
Da che parte di questo spettro – che va dal fallimento completo al compimento totale, con tantissime sfumature nel mezzo – si trova la seconda stagione di The Marvelous Mrs. Maisel? Di certo, sappiamo che gli spettatori e la critica sono divisi sulla sua riuscita e, cercando di mettere da parte l’entusiasmo della fan dei coniugi Palladino, bisogna riconoscere che l’operazione fatta si apre a moltissimi punti interrogativi, soprattutto per il peso che l’enorme successo dell’esordio rappresentava. Quel che senz’altro è rimasto immutato, di questo si può essere certi, è il ritmo indiavolato delle parole e delle immagini che saltellano, frizzolano, scoppiettano in un turbine di colori pieni, movimenti di macchina, trovate scenografiche e costumi che fanno a gara per qualità con i dialoghi che (come nella miglior tradizione della scrittura di Amy Sherman-Palladino) riescono ad essere al tempo stesso sagaci e svagati, pieni di contenuto eppure apparentemente leggeri come l’aria. È difficile non restare incantati dalla magia che ci avvolge gli occhi e le orecchie per concentrarsi sul plot della stagione, che pure non ha un minuto di sosta: ripartiamo non direttamente dalla conclusione della scorsa – quello spettacolo che segnava sia l’inizio della carriera da stand up comedian di Midge che la definitiva rottura col marito, e che sarà rievocato solo più tardi –, bensì da uno scenario che non potrebbe rappresentare meglio l’iconografia della femminilità dell’epoca, ovvero il centralino del grande magazzino B. Altman in cui Midge ora lavora, esiliata dopo il drama con Penny, ex amante di Joel, consumato nel bel mezzo del bancone del make up della Revlon.

È forse la densità degli eventi, come detto a volte disorientante, a generare nello spettatore la sensazione che la stagione stia vagando come la sua protagonista: non soltanto si cambia continuamente location, ma ci si sposta spesso tra l’una e l’altra seguendo sia gli spostamenti fisici di Midge che il destino degli altri personaggi, che assumono un ruolo molto più rilevante rispetto all’anno scorso conquistando spesso storyline quasi indipendenti (come nel caso di papà Abe, di Joel e di Susie) sia dalla trama principale che dagli eventi della vita di Mrs. Maisel stessa. Non tutto gira più attorno a lei e a tutti gli effetti non esiste una trama che prevalga sulle altre se non all’interno del singolo episodio, ed è quindi assolutamente sensato interrogarsi se l’horror vacui che caratterizza non solo la stagione, ma la scrittura stessa di Sherman-Palladino, sia in grado di tenere al proprio centro e mantenere saldi obiettivo e filo narrativo, o se invece non sia un godibilissimo ma un po’ fine a se stesso esercizio di bravura per guadagnare tempo e intrattenere – sia pure con grandissima maestria – in assenza di una direzione precisa.

La scelta di spostarsi a Parigi per seguire Rose, ad esempio, potrebbe sembrare solo la scusa per mostrare la capacità della serie di dipingere affreschi à la Stars Hollow anche al di là dell’oceano e in parte assolve alla funzione di ritrarre un altro aspetto dell’epoca con ironia e creatività scatenata. Da un punto di vista narrativo, tuttavia, ha uno scopo fondamentale che poggia le basi per tutto il discorso della stagione, che ha tre direttive principali: l’evoluzione difficile di Midge nel percorso da figlia a moglie a donna compiuta, che avviene necessariamente anche attraverso il ritratto del suo egocentrismo e della sua immaturità; l’allargare la visione a un quadro più completo della femminilità dell’epoca partendo dalla madre, che si ribella alla famiglia con la stessa immaturità di Midge e segnala, attraverso quella ribellione, la propria sensazione di incompiutezza come essere umano; infine, la volontà di seguire anche fisicamente, con un grazioso ma un po’ nevrotico balletto da un posto all’altro, il percorso accidentato di ri-costruzione dell’identità della protagonista, perennemente sospesa tra la sicurezza delle abitudini e la voglia di avventura.

Dal lato opposto della luna, a fare da contrappeso, c’è la progressiva assunzione di responsabilità da parte di Joel, verso i figli e verso l’azienda famigliare: se Midge si intrattiene così tanto in una perenne adolescenza da non poter neppure sopportare di essere esclusa dalla gara in costume da bagno, così Joel si concentra sulle necessità impellenti alla ricerca di un’espiazione ai proprio errori che finirà per diventare anche, inaspettatamente, un modo per trovare lo scopo e la realizzazione che gli mancavano e che sono stati una delle cause della rottura del suo matrimonio. Come due rette non perfettamente parallele, Midge e Joel compiono strade diverse con conclusioni diverse che a tratti si incontrano, come nel finale in cui trovano conforto l’uno nell’altra prima di compiere il salto definitivo verso quella vita adulta che hanno rimandato per così tanto. Ed è estremamente interessante il ribaltamento della narrativa classica della dissoluzione del matrimonio che i Palladino riescono a mettere in scena, in cui i ruoli tradizionali si rovesciano ed è la moglie a scegliere una carriera e una vita solitaria alla ricerca di un sogno molto chiaramente delineato, mentre il marito si dibatte per cercare un proprio posto nel mondo al di fuori dei ruoli famigliari.

