Veronica Mars – Stagione 4 1


Veronica Mars - Stagione 4Dopo tre stagioni (andate in onda su UPN e The CW) e un film in buona parte finanziato dagli stessi fan, la serie cult Veronica Mars torna sul piccolo schermo, questa volta grazie a Hulu, che a sorpresa ha deciso di produrne una miniserie da otto episodi.

Il creatore della serie Rob Thomas e la sua writers’ room si sono così trovati ad affrontare un compito per niente facile: riportare in vita, a distanza di una quindicina di anni, uno show nato come una rilettura del mistery noir in salsa teen, che con il lungometraggio del 2014 sembrava aver trovato la sua definitiva conclusione.

La quarta stagione prende le mosse proprio dal film, che a detta dello stesso Thomas aveva avuto come obiettivo principale quello di soddisfare i tanti fan della serie che avevano contribuito più o meno concretamente alla sua realizzazione, costruendo quindi intorno al fan service una trama che fosse plausibile e accattivante. In questo senso il ritorno su Hulu rappresenta un positivo cambio di marcia, in quanto riesce a trovare un più efficace equilibrio tra l’effetto nostalgia e la necessità di aggiornamento, a cui si aggiunge quella di risultare comprensibile anche a un pubblico nuovo, che si approccia per la prima volta allo show.

Veronica Mars - Stagione 4Pur non mancando infatti i riferimenti al passato (in primis all’omicidio di Lily Kane) e la tradizionale ambientazione a Neptune, i personaggi storici della serie vengono introdotti nel racconto in maniera più organica, ricoprendo ruoli in alcuni casi marginali ma funzionali allo sviluppo del racconto. È questo ad esempio il caso di Wallace, che diviene il simbolo della vita matrimoniale con cui Veronica si trova a fare i conti, oppure di Dick, che dopo un paio di fugaci comparse lascia spazio alla figura del padre, direttamente coinvolto nell’esplosione dell’albergo. Al cast originale si affiancano quindi nuovi personaggi, che nella maggior parte dei casi si rivelano new entry azzeccate: tra queste spiccano innanzitutto Clyde Pickett, interpretato da un sempre carismatico J. K. Simmons, criminale gentiluomo alla Walter White con annesso copricapo, e il Penn Epner di Patton Oswalt, che come vedremo si rivelerà il perfetto villain di questa stagione. Una menzione speciale va poi ai due sicari del cartello messicano, i cui siparietti a metà tra il comic relief e il gore hanno arricchito il racconto di un’atmosfera alla Fargo, show che non a caso è tra le fonti di ispirazione dichiarate da Thomas. Lo stesso purtroppo non si può dire del congressman Maloof e della sua famiglia, la cui storyline risulta forse la meno sviluppata e coinvolgente.

Veronica Mars - Stagione 4Per quanto riguarda la trama investigativa, gli autori hanno messo a punto un racconto estremamente efficace, dal punto di vista sia strutturale che tematico. Questi infatti, sfruttando il formato della miniserie, sono riusciti a svincolarsi dal canonico espediente del red herring, indirizzando i sospetti e le indagini in maniera più organica su un parco di personaggi sempre più ristretto, fino al disvelamento dei colpevoli tramite una stretta sequenza di colpi di scena. Forse non era poi così difficile prevedere il coinvolgimento di Big Dick Casablancas e di Penn nella serie di esplosioni, ma quello che funziona è l’attualità delle dinamiche che fanno da movente e da cornice agli omicidi. Da un lato abbiamo il cupo ritratto di Neptune e dei suoi abitanti, le cui uniche opzioni sembrano continuare a sopportare la piaga dello Spring Break o soccombere alla gentrificazione voluta a tutti i costi da Big Dick, e che comunque finirà con il concretizzarsi nonostante la sua morte; dall’altro abbiamo invece quello, altrettanto cupo, di Epner. Lontano anni luce dalla tipica figura folle e minacciosa del serial killer, il personaggio di Oswalt trae forza proprio dalla sua apparente innocuità, fino a rivelarsi una sorta di incel manipolatore, che ha finito con lo sfogare il suo odio nei confronti dei bulli delle confraternite e il suo desiderio di fama in una serie di omicidi a sangue freddo.

