
Ha un rapporto fatto di solo letto e reggiseni che rimangono allacciati, una coinquilina nera e lesbica, una madre pressante e un padre malato.
La sua, con tutti i problemi che tutti possono avere, è una vita normale, ma a renderla complicata ci si mette il suo aspetto.
Perché Annie è in sovrappeso e il mondo sembra non fare altro che ricordarglielo tutto il giorno.
“There is a small person inside of you dying to get out.”
“Well I hope that small person’s ok in there!”
La bravissima Aidy Bryant (già star del Saturday Night Live e apparsa tra gli altri in Broad City e Girls) porta sul piccolo schermo Annie e la sua leggerezza nell’affrontare una serie di personaggi che costantemente riescono ad essere offensivi nei suoi confronti, con le parole come con i gesti. A partire dal suo compagno di sesso Ryan, che sembra avere un morboso interesse per le ragazze piene di curve, passando per la sgradevole insegnante di fitness e arrivando al suo capo Gabe.
Tutti, in un modo o nell’altro, spostano il confine della privacy e della battuta sempre un poco più in là, a volte persino inconsapevolmente (come capita spesso agli uomini), altre in modo voluto e perfido (atteggiamento invece abbastanza trasversale).
L’intelligenza di questo pilot sta non solo nel dare un quadro chiaro e preciso, nonostante le battute e il clima a volte surreale, di tutti i personaggi coinvolti, ma soprattutto nel non essere mai patetico nel raccontare in modo diverso e originale quanto di questi tempi possa ancora essere molto complicato essere accettati da un società che, per quanto si dichiari aperta, rimane ancorata a una chiusura mentale difficile da scardinare.
“Because there is a certain way your body is supposed to be, and I’m not that.”

Shrill rientra sia in quella che sembra una nuova era delle produzioni Hulu (il già avviato PEN15 e il prossimo Ramy) e allo stesso tempo in quel filone di successo di serie comedy che negli ultimi anni hanno rappresentato la normalità di una cosiddetta minoranza, che fosse razziale, sessuale o sociale.
Produzioni come Please Like Me, per citarne una tra le tante, sono riuscite nell’intento di portare sullo schermo la routine, la giornata ordinaria, la vita normale di personaggi molto diversi dal passato, e non perché gay, neri o grassi, ma perché pieni di problemi, desideri, contraddizioni e difetti come qualsiasi altra persona esistente, diventando i testimoni di un nuovo realismo televisivo. L’essere in un gruppo minoritario, oltre ad offrire un punto di vista sul mondo molti diverso da quelli a cui siamo abituati, diventa l’occasione per raccontare, come nel caso di Shrill, una società ancora fortemente ottusa che deve diversificare i suoi componenti per creare un distacco continuo.
E proprio sul finale del pilot vediamo Annie prendere in mano la situazione da donna capace e intelligente quale è, pronta a mettersi in gioco nel mondo in prima persona e senza paura, affrontando le sfide che la vita le pone di fronte cercando prima di tutto di valorizzare il proprio talento e chiedendo in cambio a chi le sta davanti altrettanta considerazione e impegno, senza pregiudizi.
Voto: 8
