
Il quarto episodio prende direttamente ispirazione dai monster movies anni Cinquanta, in particolare dal cult movie Tarantula: tornati nel presente, la Doctor e i suoi nuovi companion affrontano un’invasione di ragni giganti sparsi per tutta Londra e si scontrano con Jack Robertson, bieco imprenditore senza scrupoli che ha causato la mutazione degli aracnidi smaltendo rifiuti tossici sotto il suo nuovo hotel prossimo all’inaugurazione. I facili paragoni con Donald Trump vengono esplicitati dal villain stesso che esprime il suo disgusto verso il Presidente americano ma, al tempo stesso, la sua ambizione di superarlo, ed è con questo personaggio che Doctor Who continua a parlare del tempo presente. Se in “Rosa” si guardava al passato per porre l’accento sull’ombra dell’intolleranza razziale che sta prendendo il controllo della società contemporanea, “Arachnids in the UK” si concentra sulle figure di potere che alimentano l’intolleranza e la violenza di cui siamo quotidianamente testimoni. L’indole crudele e ignorante di Jack Robertson – personaggio genialmente affidato a Chris Noth, il Mr. Big di Sex and the city – va contro tutti i princìpi morali del Dottore, interessato a capire le motivazioni dei ragni piuttosto che a sopprimerli, ma rappresenta ciò a cui l’umanità al momento aspira, e persino la Signora del Tempo appare inerme di fronte a una tale barbarie.
Forse è anche in questo che la Doctor di Jodie Whittaker si distingue dal suo predecessore: durante l’era Capaldi/Moffat, il Doctor si poneva di fronte alle minacce con atteggiamento duro e austero, frutto di un’enorme conoscenza accumulata nei millenni, e non esitava a scatenare la sua furia vendicatrice contro la superbia dell’uomo. La Doctor di Chibnall, invece, si approccia alle stranezza dell’universo con la genuina curiosità delle prime esperienze e di fronte alla scelleratezza umana non può che restare inerme e delusa, consapevole di non poter riparare ai torti di un’intera razza. Un Doctor meno divino e più umanista, dunque, il cui operato incerto trova diretta corrispondenza nei dissidi interiori dei suoi nuovi companion.

Neanche a dirlo, la serie subisce una brusca battuta d’arresto con “The Tsuranga Conundrum”, episodio che ci riporta ad una dimensione futuristica ma che riapplica in maniera plateale gli schemi narrativi usati da Chris Chibnall. Alla loro prima avventura ufficiale i quattro finiscono sopra una mina sonica e vengono imbarcati su una nave-ospedale per ricevere cure mediche, ma il veicolo viene preso d’assalto dallo Pting, una versione fantascientifica del Gremlin che si nutre dell’energia che alimenta la nave. Si tratta dell’ennesima crisi apparentemente insolvibile che la Doctor è chiamata a risolvere con il suo acume, ma la ripetitività della trama è il problema minore di questo episodio che mostra il fianco a tutti i detrattori della serie.

Tra seriosità eccessiva e satira sociale fallita, a salvarsi è solo l’ipercinetica Doctor di Jodie Whittaker, che all’inizio dell’episodio rivela ulteriori peculiarità in controtendenza rispetto alla tradizione: ferita e intontita dal contatto con la mina sonica, Thirteen prova a dirottare la nave per recuperare il suo prezioso TARDIS, ma il dialogo con il medico di bordo la aiuta a capire come il suo egoismo rischi di mettere a repentaglio la vita degli altri pazienti. Se pensiamo a “Hell Bent” e all’intera nona stagione, in cui Twelve rischiava di compromettere l’equilibrio spazio-temporale solo per non rinunciare a Clara, la sensibilità e la consapevolezza della nuova Doctor sono ulteriori segnali della profonda umanità che Chris Chibnall sta cercando di infondere nella sua protagonista, suggellata dalla preghiera collettiva con cui si chiude un episodio nettamente al di sotto del livello qualitativo a cui la serie ci ha abituato finora.
“Where there’s tears, there’s hope” diceva Bill Potts nel finale di “The Doctor falls”: la Doctor della speranza è finalmente approdata sul piccolo schermo e l’entusiasmo per questo nuovo corso è ancora palpabile, ma non si può negare che questi due episodi, nonostante l’approfondita indagine psicologica sui protagonisti, siano un inatteso passo falso che rischia di mandare in fumo le aspettative del pubblico. L’unica cosa che resta da fare a noi whovian è seguire il consiglio di Bill e continuare a sperare che Doctor Who torni presto ad incantarci come solo lui/lei sa fare.
Voto 11×04: 6
Voto 11×05: 5

La Whtttaker? Un Matt Smith caricaturale. Il resto? Noioso. Anzi. Melenso. Inguardabile. Capisco la necessità (?) politica in questi tempi bui. Ma non ne sentivo alcun bisogno. Pessimo chibnall e peggiore cast, fatta eccezione per il companion anziano, ottimo caratterista ed unico a salvarsi di un cast disastroso. Se penso alle critiche rivolte alla splendida ultima stagione di moffat, non mi capacità della benevola accoglienza a questa. Del resto, difficile proseguire dopo il monologo di capaldi. Però, peggio di così….