
La nuova domanda sembra dunque essere: se non si può volontariamente seguire la stessa strada del film, come si può imparare a convivere con una perdita di tale rilevanza? Di più: come può imparare ad affrontare un lutto simile un uomo la cui vita è legata a doppio filo ad un immaginario sereno, imperturbabile e felice? Un uomo, insomma, che incarna solo valori positivi, che è riferimento di stabilità, amorevolezza e sicurezza per intere generazioni?
Kidding inizia a raccontare la storia di Jeff Pickles da un punto molto particolare della sua vita, perché non è esattamente a seguito della morte di Will, ma qualche tempo dopo, quando il protagonista inizia a manifestare i primi segni di “rottura” rispetto al suo personaggio. Ce lo conferma in questa puntata proprio Jill, quando dichiara “You could hide behind the show and never deal with it. […] you stopped hiding today”, a testimonianza del fatto che – nel periodo che noi non abbiamo visto – anche lei si era accorta che Jeff si stava nascondendo dietro il suo alter ego per non affrontare la perdita.
È proprio con questo episodio, con lo strappo finale che restituisce a Jeff la sua intera umanità, e di conseguenza il suo completo dolore, che ci troviamo con tutte le carte in mano per capire lo scopo di questa prima stagione: se per il primo periodo di lutto Jeff è riuscito a nascondersi dietro l’immagine di Mr. Pickles, portando avanti il programma e degli impegni gravosi senza manifestare alcun segnale di dolore, la stagione si apre esattamente nel momento in cui questo sistema comincia ad incrinarsi, consentendoci di osservarlo a partire dalle prime crepe fino al punto di non ritorno.
What I’ve never understood is, how do I get back up?
There’s no way back up.

Non stupisce quindi che il tono della serie segua esattamente questo andamento, con intere scene di assoluta serenità chiuse da momenti imprevisti di violenza o di totale follia, oppure con sequenze molto commoventi che vengono interrotte bruscamente da una risata spiazzante o da un momento comico imprevedibile (basti pensare a Pickle-San che accende l’albero di Natale al grido “Allahu Akbar!”). È così che fuoriesce il dolore nelle persone che si ostinano a non voler farci i conti: all’improvviso e in modo totalmente disconnesso dal resto.
Il dolore si accumula come il vapore in una pentola a pressione, che comincia a fischiare potentissimo quando meno ce lo aspettiamo; allora abbassiamo il fuoco, cerchiamo di tenerlo sotto controllo, ed ecco che di nuovo improvvisamente fischia ancora, ancora più forte, e ogni volta sembra che non possa fischiare più forte di così. Allo stesso modo, osserviamo Jeff passare da un gesto fuori luogo ad uno sfogo, da uno sfogo ad una crisi psicotica, e ogni volta ci sembra che abbia davvero toccato il fondo, solo per scoprire che c’è sempre qualcosa di peggio – la pentola a pressione non è ancora esplosa.
Uno dei momenti che possono apparire come il crollo definitivo è di sicuro l’accensione dell’albero di Natale all’inizio di “Some Day”, in cui un Jeff più lucido che mai toglie il velo di protezione tra genitori e figli e svela la cruda realtà: “Your parents don’t deserve you”, riferendosi a quegli stessi genitori che sfruttano la presenza di Mr. Pickles per liberarsi dei loro figli, per smettere di ascoltarli – esattamente come ha fatto lui, che è finalmente giunto alla sua verità. Will non ha allacciato la cintura di sicurezza quel giorno perché non voleva fare ciò che suo padre gli aveva detto, anzi, non voleva ascoltarlo, perché il padre non lo aveva mai fatto con lui. Il montaggio segue Jeff in diretta tv e quasi tutti i personaggi che abbiamo visto durante la stagione mentre lo ascoltano e reagiscono nei modi più disparati: ma sono i bambini gli spettatori più importanti, quelli che – autorizzati da Mr. Pickles, quindi in modo assolutamente lecito – andranno ad aprire in anticipo i loro regali di Natale per scoprire che il loro Mr. Pickles parlante ha una sola, nuova frase registrata: “I’m listening”. Sembra insomma che la presa d’atto dell’origine del suo dolore abbia portato Jeff a trasformare un evento così terribile come la perdita del figlio in un atto positivo per milioni di altri bambini, che non sono figli suoi ma che potranno sentirsi meglio all’idea che qualcuno li ascolterà davvero.
You know how I make a new puppet?
I start with someone I know, and then, uh, I search for their essence.

