
Per chi non lo conoscesse dal film di De Palma del 2006 o dal romanzo da cui è tratto di James Ellroy, quello della Dalia Nera è uno dei misteri fondanti di Hollywood, che riguarda il macabro omicidio tuttora irrisolto di Elizabeth Short detta Black Dahlia, aspirante attrice trovata morta a 23 anni, segata a metà e completamente dissanguata, con il viso deturpato da due squarci che partivano dagli angoli della bocca fino alle guance. Il corpo posizionato scenograficamente, la modalità, l’età di Short contribuirono a rendere il caso uno dei più famosi sui tabloid dell’epoca (e probabilmente a renderlo impossibile da risolvere, visto che si pensa che proprio i reporter avessero inquinato le prove cercando informazioni) e consegnandolo all’immortalità delle leggende Hollywoodiane più longeve, oltre che più efficaci sullo schermo.

Il legame narrativo dello show col famoso delitto è sottile ma Jenkins, col marito Sam Sheridan alla scrittura, in questo pilot (uno dei primi tre episodi da lei diretti, su un totale di sei) setta il linguaggio il più vicino possibile alla tradizione di quel genere noir – o meglio, neo-noir visto che qui siamo più in territorio affine a Chinatown o a Il Lungo Addio che al noir nella sua espressione originale – per il quale casi come Black Dahlia sono fonte di ispirazione naturale.
Alla storia familiare della protagonista, infatti, si aggiunge subito Chris Pine come Jay, reporter/anti-eroe tormentato dai ricordi della guerra di Corea che sul caso della Dalia ha appunto lavorato, rovinandosi la carriera come da copione e finendo a bere, sniffare e farsi pestare regolarmente dai poliziotti; nel pilot non accade ancora, ma è evidente sia dal finale, sia dalla nostra esperienza di spettatori che Fauna e il bel giornalista saranno destinati a incontrarsi e a indagare insieme, col famoso omicidio ad aleggiare sui loro destini.

Per il momento, è davvero difficile dire a che genere di prodotto ci troviamo davanti: confezionato benissimo e senza sbavature narrative né estetiche, potrebbe essere un’interessante variazione sul tema oppure l’ennesimo noir televisivo senza troppi appigli originali. Di certo, il pilot è solido e assolve alla sua funzione di introduzione dei personaggi e della storia con grande efficacia e la scelta degli interpreti è eccellente se si eccettua la discutibilissima scelta della bianchissima India Eisley (The Secret Life of the American Teenager) per il ruolo di Fauna – data la disponibilità di attrici di razza mista si poteva tranquillamente evitare il white washing – con menzione particolare alla performance dell’ottima Golden Brooks nel ruolo della madre adottiva.
In sostanza, I Am The Night è ancora un prodotto misterioso tanto quanto il suo plot, ma non sembra per ora uno show destinato a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama televisivo di quest’anno. Questo non significa ovviamente che non valga la pena vederlo, anche solo per godersi il gran lavoro di Patty Jenkins e un Chris Pine in grandissima forma.
Voto: 6 ½