L’ironica critica alla spettacolarizzazione del crimine, che raggiunge il suo culmine con la messa in scena del documentario true crime basato sul caso di questa stagione, va del resto di pari passo con la riproposizione dei topos del noir che da sempre caratterizza la serie, a partire dall’uso massiccio della voce fuori campo. Lungi dal porsi come una vera e propria satira, Veronica Mars rilegge e aggiorna gli elementi caratteristici di un genere cupo e serioso per eccellenza attraverso il filtro dell’ironia, raggiungendo così un sapiente equilibrio tra i diversi registri narrativi che rappresenta uno dei suoi tratti più peculiari e riusciti. Al centro di questa dinamica troviamo inevitabilmente la protagonista del racconto: Veronica, dopo aver dismesso i panni della detective adolescente, finisce con l’aderire molto più da vicino allo stereotipo dell’investigatore noir: ossessionata dal lavoro e ancorata ai traumi del passato che la rendono incapace di fidarsi di chi le sta accanto e quindi stringere rapporti profondi e duraturi, che siano di amicizia o di amore. Se il legame con Nicole risulta purtroppo irrimediabilmente compromesso dal comportamento di Veronica, quello con il padre e con Logan le permettono di comprendere i suoi limiti e le sue fatiche, iniziando un percorso di crescita che però troverà la sua svolta definitiva (o il suo annullamento?) solo nel terribile colpo di scena finale.

Veronica Mars - Stagione 4La morte di Logan è senza dubbio l’aspetto più controverso di questa nuova annata della serie, ed è davvero difficile valutarne in maniera univoca la bontà: lo stesso Thomas ha affermato come la scelta sia stata motivata innanzitutto dalla possibilità di aprire nuovi scenari per il futuro della serie, come appare evidente dall’ultima sequenza ambientata un anno dopo gli eventi raccontati. L’impressione però è che così facendo gli autori abbiano sacrificato l’arco narrativo della protagonista in favore di una sorta di facile reset del suo personaggio, che si ritrova così ad essere di nuovo single e presumibilmente ancora più cinica; insomma ancora più simile allo stereotipo dell’antieroe del noir in versione gender swap da cui inizialmente prendeva ironicamente spunto. Al tempo stesso, però, Logan rappresentava il legame più forte di Veronica con il suo passato, quindi in quest’ottica la sua morte, se letta insieme alla scelta di iniziare un percorso di terapia, potrebbe davvero rappresentare un momento di svolta, per quanto doloroso, per il suo personaggio.

Se questa fosse la sua ultima stagione, lo show si chiuderebbe su una nota agrodolce che farà storcere il naso a molti fan, ma in fin dei conti in linea con il genere di riferimento; al contrario, se dovesse essere rinnovato, la sfida per gli autori sarà quella di costruire un racconto che, pur lontano dall’ormai iconica Neptune, riesca a mantenere intatte le peculiarità che hanno reso Veronica Mars un piccolo cult tra gli show dei primi anni duemila.

Voto: 7½

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Un commento su “Veronica Mars – Stagione 4

  • Cinzia

    Finalmente una recensione in cui si ha il coraggio di analizzare le novità della storia, senza sparare a zero sulle decisioni prese da chi l’ha scritta.
    Amo V per quel che mi ha raccontato al suo esordio e mi piace fruire di un racconto assumendo la posizione che mi compete: quella della spettatrice.
    Sarà per la fiducia che ho in Rob Thomas, sarà che nel tempo ha saputo soddisfarmi e deludermi a fasi alterne, ma io scelgo di guardare in faccia ciò che mi è stato raccontato e prenderlo così come è.
    Per altro, chiunque abbia criticato le vicende della stagione 4, si è soffermato molto poco sui dettagli e per fortuna – per quanto io sia una che guarda e riguarda gli episodi fino a stanare le più infinitesimali citazioni culturali e la loro origine – in questo articolo leggo particolari che non mi sono subito saltati agli occhi.

    Il personaggio di Wallace l’ho trovato un po’ trascurato ma, osservare le sue vicende secondo la chiave della contrapposizione voluta tra lui e V – una volta tanto uniti e simili – mi ha fatto sentire sciocca.
    Giustamente le persone, crescendo, cambiano inspiegabilmente strada e si ritrovano lontane… non che questo punto sia approfondito, ma è un ottimo spunto per, eventualmente, andare più a fondo nei prossimi episodi.
    Come succede nella vita, non è detto che quel che siamo a 16 anni lo saremo anche a 25/30.
    Anzi, la realtà è proprio il contrario e, perché la storia di V rimanesse sempre uguale lungo 3 stagioni+film+revival, non ci sarebbero dovuti essere salti temporali, traumi e sarebbe dovuta essere come quei procedurali che si dedicano più ai casi singoli degli episodi più che alla trama e alla storia dei personaggi.

    Insomma, chi scrive una storia non può piegarsi all’estremo fan service, dovremmo comprendere – tutti – che se siamo da questa parte dello schermo dovremmo smettere di battere troppo i piedi: prendiamoci un sacchetto di pop corn e godiamoci lo spettacolo!