
Creata come serie FOX, ma acquisita dalla CW quando la rete di Murdoch non ne ha più voluto sapere niente, Black Lightning pone al centro del proprio racconto un protagonista nero alle prese con un mondo che è molto diverso da quello con cui la televisione ci ha abituato a fare i conti. Sin dalle prime scene, che rimandano in modo esplicito alla paura generalizzata della comunità afroamericana nei confronti delle forze dell’ordine statunitensi, la serie creata dai coniugi Akil utilizza il proprio formato per creare un racconto dal ritmo sostenuto in grado anche di trarre linfa vitale dalla contemporaneità. All’interno del primo episodio, infatti, sono numerose le realtà toccate dalla serie: violenza nelle scuole, fascinazione delle gang sui più giovani, sfiducia nella polizia – anche quando questa è gestita da persone della propria comunità –, lotta politica e sociale. A partire da questa fitta rete di elementi, la scrittura si dimostra sin da subito interessata a creare un racconto sociale che possa evolversi ben aldilà delle semplicistiche narrazioni di puro intrattenimento e che, soprattutto, sappia muoversi sulle proprie gambe senza avere alcun bisogno delle serie “sorelle” che pure dominano il resto della programmazione del canale. I collegamenti con l’attualità sono ovviamente molteplici: si tratta pur sempre della prima serie supereroistica broadcast che pone al centro della narrazione un personaggio nero (Luke Cage, che pure di questo filone è in un certo senso il capostipite, è di Netflix e dunque risponde a diverse esigenze narrative e produttive) proprio negli anni in cui, dopo l’idillio obamiano, la nuova presidenza ha rimesso in discussione quelli che sembravano dei diritti acquisiti.

Il primo episodio di Black Lightning, dunque, funziona ancor meglio di quanto ci si potesse aspettare: “The Resurrection”, infatti, diverte, alterna in modo intelligente i vari piani narrativi creando rapidamente una struttura più ampia che dovrà sorreggere i tredici episodi che andranno a comporre la prima stagione. Un’altra idea che si rivela sin da subito vincente è quella di non partire dalle origini del personaggio ma da un suo ritorno in pista a nove anni dalla sua improvvisa scomparsa (nove anni fa fu eletto Obama): Black Lightning, infatti, è un supereroe sparito dalla circolazione costretto a tornare solo perché Jefferson deve proteggere la propria famiglia. Questa scelta assicura l’interesse dello spettatore nei confronti di un passato (e di un villain appena mostrato ma già molto carismatico) che è tutto da scoprire e che inevitabilmente andrà a confondersi e ad intrecciarsi con le vicende del più stringente presente.

Che prospettive, dunque, per questa serie? Le aspettative, che in verità erano in buona parte frenate dal prodotto e dal canale su cui viene trasmesso, si sono rivelate perfettamente soddisfatte. Il potenziale di Black Lightning è tutto un divenire e questo episodio pilota apre a così tante possibilità narrative che, per assurdo, si rischia persino di non riuscire a svilupparle tutte in quella che sarà la prima stagione della serie. A patto che ci si tenga lontano dagli altri show di Berlanti (che è produttore anche di questa serie, ovviamente), Black Lightning ha tutte le possibilità in mano per permettere alla CW e alla Dc Comics di fare il salto di qualità definitivo di cui avevano bisogno: sarà solo il coraggio della scrittura a permettere che tutto ciò avvenga.
Voto: 7 ½
