
A conclusione della prima stagione, è impossibile non riconoscere la capacità (al netto di pochissimi difetti) della serie di trasferire sullo schermo la qualità quasi ineffabile delle pagine di Elena Ferrante, intessute di una sorta di (neo)realismo magico che si intreccia a una scrittura quasi naturalista, capaci di costruire un universo pulsante e aderentissimo al reale ma che si intreccia con momenti quasi sovrannaturali; e d’altronde, cos’è la storia di Lila e Lenù se non la storia di due fantasmi, evocati dalla memoria dell’Elena anziana che usa quest’amicizia come scheletro sul quale ricostruire gli eventi della propria vita?
La storia de L’Amica Geniale procede per capitoli che si rifanno ad altrettante fasi della vita delle due ragazze (scelta non soltanto formale ma anche funzionale, nel suo segnare spartiacque “naturali” nella vita di una donna dell’epoca) e con questa stagione si concludono, almeno nominalmente, l’infanzia e l’adolescenza, perché anche se è soltanto Lila a sposarsi, la perdita dell’innocenza coinvolge anche Lenù ed entrambe si scoprono costrette a misurarsi con i propri limiti. Nel caso di Lila, questo ciclo porta a compimento quella che doveva essere una strategia perfetta per cambiare la propria vita e che si rivela un completo fallimento, mentre nel caso di Lenù c’è da fare i conti con il proprio stesso opportunismo, per molto tempo mascherato a sé stessa – e come spesso avverrà anche in futuro, scaricato sulle spalle di Lila che di volta in volta lo smaschera o se ne assume le colpe – ma anche con la propria ambizione divorante.

Ognuna di queste due coppie di opposti è solo superficialmente un racconto di amori ed emozioni adolescenziali, perché su questi opposti Ferrante, e la serie ne segue l’esempio, costruisce una dicotomia che presumibilmente seguirà le due ragazze per tutte la vita. Non sono soltanto relazioni, sono l’incarnazione delle tensioni che rendono Lila e Lenù due personaggi così complessi e affascinanti, riassumendo da una parte la superbia e l’ingenuità della prima – convinta che bastassero la furbizia e l’intelligenza per uscire indenne da un sistema sociale pensato in ogni suo più piccolo ingranaggio per sottometterla e mantenere lo status quo – dall’altro l’ambiguità della seconda, incapace di guardare a sé stessa con sincerità e sempre incline alla giustificazione e al calcolo opportunistico, spinta dal desiderio di primeggiare che nasconde a sé stessa e agli altri sotto una maschera di bontà e aderenza alle aspettative altrui.

In un quartiere che si anima sempre più di vita (e che partendo dalla staticità e dal vuoto quasi teatrale dei primi episodi si trasforma nell’immagine del Dopoguerra che ci è più familiare, pian piano che il Rione viene inglobato da Napoli e si apre al mondo, come le protagoniste stesse) è facile illudersi che il cambiamento del mondo intorno a sé possa riflettersi in un cambiamento della propria condizione di donna, ed è proprio questa illusione di cambiamento, questa cosa che “si sono messe in testa” Lila e Lenù di voler essere diverse dalle proprie madri solo perché sono più intelligenti e brillanti, che finisce sempre per essere la loro rovina. Lenù l’ha sperimentato per prima con la violenza di Donato Sarratore, Lila lo vive il giorno stesso del suo matrimonio con l’arrivo dei Solara al ricevimento: se alzi la testa, se ti rilassi, se ti lasci andare e ti fidi del mondo non potrai che essere punita, riportata al posto che ti compete, ingannata e sopraffatta con la violenza (verbale, fisica o psicologica).

