The First – Stagione 1


The First – Stagione 1Spazio, ultima frontiera dell’esplorazione. La sete di conoscenza ha portato il genere umano a superare i propri limiti biologici e ad avventurarsi oltre i confini della Terra: era il 1969 quando Neil Armstrong ha compiuto il celebre “grande passo per l’umanità” sulla superficie lunare. Da allora la strada verso la colonizzazione planetaria non è stata più solo fantascienza ma nell’immaginario collettivo un obiettivo concreto e realizzabile.

The First, show creato da Beau Willimon (conosciuto principalmente per essere il papà di House Of Cards US) e sviluppato da Hulu e Channel 4, si pone proprio sulla scia di questo progresso, immaginando come in un futuro molto prossimo sarà possibile organizzare la prima grande missione umana su Marte. La fiducia in questo progetto era ben salda, anche per via dei nomi coinvolti: dallo stesso Willimon al protagonista Sean Penn, dalla bella e brava Natascha McElhone nei panni dell’ambiziosa Laz Ingram ad un team di registi di tutto rispetto tra cui meritano una menzione Agnieszka Holland (The Wire, Treme) e Daniel Sackheim (The Leftovers, Game Of Thrones, Better Call Saul). A livello produttivo sono stati stanziati quasi 55 milioni di dollari, a dimostrazione di quanto Hulu abbia puntato su questa serie, alla ricerca del favore di quel pubblico appassionato al soft sci-fi e al fascino sempreverde delle missioni spaziali.

The First – Stagione 1Fin da primo episodio è evidente la cura dei dettagli che gli autori ripongono in ogni aspetto tecnico e visivo, al fine di garantire la maggior dose possibile di realismo allo spettatore. A tratti lo stile è quasi documentaristico, talmente è accurata la ricerca di verosimiglianza nelle fasi di preparazione al lancio della missione Providence – dalle indicazioni della sala controllo alla specificità della terminologia utilizzata. La qualità della resa visiva (regia e fotografia) è sempre a livelli altissimi e questo si sapeva non sarebbe stato in discussione, considerato l’alto tasso produttivo e il taglio da prestige drama che lo show sceglie fin da subito di assumere. L’obiettivo è, tra gli altri, rendere chiaro che l’uomo è davvero molto vicino – più di quanto si pensi – a poter raggiungere la possibilità di permettere a delle persone di calcare il suolo del pianeta rosso. La tecnologia attualmente disponibile, infatti, non è così lontana da quanto è mostrato nello show, che si limita ad insistere su un altissimo livello di automazione dei dispositivi e poco altro.

Peccato che, come spesso capita nelle produzioni contemporanee, ad un’eccellente qualità tecnica non si associ una altrettanto valida componente di sceneggiatura. Dopo il fallimento del lancio della Providence – nel godibile episodio pilota –, la narrazione dello show si struttura intorno alla preparazione della missione successiva, raccontando con un piglio molto intimista le difficoltà degli astronauti e delle loro famiglie, sia in vista dell’impresa a cui prenderanno parte, sia nei confronti della morte dell’equipaggio che prima di loro ci aveva provato. A fare da sfondo gli scontri politici e le difficoltà economiche e burocratiche che, ovviamente, si associano ad un’impresa di questa entità.
Se nelle intenzioni iniziali di Beau Willimon fosse presente la scelta di sfruttare la colonizzazione marziana come un pretesto narrativo per raccontare i drammi personali dei personaggi e delle scelte di vita che un astronauta è costretto a fare, non ci è dato saperlo. Tuttavia è ben chiaro come chi si aspettasse una serie avventurosa e dal ritmo cadenzato si sia ritrovato a bocca asciutta: la temporalità è distesa – nonostante ogni episodio preveda dei salti di alcuni mesi dal precedente – e sfrutta lunghe pause per accentuare la drammaticità di alcuni momenti, le ambientazioni spaziali sono risibili e l’esplorazione spaziale rimane un concetto in potenza, un traguardo verso cui i personaggi tendono e non la sostanza della narrazione.

The First – Stagione 1A depotenziare ulteriormente la forza dell’argomento di cui si sta parlando è la scelta di inserire nel cerchio ristretto di protagonisti Denise, la figlia del comandante Tom Hagerty. I daddy issues e i problemi di droga da cui è afflitta – a causa della morte della madre – non fanno che distogliere lo sguardo da quello che interessa davvero allo spettatore; non sono neanche funzionali ad approfondire la personalità di Tom, personaggio solo apparentemente complesso, che ad un certo punto rimarrà praticamente tagliato fuori dalla vita della figlia, vanificando ogni sforzo di costruire un legame verosimile tra i due. Ci si chiede quindi, perché optare per un intero episodio flashback dedicato alla vita e alla morte di Diane Hagerty – comunque pregevole nella sua fattura – in uno show che dovrebbe puntare in modo deciso sulla sua componente fantascientifica? Un episodio ben poco utile, anche perché aggiunge pochissimo ai personaggi coinvolti e non ha effetti diretti sul presente raccontato – se non la ricaduta di Denise, che tuttavia ha origine da un processo molto più lungo.

Vanno poco meglio la caratterizzazione e le sezioni di racconto dedicate a Laz Ingram, CEO di VISTA, la compagnia privata che vince l’appalto della NASA per la missione. Anche la donna deve affrontare problemi familiari e difficoltà nel conciliare il lavoro, che coincide con le sue aspirazioni e i suoi desideri di realizzazione, con la cura dei figli. Più interessanti, tuttavia, sono la sua attitudine politica e il suo stile di leadership, senza le quali  la missione non si realizzerebbe neanche. The First fa anche rientrare attraverso gli scontri di Laz in tribunale, che deve confrontarsi con il governo ma soprattutto con l’opinione pubblica, il delicato discorso sui vantaggi dell’esplorazione spaziale e su quale motivazione ci deve spingere a tentare imprese così rischiose e costose a discapito di un diverso utilizzo delle risorse. Il tema è toccato tangenzialmente, intendiamoci, ma il solo fatto che se ne faccia accenno riesce a far dimenticare alcuni passaggi a vuoto della sceneggiatura.

La prima stagione di The First si concretizza, dunque, in un discreto family drama con degli astronauti come protagonisti. Ancora meglio, si può definire questa prima annata come un lunghissimo prologo a quello che tutti avrebbero voluto vedere: il lancio della Providence II che si concretizza solo in “Near And Far” – il miglior episodio dopo il pilot – e le vicissitudini dell’equipaggio nel suo viaggio verso Marte.
Forse è esagerato sostenere che la serie di Beau Willimon si erga a monumento della crisi del prestige drama, eppure il risultato è deludente oltre ogni aspettativa e i pochi motivi per consigliarne la visione risiedono nella speranza che l’eventuale seconda stagione realizzi la promessa che una fuorviante campagna di marketing aveva ingiustamente messo sul piatto.

Voto: 5

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Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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