle stagioni precedenti tanto valeva lasciarlo nel limbo). Insomma, la svolta del finale “australiano” (che richiama il Wenders di “Fino alla fine del mondo”, con tutti i personaggi che si trovano là persi nei loro sogni) mi sembra avere snaturato il solido impianto realistico con cui la terza serie era partita alla grande, ribaltando ancora una volta le aspettative. Restano ovviamente una regia spettacolare, i dialoghi sublimi e le performance sorprendenti di tutti gli attori principali. Però ho spento il televisore con un po’ di amaro negli occhi, per un’occasione che in parte mi sembra essere stata persa…
Non sono d’accordo sul giudizio così severo sulla prima stagione. L'”esperienza” Leftovers ha un senso compiuto solo se considerata nella sua totalità. Compresa quella dei personaggi più “indigesti” come Matt o Kevin senior. Non dimentichiamo che la prima serie è l’unica effettivamente tratta dal romanzo di Perrotta, quindi senza di essa sarebbe impossibile immaginare il resto: e non dimentichiamo la bellezza folgorante di alcune delle puntate, specie le ultime, a partire dalla morte di Patti. Un plauso agli attori stratosferici.
Come si può snobbare ancora una serie del genere? Esperienza alla Lost mixata a temi alla Six Feet Under e recitazioni da livelli esagerati. Serie che come The Wire sarà apprezzata in pieno solo fra qualche anno.
Capolavoro di Lindelof.
Gran Recensione.
Il canone iniziale e finale…è una storia che si ripetere e ripete e ripete…
Meraviglioso
Bellissima serie, attori straordinari e momenti emotivamente intensi. Commento semi serio: solo io ho notato la tremenda somiglianza tra la Coon e la Torv? e guarda caso entrambi i loro personaggi Nora e Olivia hanno fatto un giretto “overthere” 😀
Non mi pare si assomiglino molto, la torv è più bella e la coon più brava e oltretutto lavora invece di essere sparita dalla scena
Qualcuno bazzica ancora questi lidi? Spero di non scrivere tutto questo per niente…
Ero rimasto piuttosto deluso che nel finale di serie, dopo un’ora di capre e matrimoni, gli autori non ci avessero mostrato un solo fotogramma di questo affascinante mondo parallelo dove sarebbero finiti i departed. Poi ho capito che non l’hanno fatto perché non esiste: per me è chiarissimo che quando la boccia di vetro è quasi piena nora comincia a gridare ‘stop!’ ma gli autori comodamente ce lo nascondono.
Pensateci un attimo: se sparisse il 98% della popolazione mondiale al restante 2% non resterebbero più che pochi mesi di sopravvivenza, senza parlare della gigantesca cupio dissolvi che li assalirebbe (ripensate a patty nell’episodio precedente: vogliono morire! trovo interessante che quando questo veniva scritto si erano già avuti brexit e trump…). Inoltre se fosse davvero possibile passare da un mondo all’altro perderebbe qualunque significato l’intera serie perché tutti potrebbero ritrovare i prori cari, sia pure qualche anno dopo.
Ma allora perché nora dice che lei non mente mai? Forse la sua storia va letta in chiave metaforica, come la serie stessa e il book of kevin che il titolo dell’episodio richiama. Lei al contrario del fratello non ha paura di sopravvivere ma s’impone un esilio pluridecennale nel deserto (ricorda qualcosa?) in quanto si sente ormai un fantasma, incapace di superare il lutto e lasciarsi alle spalle il mistero (ciò che rende la sudden departure così devastante paragonata a una semplice morte).
Quando però una porta bloccata la fa sentire sepolta viva (ricordate la cassa di legno per prepararsi all’esperimento? non serviva certo a quello dato che la boccia di vetro era molto più ariosa, ma ad escludere potenziali suicidi credo) ecco che arriva la consapevolezza di voler ancora sentirsi emozionata, di ristabilire i contatti con quel microcosmo umano ‘miracoloso’ del quale si era cmq tenuta informata grazie alla rediviva laurie (anche lì gli autori ci hanno tirato un bello scherzo, d’altronde ho sempre trovato strano che si fosse voluta suicidare quando invece aveva raggiunto una condizione serena nell’economia dei personaggi della serie).
