
Già alla fine del 2017 l’arrivo di Star Trek: Discovery aveva riportato con successo il pubblico in mezzo alla Flotta Stellare, con un nuovo gruppo di personaggi carismatici guidati da Michael Burnham che a poco a poco sono entrati in contatto con alcune figure storiche della saga senza però cedere al peso del confronto. Il revival televisivo di una serie così famosa non poteva ovviamente fermarsi qui, e quando nell’agosto 2018 Patrick Stewart è apparso a sorpresa alla convention di Las Vegas di Star Trek per annunciare il suo ritorno nel ruolo di Jean-Luc Picard, i fan sono andati in visibilio. L’entusiasmo è sicuramente condiviso dalla CBS, che ha rinnovato Stark Trek: Picard per una seconda stagione ancor prima della messa in onda dell’episodio pilota.
Picard è stato il capitano dell’Enterprise nella serie Star Trek: The Next Generation (recuperabile su Netflix), andata in onda tra il 1987 e il 1994 riscuotendo un enorme successo e ottenendo negli Stati Uniti una media altissima di spettatori, vicina ai 10 milioni a puntata, e ottenendo anche una nomination agli Emmy per miglior drama con la stagione conclusiva. L’aspetto più curioso di The Next Generation, ambientata 100 anni dopo gli eventi che hanno coinvolto Kirk e Spock, è stata la decisione di – almeno inizialmente – evitare qualsiasi riferimento alla serie originale, allontanandosi così dal famoso fan service diventato ormai una piaga per molti franchise. È stata una scelta molto coraggiosa che alla fine si è rivelata vincente, una lezione che molte saghe – nello specifico Star Wars – dovrebbero imparare. Di fronte a un universo letteralmente illimitato, sarebbe un controsenso raccontare sempre le stesse cose.

L’episodio pilota di Picard fa un ottimo lavoro per permettere a chi non è un trekkie di seguire senza problemi la storia, anche se in alcuni casi – soprattutto quando si tratta di alcuni colpi di scena nella seconda metà dell’episodio – i nuovi arrivati non avranno la stessa reazione dei fan di lunga data e forse si troveranno un po’ spaesati senza aver visto The Next Generation. Siamo però solo alla prima puntata e, a detta degli showrunner, “Remembrance” è il primo tassello di un arco narrativo di tre episodi che viene visto come l’atto iniziale di Picard, per cui verranno sicuramente fatti degli ulteriori passi per rendere più chiara la situazione a tutti e capire meglio quali siano le forze in gioco. Tolto questo, le basi dell’intreccio narrativo sono molto promettenti, e difficilmente Patrick Stewart avrebbe accettato di tornare se fosse stato altrimenti.
Sul versante tecnico Picard mantiene l’alta qualità vista in Discovery e, come in quest’ultimo caso, deve molte delle sue scelte stilistiche alla trasposizione cinematografica di Star Trek di J.J. Abrams. Il recente The Mandalorian è stata la dimostrazione di come la tecnologia degli effetti visivi stia facendo dei passi sempre più rapidi per permettere anche alle produzioni televisive di portare in scena opere visivamente complesse che accorciano il gap tecnico tra cinema e piccolo schermo. È uno strumento utile anche agli autori, che si trovano così di fronte a un’arma in più per dare sfogo alla loro immaginazione senza eccessive limitazioni.

Star Trek: Picard parte dunque con il piede giusto, continuando così la storia di uno dei personaggi più iconici della televisione senza dare l’impressione di essere di fronte a un’operazione puramente economica. Dopo l’ottimo lavoro fatto con Discovery, la CBS aggiunge un altro tassello promettente al mosaico dell’universo di Star Trek, anche se bisognerà aspettare qualche altro episodio per capire il vero valore di questa nuova serie. La sensazione è comunque che il franchise sia in ottime mani e che, nonostante decenni di storie che lo compongono, il futuro televisivo della Flotta Stellare possa davvero essere lungo e prosperoso.
Voto: 7+
