Sex Education – Stagione 1 4


Sex Education – Stagione 1Uno show come Sex Education era nell’aria da diverso tempo. In un panorama televisivo sempre più prolifico e autoreferenziale, dove il teen drama sta vivendo una fase di intensa attività di auto-riflessione e rinnovamento e dove si fa sempre più evidente lo sforzo di esorcizzare tutti i tabù tradizionalmente legati al sesso e di normalizzare tutta una gamma di comportamenti sessuali prima discriminati, non era difficile intravedere la possibilità di un prodotto sperimentale a metà fra il dramedy adolescenziale e l’edutainment sistematizzato che mettesse esplicitamente al centro il rapporto che gli adolescenti hanno con il sesso.

La serie creata da Laurie Nunn per Netflix, infatti, presenta senza dubbio delle somiglianze di famiglia con i più classici teen drama britannici come Skins o Misfits ma anche con i più recenti quali The End of the F*** World o Chewing Gum per il gusto per l’awkward (da cui trae la maggior parte della sua potenza comica), la spontaneità, la tendenza a sdrammatizzare e a stemperare le situazioni più pesanti e, più generalmente, la postura critica verso i codici del genere così come si sono consolidati oltreoceano (dalle grandi gesta romantiche al topos del ballo di fine anno). Ma è sicuramente ad un’altra (brillante) serie Netflix che Sex Education rimanda, rispetto alla quale si pone quasi in un rapporto di continuità ideologica, ovvero Big Mouth che metteva al centro della sua comicità l’imbarazzo provocato dal risveglio ormonale e dalla trasformazione fisica nella pubertà. Si tratta, quindi, già sulla carta, di una serie intelligente (furba?) ed estremante attuale e quindi presumibilmente già predisposta a ritagliarsi una grossa fetta di pubblico.

C’è da dire poi che, al netto di tutto, il format di Sex Education funziona davvero bene. L’idea è quella di accompagnare alle classiche situazioni da teen drama una riflessione parallela sui suoi temi principali, ovvero l’aspetto sessuale ed emotivo delle relazioni degli adolescenti fra loro e con i familiari e il conseguente percorso di formazione in modo da presentare gli avvenimenti sotto una luce che si vuole analitica e critica. Si tratta di una formula, quella dell’auto-riflessione di un racconto televisivo che si ripiega su se stesso grazie all’inserimento di momenti di terapia e di analisi dei personaggi e delle loro azioni, già da tempo corroborata e consolidata, in primis nella forma delle sedute di Tony Soprano con la dottoressa Jennifer Melfi.
Sex Education – Stagione 1In questo modo, i ragazzi di Sex Education vivono la loro normale vita da teenager e lo spettatore, insieme a qualche personaggio, può prendere la giusta distanza dagli avvenimenti per osservarne i vari aspetti e cercare attivamente una risposta a quelli che vengono trattati come dei veri e propri casi. Da qui la serie prende il via per affrontare una vasta gamma di temi piuttosto classici (facendolo, però, in un modo assolutamente non banale o ripetitivo) quali l’attrazione, la repulsione, la discriminazione, il bullismo, l’aborto, l’educazione, l’omosessualità, la verginità, l’amicizia.

Si può perdonare alla serie il fatto di perdersi un po’, dopo un buon pilota, negli episodi centrali, certamente dovuto al difficile compito di armonizzare le due anime (narrativa e dichiaratamente educativa) di un prodotto che è ancora comunque in una fase iniziale e sperimentale. Da questo punto i vista ricorda molto alcune delle criticità di altri show come Dear White People o The Marvelous Mrs. Maisel specie quando si trova a dover sacrificare parte della caratterizzazione dei personaggi per farne semplice veicolo di un commento sociale esplicito (accade, ad esempio, con alcune coppie aiutate da Otis durante le sue sedute da sex therapist che non sono nulla più che casi di studio) o a dover forzare alcune situazioni narrative per far sì che Otis si trovi coinvolto nel progetto con Maeve (su tutte l’improbabilità della sessione con la prima coppia nel bagno della casa di Aimee Lou durante la festa). Lo show evita, però, di rimanere per lungo tempo incastrato nella pedanteria o nell’artificiosità e ha il merito di abbracciare in pieno la concezione freudiana dell’educazione come uno dei mestieri impossibili, negandosi l’adempimento del proprio compito già in partenza e riuscendo così a creare dei personaggi imperfetti, immaturi, umani e di grande interesse e spessore. Tutto questo è accompagnato da un altro paradosso che dà alla serie gran parte del suo fascino e della sua vitalità, ovvero il fatto di mettere al centro di un racconto sull’educazione sessuale un ragazzino praticamente inesperto e immaturo ma, proprio per questo, perfettamente distanziato dall’oggetto per poterlo abbracciare nella sua interezza (si tratta, peraltro, di una figura hegeliana piuttosto classica, quella della necessità di un certo grado di distanziamento per una comprensione totale di qualcosa). Il risultato, come più volte sottolineato dalla serie stessa, è uno strano ragazzino inspiegabilmente maturo sui più disparati aspetti relazionali dal potente effetto drammatico e comico.

Ci troviamo allora di fronte anche a momenti televisivi veramente alti come l’apice della traiettoria del personaggio di Eric, le sequenze di Maeve nella clinica per l’aborto, l’epilogo della sequenza sul cyberbullismo (in un episodio che sembra fare l’occhiolino ad American Vandal) dove tutte le ragazze presenti all’assemblea generale si alzano e dichiarano “It’s my vagina!”. Vi sono anche passaggi più o meno deliranti che solo una serie british con la stessa allure noncurante che poteva avere un Chewing Gum può permettersi, come i ritratti dei geek che giocano ai giochi di ruolo o del personaggio di Lily, fumettista di erotica aliena con l’obiettivo di perdere la verginità.

Sex Education – Stagione 1Ci sono, insomma, personaggi veramente interessanti a cui viene dato il giusto spazio come succede per gli archi narrativi di Otis, Eric e il loro rapporto di amicizia. Ve ne sono altri come Aimee Lou o le madri di Jackson a cui se ne potrebbe dare di più, altri ancora come Ola a cui si spera non venga dato spazio solo per farle fare da terzo lato del triangolo amoroso fra Otis e Maeve, altri a cui se n’è dato forse troppo come Adam la cui storyline, interessante all’inizio e dopo la svolta finale, si perde nel vuoto e nel già visto nella parte centrale. Unico vero punto debole è senza dubbio il personaggio del fratello di Maeve che, prevedibile e ininteressante, si inserisce veramente male nell’economia della serie.

Questo per dire che se la prima stagione di Sex Education non manca certo di difetti, è anche vero che ha dato prova di saper essere a tratti veramente brillante, e, nel complesso, di gran lunga più solida di molti degli altri debutti televisivi degli ultimi anni con tutto lo spazio e il tempo necessari per aggiustare il tiro e mettere a frutto il proprio potenziale, dimostrandoci ancora una volta quanto il teen drama sia un genere vivo e parlante. Non ultima (e tanto cara agli inglesi) la cura per l’accompagnamento musicale, sempre azzeccato e spesso davvero incisivo specie nei moment di transizione verso i titoli di coda.

Voto: 8

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Informazioni su Irene De Togni

Nata a Verona, ha studiato Filosofia a Padova e Teoria letteraria a Parigi. Non simpatizza per le persone che si prendono troppo sul serio ma le piacerebbe che le serie TV venissero prese un po’ più sul serio (e ora che ha usato due volte l’espressione “prendersi sul serio” non è più sicura di quello che significhi).


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