
The First, show creato da Beau Willimon (conosciuto principalmente per essere il papà di House Of Cards US) e sviluppato da Hulu e Channel 4, si pone proprio sulla scia di questo progresso, immaginando come in un futuro molto prossimo sarà possibile organizzare la prima grande missione umana su Marte. La fiducia in questo progetto era ben salda, anche per via dei nomi coinvolti: dallo stesso Willimon al protagonista Sean Penn, dalla bella e brava Natascha McElhone nei panni dell’ambiziosa Laz Ingram ad un team di registi di tutto rispetto tra cui meritano una menzione Agnieszka Holland (The Wire, Treme) e Daniel Sackheim (The Leftovers, Game Of Thrones, Better Call Saul). A livello produttivo sono stati stanziati quasi 55 milioni di dollari, a dimostrazione di quanto Hulu abbia puntato su questa serie, alla ricerca del favore di quel pubblico appassionato al soft sci-fi e al fascino sempreverde delle missioni spaziali.

Peccato che, come spesso capita nelle produzioni contemporanee, ad un’eccellente qualità tecnica non si associ una altrettanto valida componente di sceneggiatura. Dopo il fallimento del lancio della Providence – nel godibile episodio pilota –, la narrazione dello show si struttura intorno alla preparazione della missione successiva, raccontando con un piglio molto intimista le difficoltà degli astronauti e delle loro famiglie, sia in vista dell’impresa a cui prenderanno parte, sia nei confronti della morte dell’equipaggio che prima di loro ci aveva provato. A fare da sfondo gli scontri politici e le difficoltà economiche e burocratiche che, ovviamente, si associano ad un’impresa di questa entità.
Se nelle intenzioni iniziali di Beau Willimon fosse presente la scelta di sfruttare la colonizzazione marziana come un pretesto narrativo per raccontare i drammi personali dei personaggi e delle scelte di vita che un astronauta è costretto a fare, non ci è dato saperlo. Tuttavia è ben chiaro come chi si aspettasse una serie avventurosa e dal ritmo cadenzato si sia ritrovato a bocca asciutta: la temporalità è distesa – nonostante ogni episodio preveda dei salti di alcuni mesi dal precedente – e sfrutta lunghe pause per accentuare la drammaticità di alcuni momenti, le ambientazioni spaziali sono risibili e l’esplorazione spaziale rimane un concetto in potenza, un traguardo verso cui i personaggi tendono e non la sostanza della narrazione.

Vanno poco meglio la caratterizzazione e le sezioni di racconto dedicate a Laz Ingram, CEO di VISTA, la compagnia privata che vince l’appalto della NASA per la missione. Anche la donna deve affrontare problemi familiari e difficoltà nel conciliare il lavoro, che coincide con le sue aspirazioni e i suoi desideri di realizzazione, con la cura dei figli. Più interessanti, tuttavia, sono la sua attitudine politica e il suo stile di leadership, senza le quali la missione non si realizzerebbe neanche. The First fa anche rientrare attraverso gli scontri di Laz in tribunale, che deve confrontarsi con il governo ma soprattutto con l’opinione pubblica, il delicato discorso sui vantaggi dell’esplorazione spaziale e su quale motivazione ci deve spingere a tentare imprese così rischiose e costose a discapito di un diverso utilizzo delle risorse. Il tema è toccato tangenzialmente, intendiamoci, ma il solo fatto che se ne faccia accenno riesce a far dimenticare alcuni passaggi a vuoto della sceneggiatura.
La prima stagione di The First si concretizza, dunque, in un discreto family drama con degli astronauti come protagonisti. Ancora meglio, si può definire questa prima annata come un lunghissimo prologo a quello che tutti avrebbero voluto vedere: il lancio della Providence II che si concretizza solo in “Near And Far” – il miglior episodio dopo il pilot – e le vicissitudini dell’equipaggio nel suo viaggio verso Marte.
Forse è esagerato sostenere che la serie di Beau Willimon si erga a monumento della crisi del prestige drama, eppure il risultato è deludente oltre ogni aspettativa e i pochi motivi per consigliarne la visione risiedono nella speranza che l’eventuale seconda stagione realizzi la promessa che una fuorviante campagna di marketing aveva ingiustamente messo sul piatto.
Voto: 5
