
Purtroppo questo cambio di rotta alla fine non c’è stato, e, nonostante alcuni momenti decisamente godibili, Resistance non ha fatto quasi nulla per riparare alle tante problematiche viste nella prima stagione; anche in quei rari casi in cui la sensazione era che gli autori si stessero muovendo verso territori inesplorati e in grado di dare un senso al progetto, l’impatto emotivo nella maggior parte dei casi è risultato nettamente dimenticabile. Il tutto è riconducibile al lavoro fin troppo superficiale fatto sui personaggi principali, figure mai del tutto approfondite che in due stagioni non hanno mai spiccato per la loro caratterizzazione e che entreranno nel dimenticatoio nel giro di poco tempo.

Questo ostentamento nel ripercorrere terreni già battuti più e più volte – una pecca che condivide con il capitolo finale della saga cinematografica degli Skywalker – è alquanto frustrante e lascia nello spettatore la sensazione che chi tiene le redini di Star Wars sia convinto che per i fan l’unico modo per godersi le varie storie della galassia lontana lontana sia quello di rivivere le stesse emozioni all’infinito. E se proprio c’è il desiderio di esplorare di nuovo la redenzione di un personaggio, sarebbe interessante per una volta vedere il ritorno alla normalità e le conseguenze di una vita in cui il diretto interessato avrà sempre sulla coscienza il peso di una decisione che ha portato alla morte e alla sofferenza di tante persone. Va detto che, per un brevissimo istante nel finale di serie, Resistance sembra quasi intenzionato a fare questo con Tam, ma, come è accaduto troppo spesso in queste due stagioni, il tutto si risolve troppo velocemente.

L’unica giustificazione della serie e forse il vero motivo per cui il progetto non è mai decollato è la totale assenza di un piano per la trilogia dei film sequel. Senza un minimo di linee guida sulla direzione della storia principale che tiene in scacco tutte le altre, è comprensibile quanto possa essere stato frustrante per gli autori di Resistance vivere costantemente con i blocchi sulla propria creatività. Sembra assurdo pensare che al giorno d’oggi un universo narrativo come quello di Star Wars abbia intrapreso il cammino della trilogia sequel senza avere in mente, almeno a grandi linee, quella che doveva essere la direzione della storia. I prequel non sono esenti da difetti, ma almeno in quel caso Lucas ha avuto l’intelligenza di portare al cinema un racconto coeso e ben pianificato. La conseguenza è che – e questo vale per tutti, dai fumetti ai libri – le storie ambientate nell’epoca successiva a Il Ritorno dello Jedi non sono mai realmente soddisfacenti, penalizzate dall’impossibilità di dire qualcosa di nuovo per la paura di andare controcorrente rispetto a una trilogia nata senza un vero punto di arrivo.

L’esempio più lampante dei problemi narrativi di Resistance è il finale, un doppio episodio di una qualità sicuramente più alta rispetto a quanto visto precedentemente, che però risulta estremamente anticlimatico e che lascia troppe cose irrisolte. La serie sembra semplicemente finire, quasi all’improvviso, senza dare l’impressione che i personaggi siano arrivati al termine di un percorso di crescita che li ha cambiati per sempre. Sappiamo che alcune delle navicelle di Resistance appaiono nel momento “Dunkirk” de L’Ascesa di Skywalker, ma non c’è nessun accenno al fatto che per Kaz e gli altri la guerra non sia finita. L’abbraccio finale è un’immagine molto bella, ma l’emozione che cerca di trasmettere non è guadagnata.
Conosciamo troppo poco di questi personaggi per poter reagire in maniera emotiva alla fine del loro racconto e siamo distanti anni luci dalla splendida conclusione di Rebels. Resistance è dunque un prodotto che lascia molto a desiderare, un susseguirsi di occasioni perse, una storia che difficilmente saprà stimolare le discussioni dei fan più accaniti e che non aggiunge nulla di nuovo al racconto legato alla trilogia sequel, una serie piena di contraddizioni e decisioni approssimative, perfettamente rappresentate da un titolo che sembra promettere una tipologia di racconto che in realtà si concentra quasi esclusivamente su tutto fuorché la Resistenza.
Voto Stagione: 6-
Voto Serie: 5

Grazie Ivan per tutti gli articoli su tutto ciò che è SW! Io ammetto che mi son guardato pure le serie Lego Star Wars dei Freemakers senza neanche la scusa di avere figli, ma Resistance non son proprio riuscita a reggerla dopo tre o quattro episodi. Sarà anche che già il tipo di animazione è per me indigesta, ma sono troppo fuori target immagino.Sto invece contando i giorni al ritorno di Clone Wars… siamo a -4 da The Bad Batch!
Grazie a te, Terst. 🙂 Resistance purtroppo è una delusione grandissima e ti capisco perfettamente quando dici di aver fatto fatica ad andare avanti. Come te sto aspettando con trepidazione la nuova stagione di Clone Wars e ho rivisto le puntate più importanti in vista di The Bad Batch. Inutile dire che c’è un abisso qualitativo immenso tra Clone Wars e Resistance.
In effetti un ripasso dovrei farmelo pure io. Ho letto che Disney+ ha indicato le 20 puntate più importanti di Clone Wars, sono quelle che tu hai riguardato?
Ho rivisto quelle suggerite a questo link: https://www.kotaku.com.au/2020/02/the-essential-clone-wars-episodes-every-star-wars-fan-should-watch/
Quelle di Disney+ sono un’ottima selezione, però ti consiglierei anche quelle della sesta stagione che menziona l’articola che ho linkato. 🙂
Grazie! Sono un po’ tanti però e non credo avrò il tempo… mi limiterò ai due archi su Mandalore.
Visto che citi Kotaku per caso hai visto Mythic Quest:Raven’s banquet (Dove Kotaku è citato più volte)?
Ho appena finito di bingearlo ed è stata una di quelle serie, come Kobra Kai, da cui mi aspettavo poco e invece mi ha sorpreso tantissimo. Divertente, scritta da gente che si vede che conosce e ama il mondo dei videogames, e con un episodio in particolare che lascia a bocca aperta.
Volevo vederla proprio per il tema trattato, e se mi dici che merita cerco di recuperarla al più presto.