
Certo, non si può dire che questa première sia partita col piede sbagliato, anzi. Dopo un finale di stagione caratterizzato da sapori dolce amari e qualche furbizia perdonabile, puntare su una stretta continuità temporale dopo i minuti finali di “Moonshadow” è stata probabilmente la scelta migliore, anche solo per tenere stretta la tensione emotiva che quel cliffhanger a metà aveva lasciato nello spettatore e che era facile perdere lungo la strada. È bene specificare subito che il bilancio di questo episodio è infatti positivo. “A Father’s Advice” è il miglior This is Us di partenza possibile: soddisfacente ed emotivamente saziante, abbastanza efficace in termini narrativi e grintoso nel recuperare con scioltezza e tempo record l’esperienza immersiva e torrenziale – anche se la facile spettacolarizzazione del sentimento è sempre dietro l’angolo – che ci aveva conquistato nella prima stagione.
La première ha mantenuto la sensazione che la serie di Dan Fogelman sia uno spettacolo dalla forte e predefinita direzionalità tematica. Se la prima tranche infatti era puntata verso la scoperta dei padri, questa seconda sembra essere decisa ad affrontare la perdita dei padri e il potenziale collasso del sistema familiare che abbiamo conosciuto. Aveva funzionato benissimo, soprattutto per il personaggio di Randall, quel doppio binario che intrecciava il ricordo del padre adottivo con la scoperta del morente padre biologico: il percorso era stato costruito con grande intelligenza, grazie all’alternarsi dei due modelli sulla scena e al passaggio di insegnamenti in un circuito sapienziale entusiasmante. Un nuovo tracciato, riproposto rinfrescando i termini di questa equazione padre-figli con le novità presentate da questa puntata, potrebbe aggiungere nuove tonalità interpretative a uno degli elementi meglio trattati dalla serie e dall’episodio.

Allo stesso tempo però la scrittura ricerca anche la complessità psicologica che più si addice ai migliori personaggi della televisione. Questa è la seconda natura: la sceneggiatura impone la convivenza tra la simil-perfezione e una serie di difetti innegabili e poco confortanti rispetto all’idillio provinciale offerto dalla visione d’insieme. La droga di William, l’alcolismo di Jack e la nevrosi di Randall servono per moltiplicare le sfaccettature, evitando così caratteri troppo splendenti. È una parte fondamentale dei personaggi, perché il processo della perdita dei padri passa anche dalla loro demistificazione, come visto in questo episodio con Jack: “A Father’s Advice” infatti dà il suo meglio quando alla bontà politica sono affiancati l’affresco delle debolezze e la ricerca del realismo umano; il risultato sdoppia la figura del padre in quella di un uomo che è guida, idea e modello, ma anche delusione, amico e confidente. Le due nature quindi sono ben bilanciate e si compensano a vicenda, innescando nello spettatore ammirazione ed empatia.

L’episodio trae forza da questa puntuale gestione del tempo ed è vibrante e stilisticamente impeccabile. Fogelman, sceneggiatore dell’episodio, avvicina passato e futuro con una scrittura che, in una cornice con tutti i suoi particolari, trasforma la disamina dei sentimenti e il loro racconto in un’epica domestica e famigliare di inusuale delicatezza. In più esalta gli avvenimenti e le loro connessioni attraverso il voice over di William, che riprende le parole del poeta Alfred Tennyson (“È meglio aver amato, e perso / Che non aver mai amato”); il combaciare di alcuni momenti decisivi con l’ascolto di queste parole immortali – come nella carrellata di visi iniziale e nel dialogo finale di Jack e Rebecca – regala un momento di purezza narrativa formidabile.
This Is Us è quindi tornato con una première entusiasmante, caratterizzata da un ottimo controllo del racconto, buona recitazione e tensione. Si percepisce la sicurezza della direzione della storia e la volontà nel continuare i percorsi della prima stagione, aggiornandoli e correggendoli. Rimangono alcuni difetti (le storyline di Toby e Kevin sono deboli, ripetitive e troppo legate a quella di Kate) e il “pericolo” di non riuscire a sfondare come la prima volta, anche se l’episodio per ora distrae bene da questo pensiero. Non ci resta che restare a guardare.
Voto 8-
