American Horror Story: Cult – 7×05/06 Holes & Mid-Western Assassin


American Horror Story: Cult – 7×05/06 Holes & Mid-Western AssassinTanti sono i temi che Ryan Murphy e Brad Falchuk stanno portando alla luce nell’ultima stagione del loro drama più longevo, American Horror Story. Come era chiaro dai primi quattro episodi, il duo di autori americani ha chiaro in testa l’obiettivo da raggiungere con Cult, mai come in questo momento caratterizzato da una vena politica che si fonde con l’attualità più stretta.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America sembra essere il pallino che gli showrunner non riescono a togliersi dalla testa, proprio come fanno i protagonisti in scena; scavando appena sotto la storyline principale, che segue l’ascesa al potere di Kai, troviamo un lungo discorso su Trump e sull’umanità che l’ha votato e che va avanti a sostenerlo. La stagione continua saldamente a fare un lavoro di critica aspra nei confronti non tanto del Presidente in quanto tale, ma di tutto quello che gli ha permesso di arrivare così in alto nella scala del potere; il breve intervento della candidata al consiglio comunale Sally Keffler sottolinea in modo netto questo concetto. La donna, così come Murphy e Falchuk, attacca la spazzatura che ha attirato le mosche, facendo un discorso molto più ampio e articolato rispetto ad un attacco diretto e violento verso quei politici dalle idee discutibili. Non c’è peggior affronto che minimizzare la pericolosità del proprio nemico e per questo Kai in prima persona farà esplodere il colpo di pistola che ucciderà la sua rivale politica. Questo è l’intento anche della stagione in generale, quello di svelare tutte le contraddizioni di coloro che recentemente hanno conquistato posizioni di prestigio a livello politico nel panorama americano, sfruttando le paure più profonde della gente e riuscendo a inculcare nelle loro menti il timore di essere in pericolo.

American Horror Story: Cult – 7×05/06 Holes & Mid-Western AssassinQuesto tema politico – fondamentale per Cult – si lega ad una rappresentazione estremamente realistica del presente americano, che in scena supera perfino il realismo arrivando a toccare involontariamente la sfera del reale, capace anche di anticipare fatti che saranno al centro della cronaca a livello mondiale; stiamo parlando della sparatoria di Las Vegas di questo mese, in cui sono morte cinquantotto persone e ne sono rimaste ferite più di cinquecento. Il contesto dei due eventi è diverso, così come il background delle due storie, ma il fatto che in entrambi i casi l’evento violento sia coadiuvato anche dalla difficile situazione politica americana deve far riflettere. “Mid-Western Assassin” è stato girato due mesi prima della sparatoria di Las Vegas (quindi in nessun modo collegato o ispirato ai fatti recenti), ma comunque i produttori dello show hanno ritenuto opportuno fare dei “substantial edits” alle scene iniziali dell’episodio – così come hanno dichiarato durante una conferenza stampa –, riservando la visione dell’originale solo on demand per i clienti FXNow and FX+.

Ma non solo di politica si parla in AHS Cult; a differenza del passato, quest’annata si sta rivelando piena di spunti per una riflessione ad ampio spettro, che possa toccare tutti i più importanti temi dell’attualità anche sociale. La rivalsa della giornalista Beverly Hope in “Holes” e il discorso recitato da Meadow in “Mid-Western Assassin” sembrano dare la possibilità a Murphy e Falchuk di esprimere brevemente la loro opinione sul femminismo 2.0, alimentato in modo massiccio dai social e più in generale dalla rete. Sembrerebbe che ai due autori interessi sottolineare un aspetto di questo fenomeno, l’altra faccia della medaglia, il risvolto di un movimento prima di tutto culturale e positivo per definizione. Il racconto di Meadow descrive la sua condizione: “I hated myself for being so weak, trapped by feminist expectations” dice la donna, che dovrebbe essere protetta da quegli ideali, ma ne diventa vittima; il femminismo, portato al limite, diventa un altro produttore di standard da raggiungere, perdendo ogni sua funzione di liberazione femminile. Si aggiunge solo un altro paio di catene, ancora più difficili da spezzare perché imposte da qualcuno che dovrebbe starle vicino, da qualcuno che – in teoria – la vorrebbe più libera. L’unica soluzione che trovano Beverly e Meadow è comportarsi nel modo peggiore possibile, raschiare il fondo del barile per avere la certezza di non poter andare ancora più a fondo. Così fanno, iniziando ad uccidere per far dilagare caos e paura, distruggendo prima le proprie certezze e poi quelle degli altri, per dare la possibilità a tutti di affidarsi ad un capo forte e carismatico – in questo caso Kai –, che potrebbe anche non volere il loro bene, ma che almeno le libera dal fardello di essere responsabili del loro futuro (“Every day faced with the failure, until Kai finally set me free“). Questa è l’obiezione che Cult sembra muovere al femminismo moderno, che, però, non sembra essere una critica tout court a quelle idee, ma solo all’intransigenza con cui viene applicata in alcuni contesti e realtà.

American Horror Story: Cult – 7×05/06 Holes & Mid-Western Assassin“Holes” e “Mid-Western Assassin” sono due episodi ricchi di temi da sviscerare, ma non altrettanto forti nella parte più squisitamente narrativa; la storia avanza in modo coerente ma troppo telefonato, svelando dettagli della trama molto presto, lasciando così pensare ad una cambio di rotta come c’era stato per Roanoke. Il culto legato alla figura di Kai continua il suo percorso verso il potere, facendolo sembrare sempre più un Charles Manson degli anni duemila – come dichiara Ally –, facendo anche riferimento ad un futuro che potrebbe essere lo stesso per entrambi. Il tema del tradimento e della rivalsa lega ogni membro di questo nuovo gruppo, che vede in Kai un padre confessore saggio e spietato, da ammirare e temere, capace di portare felicità nel mondo e distruggere qualsiasi cosa voglia. Il ragazzo è il personaggio più interessante della stagione fino a questo momento, perché unisce il suo essere emblematico – anche se alcuni eventi chiave del suo passato ci sono stati svelati da lui stesso – a delle idee molto precise.

Per questo, gli episodi cinque e sei di American Horror Story: Cult risultano soddisfacenti, per il forte legame con il presente, per la franchezza con cui vengono affrontati certi temi e la voglia di approfondirli; se solo questa stagione fosse un po’ meno violenta e didascalica nel parlare di politica, alleggerendo la comprensibile veemenza che gli autori riversano nel loro racconto, avrebbe un tono un po’ meno di parte, senza comunque portare gli autori a rifiutare le proprie idee, che hanno tutto il diritto di esporre.

Voto 7×05: 7+
Voto 7×06: 7½

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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