
Epica western senz’altro, ma anche un’epica familiare che ricorda per tematica i grandi serial del passato come Dallas, ma per tono e intenzione è molto più vicino a controparti moderne come Boardwalk Empire, Peaky Blinders o addirittura The Sopranos.
It’s called ‘progress,’ John, and progress doesn’t need your permission.
Al contrario però degli antieroi di queste ultime tre serie, il protagonista John Dutton (interpretato in modo magnifico da un Kevin Costner perfettamente in parte) non è un outsider in cerca di riscatto, ma uno che ha passato tutta la propria vita dalla parte giusta del mondo. Uomo bianco in Montana, un luogo tra i tanti negli USA – ma forse, in modo più evidente qui che in altri luoghi – in cui i bianchi hanno creato il proprio benessere grazie alle infinite terre rubate ai nativi; proprietario terriero in uno Stato in cui la terra è considerata non soltanto profittevole, ma sacra; cowboy in un mondo di frontiera in cui ancora questa parola ha un significato positivo; ricco, in un paese come l’America in cui la ricchezza è misura del successo e del valore di un individuo.
Eppure Yellowstone ci mette in chiaro da subito che anche la frontiera non è più esattamente la stessa che ha reso Dutton una sorta di divinità onnipotente, in grado di regnare sul più grande ranch degli Stati Uniti. Cosa significa quindi, per un uomo che è sempre stato dalla parte giusta, ritrovarsi gradualmente messo a margine proprio nei luoghi in cui prima regnava incontrastato?
“Just tell me who to fight”
“Everyone!”

Ed è qui che John Dutton, ricco uomo bianco privilegiato, assume il ruolo dell’antieroe in lotta contro il mondo, baluardo di un’America e di una mascolinità alla deriva costretta a difendere tutto ciò che dava per scontato. Una mascolinità che la serie non ci ritrae mai in maniera priva di contraddizioni, ma di cui anzi rimarca continuamente la debolezza intrinseca: i figli di Dutton sono scapoli incapaci si staccarsi dalla famiglia, come i figli maggiori, ribelli che rinnegano il proprio retaggio come il minore oppure solitarie cowgirl in abiti eleganti come l’unica figlia femmina, che rimarca la propria educazione di frontiera con atteggiamenti convenzionalmente predatori mutuati dal peggior cliché dei comportamenti maschili.
I know you deserve better, the best I can offer you is peace.

Yellowstone comunica visivamente ciò che non può comunicarci a parole, ovvero il reale motivo per cui uomini così diversi desiderano vivere nello stesso luogo e plasmarlo a propria immagine e somiglianza: perché la natura libera e pura a questi livelli è il simbolo delle infinite possibilità dell’uomo.
He’s a reasonable man until he’s provoked. Then reason don’t factor into it at all.
Il pilot di Yellowstone riesce facilmente a sfuggire alle trappole dell’agiografia e della soap raccontando, come già negli altri lavori di Sheridan, un mondo che resta ai margini fisicamente e legislativamente rispetto alle regole della società. Nello scegliere di raccontare uomini a proprio agio più con i cavalli che con gli esseri umani, assolutamente non meritevoli (nessuno di loro, senza esclusione) di possedere la terra che occupano, riesce per il momento a non prendere posizione limitandosi ad osservare dall’esterno, come la natura stessa, l’affaccendarsi di piccoli conquistadores impegnati a riproporre una versione da operetta dell’epica western, destinati ad una mutually assured destruction che prescinde dalle motivazioni personali, ma che risiede nel tentativo (già in partenza fallimentare) di imitare un modello di vita incompatibile col presente.
Voto: 7 ½