La soggettiva è il segreto (sia televisivo, che letterario) per allontanare la storia delle amiche geniali dal mero affresco d’epoca, perché pur essendo Lila e Lenù il veicolo per raccontare le brutture e le illusioni di un mondo che è anche, pur nella sua intrinseca universalità, in tutto e per tutto il mondo del Dopoguerra italiano, non sono un veicolo casuale proprio perché bambine e poi donne portatrici di un fardello ben più pesante di un protagonista maschile qualunque: sono loro gli ultimi, sono loro a portare il peso della tradizione nel Miracolo Economico che tutto sembra cambiare tranne la vita delle donne. E la loro connessione spirituale riesce ad allontanare gli stereotipi della competizione femminile spostando il discorso a un livello ben più intenso e profondo, quello di due esseri umani la cui sopravvivenza in un mondo che cerca di sopraffarli costantemente dipende dall’essere in due, dallo spronarsi e aiutarsi a vicenda, anche e soprattutto rappresentato dall’essere un termine di paragone l’uno per l’altro.
L’Amica Geniale finisce così per essere su schermo un’esperienza immersiva quasi come sulla carta, nonostante l’invasività della voce narrante (non tanto per quantità, quanto per incongruenza dell’età e dell’accento di Alba Rohrwacher), a cui obiettivamente si possono imputare ben pochi difetti specialmente in questi ultimi due episodi, pervasi da una tensione palpabile e da quella fusione tra un’atmosfera imperscrutabilmente rarefatta, a tratti quasi magica, e il racconto crudo e nichilista di una rivoluzione impossibile.
Voto 1×07: 8
Voto 1×08: 8
Voto stagione: 8

Bravissima(ma non è certo una novità)…!!!…io personalmente arrvio ad un rotondo 9+…sono rimasto conquistato…una delle ultimissime scene(quando Lenù osserva perplessa gli invitati,anziani e giovani,ballare insieme stravolti ed alticci ,ammassati in uno spazio troppo piccolo e ricorda le parole della maestra sulla “plebe”,che all’epoca considerò eccessive ed ora invece condivide sorprendendosi essa stessa)la giudico geniale e direi fondamentale per la storia e per quello che sarà…
grazie <3
Serie meravigliosa, come i libri del resto, per me da 10!
Trovo molto centrata questa recensione, giustissimo sottolineare come le protagoniste siano “bambine e poi donne portatrici di un fardello ben più pesante di un protagonista maschile qualunque”. Anche la conclusione mi piace molto: “il racconto crudo e nichilista di una rivoluzione impossibile”, definizione calzante come poche.
E’ anche una delle poche recensioni a non aver paura di dire che la voce della Rohrwacher è assolutamente incongrua: abbiamo capito che è la fidanzata del regista ma si poteva decisamente scegliere di meglio. Spero solo che non decidano di farle interpretare Elena adulta, giuro che mi vado ad incatenare per protesta ai cancelli della Rai!
E a proposito di quest’ultima entità, segnalo che anche nell’ultima puntata è stata censurata una scena, quella del bagno di Lila prima del matrimonio: nella versione Rai ne vediamo solo il viso mentre in quella Hbo la sguardo di Elena indugia turbato sul corpo nudo dell’amica (“la vergogna di essere la testimone coinvolta della sua bellezza di sedicenne prima che Stefano la toccasse”).
Quindi nel 2018 in Rai il corpo femmminile fa ancora scandalo, a proposito di rivoluzioni impossibili…
Grazie e felice di essere d’accordo con te. Riguardo alla censura, abbiamo notato anche noi e ci ha fatto molta tristezza, ne ha parlato molto bene Attilio nella recensione dei due episodi precedenti, tra l’altro.
Giorni fa, guardando lo splendido Roma mi son chiesto come sarebbe stato L’Amica Geniale nelle mani di Cuaròn! Anche lì c’è il ritratto intimo ed emozionante di una donna, ma anche un mondo che cambia irreversibilmente tutto intorno a lei. L’emozione e l’empatia che sono purtroppo in modalità “sordina” nell’opera di Costanzo, l’ho seguita volentieri senza mai innamorarmene pur apprezzandone in primis lo sforzo produttivo. Girato molto bene, con tanti richiami al Neorealismo (una scena su tutte, il trasloco dei Sarratore), si indugia troppo sul volto molto poco espressivo di Margherita Mazzucco, anello incredibilmente debole di un cast con facce nuove e belle. Biasimo totale per la Rai che probabilmente pensa di avere un pubblico di bambini da tutelare sforbiciando pericolose nudità anche nell’ultimo episodio, intorno alle 23,30.
Posso dire con vergogna di non avere ancora visto Roma? recupererò in vacanza di sicuro. E biasimo totalmente condiviso.