
L’anno scorso avevamo lasciato i coniugi Hammond alle prese con l’ennesimo imprevisto che rischiava di mandare all’aria i loro piani (che si possono sintetizzare nel voler proseguire con la loro vita di genitori e agenti immobiliari nonostante il cannibalismo di Sheila): i due vengono infatti scoperti dal vice sceriffo Anne Garcia, la quale però fortunatamente, complici l’indistruttibilità di Sheila, la presenza di una testa mozzata parlante e l’enorme esplosione attuata da Abby e Eric, si convince di essere di fronte a un emissario di dio.
È proprio da qui che si dipanano due delle principali storyline della stagione, entrambe non prive di spunti interessanti, ma al tempo stesso poco convincenti dal punto di vista della loro gestione nell’economia del racconto: da un lato abbiamo infatti la questione della presunta divinità di Sheila e dall’altra le indagini sull’esplosione, a cui si uniscono le vicende che riguardano i Cavalieri della Serbia e Poplović.

Accanto ai continui tentativi degli Hammond di evitare di finire uccisi dalla doppia minaccia serba (incarnata dall’ordine dei Cavalieri e da Poplovic) e di sventare una nuova potenziale epidemia zombie causata dal desiderio di fare nuove amicizie di Ron, troviamo le indagini dell’FBI circa l’esplosione del “fracking site”. Nonostante le interazioni tra Abby ed Eric risultino sempre godibili, questo è senza dubbio il tassello più debole del racconto, sia perché per buona parte del tempo totalmente slegato dalla narrazione principale, salvo poi un frettoloso convergere verso questa in vista della risoluzione, sia perché in fin dei conti privo di mordente e non problematizzato a sufficienza.
Ben più interessante in quest’ottica è il percorso di scoperta di sé portato avanti dalla giovane Hammond, complementare a quello di accettazione della sua indole da parte dei genitori, che culminerà con l’uccisione dei due villain e l’investitura a erede del titolo di cavaliere della ragazza. Uno dei meriti principali della serie di Victor Fresco è infatti sempre stato quello di riuscire a portare avanti discorsi credibili e non scontati sui rapporti famigliari e, ancora di più, sui ruoli che ciascuno dei suoi membri ricopre, andando a scardinarne gli stereotipi proprio grazie al surreale contesto horror in cui si inserisce: se l’esordio della comedy si è giustamente focalizzato sulla liberazione di Sheila dall’etichetta di donna debole che le era stata affibbiata, in questa terza stagione a brillare è soprattutto lo straniante percorso di Abby, il quale, a ben vedere, ci parla dello stesso desiderio di emancipazione e realizzazione di sé che aveva ispirato la trasformazione della madre.

Nonostante qualche problema nella gestione delle storyline e una certa tendenza alla ripetitività, dal punto di vista comico Santa Clarita Diet continua a regalare soddisfazioni, innanzitutto grazie alla bravura del cast – non solo Drew Barrymore e Timothy Olyphant, anche i comprimari e le new entry di quest’anno sono risultate particolarmente azzeccati – e a una scrittura brillante che riesce ancora a sfruttare al meglio il surreale mix di sit-com e zombie horror da cui prende le mosse. L’ampliamento della strampalata mitologia dell’origine serba dell’epidemia zombie, l’uccisione del men’s rights activist e il filmato di candidatura di Joel a Cavaliere della Serbia sono solo alcuni esempi del potenziale comico dello show.
Al netto di qualche difetto, Santa Clarita Diet continua quindi a essere una delle comedy originali Netflix più interessanti, val la pena quindi sperare in un rinnovo che dia la possibilità a Fresco e ai suoi collaboratori di aggiustare il tiro in vista di una potenziale stagione conclusiva ancora più convincente.
Voto: 6/7