Così sia nora che kevin hanno attraversato il loro lungo purgatorio (it took me a long time ripete nora 3 volte nel suo resoconto quasi veritiero..) e si sono finalmente ritrovati, questo è stato il duro prezzo da pagare per gli errori commessi e per ritrovarsi finalmente in una casetta di legno alla fine del mondo. Un finale inusitatamente romantico (non caratterizzerei questa serie come una storia d’amore…) e lirico, forse un po deludente alla prima visione specie dopo i fuochi d’artificio dell’episodio precedente (notate che kevin muore sempre nel settimo episodio di ogni stagione, nella prima rapisce patty la quale poi si uccide…) e certamente tirato un po per le lunghe ma se visto nella giusta ottica comunque coerente col resto della serie.
Ciao Enrico,
è passato “a very long time” anche per noi dal finale di serie, ma siamo ancora qui, certo. 🙂
Ti parlo a titolo personale (anche se la recensione di Davide mi trova completamente d’accordo) e ti dico in primis che questo finale per me è stato perfetto, sia come finale in sé che come chiusura della serie, che è stata una delle più belle sorprese degli ultimi anni.
Per quanto riguarda il tuo pensiero su Nora, bhe, chi lo sa? Gli autori sono stati fenomenali a lasciarci un dubbio che deve rimanere tale: non si può spiegare una cosa sia, anche se fosse vera. Non sapremo mai se Nora ha fatto davvero il viaggio e se la sua “serenità” sia dovuto a quello o, come dici tu, all’essersi arresa all’evidenza e a far sperare tutti che in realtà la gente scomparsa stia bene in un altrove speranzoso.
Credo che stia tutto qui il bello di questa serie e di questo finale: ci fa scoprire se abbiamo fede e quanta ne abbiamo, e non dico in un dio o chi per esso, ma fiducia sul fatto che “al di là” di questo mondo ci sia qualcos’altro e che non tutto è perduto.
Io all’inizio ero scettico ma poi col passare delle stagioni e degli episodi e diventata proprio perfetta… e quasi quasi mi dispiace che è finita anche se il finale mi è piaciuto molto.
È una delle serie che mi ha dato più emozioni, negli ultimi 15 anni (da Lost in poi, insomma). A volte mi manca ancora e ho voglia di rivederla!
Salve ragazzi, ho recuperato la serie approfittando di questo secondo lockdown e, con essa, anche le vostre ottime recensioni.
Mi è piaciuta molto e, pur sapendo che lo show si presta a un approccio interpretativo e non analitico, vorrei porvi comunque alcuni quesiti su dei passaggi per me poco chiari.
1. Il numero di National Geographic che Kevin sr. recupera nella prima stagione e lascia al figlio aveva un significato particolare o faceva parte dei deliri del vecchio?
2. Il bombardamento su Jarden che uccide Evie e Meg avviene per ordine di chi?
3. Ho interpretato le esperienze post-mortem di Kevin come immersioni nel suo subconscio, e non come incursioni in un aldilà comune a tutti. Ci ho visto giusto?
4. Non ho capito come mai Nora venga scartata dopo la risposta al quesito sui gemelli, durante il colloquio selettivo per l’utilizzo del macchinario. Qualcuno può illuminarmi su quale passo falso abbia compiuto?
5. Prendendo per vero il racconto finale di Nora, mi sembra di aver capito che la configurazione della realtà di The Leftovers sia basata sugli universi paralleli. Ma non mi è ben chiaro come siano avvenute le due dipartite. Il 14 ottobre i due mondi si sono “scambiati” gli scomparsi oppure il 2% del primo e il 98% del secondo sono svaniti contemporaneamente per andare a finire in una terza realtà parallela?
So bene che la serie non si presta a questo tipo di vivisezione, vorrei solo capire se mi è sfuggito qualcosa. Proprio perché l’opera mi ha affascinato moltissimo, mi dispiacerebbe essermi lasciato dietro dei pezzi. Grazie!
Finito adesso di guardare questa fantastica serie. Bellissima e piena di spunti per chi pensa ci sia una vita nell’adilà. Noi abbiamo perso i nostri cari, ma loro hanno perso tutti quanti noi!!
Mi fa molto piacere che, nonostante la vastissima offerta di prodotti nuovi, qualcuno sia andato a recuperare questa serie che a me ha dato molte emozioni!