Il piano sembra davvero funzionare: Jill, che finalmente riconosce in Jeff il suo stesso dolore, trova il modo per riconnettersi a lui; Seb comprende il suo ruolo di padre e si erge a tutela di Jeff contro il network, capendo inoltre che tutto quello che deve fare è ascoltare suo figlio – perché anche i Mr. Pickles del mondo hanno bisogno dei loro papà –, mandando così in onda l’episodio dedicato a Will. E poi ci sono i bambini: l’immagine di tutti i ragazzini in coda per andare a parlare con il loro beniamino è la rappresentazione visiva di quanto un dolore così immenso, se affrontato nella sua verità e canalizzato a fin di bene, possa trasformarsi in un evento rivoluzionario, capace di portare tra quei bambini in coda persino Phil – anche se poi, sentendosi trattato alla stregua degli altri, finirà col tornare a casa e impiccare il suo Mr. Pickles parlante. Tuttavia, come ogni componente della famiglia Pickles, anche Phil ha i suoi demoni da affrontare, e la perdita di un gemello è un percorso da cui origina, inevitabile, anche il concetto di perdita di sé.
Tutti i bambini, dunque, trovano in Mr. Pickles colui che li ascolterà, dimostrando che la verità urlata ai quattro venti forse non sarà capita da un network, ma sarà percepita da chi importa veramente.

Un’altra perla che ci regala questo episodio, e che pare inizialmente slegata da tutto il resto, è la rivelazione che Deirdre basa i suoi pupazzi sulle persone intorno a lei; con un altro montaggio che ci mostra i personaggi più importanti della stagione in momenti già visti, osserviamo i loro volti trasformarsi nei pupazzi che abbiamo imparato a conoscere, tutti tranne Deirdre stessa e Jeff. La prima non viene rivelata perché, come in una tragedia greca, Deirdre possiede il dono di leggere in tutti tranne che in se stessa – “I don’t know who I am”; il secondo non viene mostrato perché la sorella, proprio come un oracolo, dice a Jeff che la risposta è dentro di lui: non può quindi essere lei ad indicargli la soluzione dell’enigma, a rivelargli la sua essenza.
“Conosci te stesso”, diceva l’indicazione all’ingresso del tempio di Apollo, dove la Pizia dava i responsi a chi si recava per consultare l’oracolo. Era un imperativo, “devi conoscere te stesso”, perché la risposta è solo dentro di te; in maniera più soft ma non meno significativa, qui Deirdre dice a Jeff una cosa simile: “You know who you are”, lo sai chi sei, devi solo affrontarlo e ammetterlo. Ma il tempismo di questa presa d’atto, e la tragedia greca ce lo insegna che meglio non si può, è tutto.
Oops.

La più grande paura di Jeff, e lo dice proprio a Peter pochi minuti prima della conclusione, era che suo figlio venisse cresciuto da un uomo diverso da lui, qualcuno che potesse procurare a Phil dei danni da cui Jeff non sarebbe riuscito a proteggerlo. La protezione dei figli, inutile dirlo giunti a questo punto, è il punto di rottura per il nostro protagonista: e la presa d’atto di aver avuto un ruolo nella morte di Will è ancora troppo fresca perché lo stimolo di questo punto di rottura non causi ancora dei danni. Di nuovo, Kidding ci porta su un certo territorio – la riconciliazione, il chiarimento, il sollievo – solo per poi colpirci con il suo esatto opposto: Peter offre a Jeff di fumare della marijuana e Jeff non può far altro che proteggere suo figlio; anzi, non può far altro che “mettersi tra suo figlio e la droga, ad ogni costo”, come diceva quello spot apparentemente scollegato dal resto che apriva la puntata. Oops, il pupazzo con cui Jeff girava quello spot, non è nient’altro che Jeff stesso: un uomo che cerca disperatamente di comportarsi in un determinato modo, ma che all’improvviso va in tilt e semplicemente agisce, prima di pensare alle conseguenze, prima di pensare e basta. Jeff è Oops, l’ha sempre saputo, ma non l’ha mai riconosciuto: il pessimo tempismo di questo riconoscimento non gli ha consentito di lavorare su questo problema in tempo, o almeno abbastanza in tempo per evitare quello che – ormai possiamo dirlo senza timore di smentita – è ufficialmente il punto più basso da lui raggiunto. Jeff investe Peter e la puntata si chiude con lui ai piedi delle Pickle Falls in silenzio, ma sembra quasi di sentirlo ripetere quelle parole che aveva detto a metà episodio a Derrell: “Ho capito come sono arrivato qui, ma ora come risalgo?”

Voto 1×10: 10
Voto Stagione: 9

Bravissima…!…
Splendida analisi per una serie sorprendente!
All’inizio mi ha lasciato stranito: per quanto adorassi alcune caratteristiche della serie, la sua stravaganza e i suoi tempi così diversi mi avevano fatto storcere il naso in qualche occasione.
Gli ultimi 3-4 episodi però mi hanno conquistato appieno ed entra di diritto tra le serie che ho preferito quest’anno! Personaggi umanissimi, una scrittura profonda, atmosfera e temi dolceamari… Bella bella!
Grazie! Sì diciamo che all’inizio l’effetto può essere straniante, però per me fa proprio parte del suo fascino. L’ho amata davvero molto e questo finale è perfetto!