Sotto l’eccentricità dei personaggi, i dialoghi frizzanti e i colori sgargianti, The Marvelous Mrs. Maisel nasconde il quadro di una società spietata con chiunque dimostri di desiderare qualcosa di diverso da quello a cui è stato destinato, che emerge con prepotenza nel rapporto tra Midge e Susie. La loro incapacità di comprensione reciproca – che contrappone da un lato la principessa viziata abituata ad avere sempre ciò che vuole, dall’altro la realtà durissima di una donna esteticamente e socialmente non conforme – si mostra con più intensità sul terreno lavorativo: il mondo della comedy è ostile alle donne, a qualsiasi donna, ma se Midge reagisce ritraendosi nelle rassicurazioni di un universo in cui può spiccare facilmente, senza misurarsi con le difficoltà, Susie combatte con tutte le proprie forze anche nei momenti in cui la lotta sembra persa in partenza. Senza una rete di salvataggio e senza la speranza di conformarsi mai, anche volendo, ai canoni imposti dalla società che la circonda, per Susie la strada della comedy è una strada di autoaffermazione necessaria laddove per Midge è una passione che può essere facilmente relegata al rango di velleità o capriccio in nome di un ritorno alla comodità. E questa seconda stagione le oppone sempre più fortemente fino a raggiungere il punto di rottura che probabilmente farà da perno alla terza, concludendo questo pezzo del percorso con l’ennesimo (forse momentaneo) tentativo di far marcia indietro di Midge e con Susie davanti al bivio, per la prima volta nella sua vita, tra una strada semplice per il successo e la continuazione del difficile rapporto con la socia/amica.

Non resta che sperare che i coniugi Palladino dedichino ancora molti anni della loro creatività a creare i fuochi artificiali di The Marvelous Mrs. Maisel, perché arrivati alla fine del decimo episodio la sensazione è, ancora, quella di non averne mai abbastanza.
Voto: 9

Gran bell’articolo, davvero! Complimenti!
Grazie mille!
Sono d’accordo con la tua recensione! Marvelous Mrs. Maisel dietro l’apparente lievità nasconde l’altra faccia del sogno americano e di una nazione non proprio terra di libertà d’espressione come la povera Midge sperimenta venendo censurata durante un suo show dall’odioso gestore di un club. In questa stagione Midge sfodera i suoi lati negativi che non ce la fanno odiare ma la rendono solo più reale. Il personaggio del padre Abe è magnifico nell’interpretazione di Tony Shalhoub così apparentemente burbero ma anche tenero e con un passato da antiglobal ma la mia preferita resta Susie Myerson! Chi non vorrebbe una manager così? STUPENDO! incrociamo le dita per la terza stagione! THANK YOU AND GOODNIGHT!
Intanto grazie mille, e anch’io amo particolarmente Susie, è un personaggio tipicamente Palladiniano ma con un livello di profondità molto più alto rispetto che so a una Sookie di Gilmore Girls. Si vede che Amazon permette a Amy di lavorare molto più di cesello su tutti i personaggi (ABE, cuorissimi) e allontanarsi dalla protagonista – sia prendendone le distanze fisicamente, raccontando altri, che “moralmente”, svelandone i lati oscuto – secondo me ha pagato tantissimo.
“Poca considerazione”?!? Io spero che i Palladino non abbiano figli! Mi sono guardata tutta la seconda stagione a pensare a quei poveri disperati di Ethan ed Esther. L’indipendenza dagli uomini è una cosa, l’abbandono fisico e psicologico dei 2 piccolini è criminale
Beh mi pare molto chiaro che la serie ne fa da una parte il modo per raccontare una sfaccettatura dell’egoismo di Midge, dall’altra una scusa per fare delle gag – insomma non penso ci sia una volontà di discorso pedagogico dietro, anche perché la serie non ha grandi pretese di realismo (pensa anche solo la quantità di vestiti che si portano in vacanza). E il cinismo è una delle cifre più importanti della poetica di Palladino, da sempre! Comunque non sei la sola che ne è rimasta infastidita, anche Sepinwall l’ha notato, per cui sei in buona compagnia. Credo che l’intento fosse proprio quello di suscitare una reazione di fastidio nello spettatore, e mi sa che ci sono riusciti benissimo! (Comunque no, non hanno figli, ma non credo che il modo in cui Midge tratta i suoi rappresenti le loro teorie pedagogiche)
Sembra una caratteristica delle famiglie americane anni ’60. Chi pensa che Betty Draper fosse una madre perfetta? In Mad Men tutti i figli vengono un po’ lasciati a se stessi. So che parliamo di finzione, ma quando ci sono varie serie tv, di vari generi che raccontano le stesse cose, probabilmente quelle cose accadono (o sono accadute sul serio). Fanno parte della loro cultura, in quanto popolo americano come il mito di kennedy, il burro d’arachidi, il ringraziamento e halloween.