
La scorsa annata di The Good Place è stata probabilmente la migliore della sua storia e, nonostante la meravigliosa seconda stagione di Fleabag le abbia soffiato l’Emmy come miglior serie comedy, non c’è dubbio che la grandezza dello show sia ormai unanimemente riconosciuta. Grandezza che deriva non solamente dalla brillantezza della scrittura e dell’ottima gestione dei numerosi twist narrativi, ma anche e soprattutto dalla capacità degli autori di sfruttare tutti i punti di forza del suo formato agile e del medium seriale. La sfida di questa quarta e ultima stagione è quella di mantenere il livello altissimo a cui gli spettatori sono abituati e portare a compimento una serie che, a meno di clamorosi scivoloni, sarà ricordata come una delle migliori degli anni dieci di questo millennio.
The point is, I believe that we’re destined to succeed.

Everything is so PC. And I was an equal-opportunity offender, okay?
In generale The Good Place fa quello che ha sempre fatto ottimamente già in passato (si fa riferimento soprattutto alla seconda stagione): rimescola le carte e propone una rivisitazione degli elementi “storici” dello show, gioca con la propria mitologia interna e propone nuove varianti di una storia che già conosciamo, stuzzicando gli spettatori nel trovare le differenze e a divertirsi vedendo la prospettiva ribaltata di una Eleanor che passa da abitante del quartiere/soggetto torturato in un finto good place a architetto del quartiere/direttrice di un progetto che mira a rendere le persone migliori. In tal senso è interessante osservare l’evoluzione del personaggio interpretato da Kristen Bell che si trova a fare i conti con una posizione che era impensabile potesse occupare all’inizio della serie, a dimostrazione del percorso estremamente coerente che ha compiuto e che, si spera, possa giungere ad una conclusione soddisfacente.

Tell him that we said, “Boo-yah!”
La quarta stagione di The Good Place comincia, dunque, con un episodio solido ma non esaltante, insistendo sui punti di forza dello show ma prestando il fianco a qualche meccanismo già noto e poco interessante. Un giudizio che non è assolutamente critico o negativo, ma che deriva dalle altissime aspettative che ormai si hanno nei confronti del gioiello creato da Michael Schur che, siamo abbastanza sicuri, non si smentirà nemmeno con la sua ultima stagione.
Voto: 7
