Brave New World – Stagione 1 1


Brave New World - Stagione 1La nuova piattaforma streaming Peacock annovera fra le sue prime proposte Brave New World, un prodotto che appare ambizioso fin da subito perché è, innanzitutto, un adattamento dell’omonimo romanzo di Aldous Huxley del 1932, divenuto ormai un capostipite del genere distopico, che ha influenzato moltissimi prodotti e autori dello stesso genere. Il progetto è ambizioso, si diceva, ma anche rischioso proprio per l’inevitabile confronto col romanzo d’origine, di cui la nuova serie scritta da David Wiener (Homecoming) avrebbe il compito di preservare l’intensità e di innovarla alla luce di una modernità ormai lontana dai tempi in cui Huxley ha ideato il romanzo.

Everyone belongs to everyone else.

La scintillante New London, palcoscenico principale delle vicende di Brave New World, ci presenta una città i cui abitanti sono divisi in classi predeterminate geneticamente (Alfa, Beta, e così via) che influiscono sulla maggior parte della loro vita e dei loro comportamenti, dettando privilegi e doveri specifici ad ogni “livello” e incasellando così ogni essere umano ad una vita già programmata ancora prima della sua venuta al mondo. Ogni possibile slancio di individualismo e di autonomia sono considerati una seria minaccia alla stabilità stessa del tessuto sociale, tenuto così a bada dal cosiddetto soma, una sostanza che concorre a rilassare e ad acquietare gli animi, annichilendo ogni possibile emozione destabilizzante, che gli abitanti di New London consumano come se fosse un pacco di caramelle.

Brave New World - Stagione 1La serie riesce a cogliere piuttosto bene l’elemento disturbante che si nasconde dietro l’utilizzo smodato del soma, sottolineandone volutamente la presenza in quasi ogni scena: il “click” dell’aggeggio che contiene le pillole di soma, che sia utilizzato dai protagonisti o semplicemente dalle comparse, è un elemento più o meno costante che aiuta a sottolineare con decisione l’annichilimento immediato da parte degli abitanti di New London di ogni slancio, emozione o pensiero che possa discostarsi dal comportamento che dovrebbero dimostrare.

Purtroppo non si può dire altrettanto dell’intera resa visiva (e non solo) della città di New London, che soffre di una rappresentazione fin troppo patinata che lascia ben poco spazio alla sostanza e un’esplorazione superficiale delle dinamiche e delle abitudini di un luogo tanto particolare e disturbante. Tutto nella resa estetica della città sembra essere stato già visto altrove (impossibile non citare, a tal riguardo, alcuni frangenti di Black Mirror), ma sono due le occasioni perse che hanno danneggiato particolarmente la resa di New London: l’utilizzo del sesso e la rappresentazione della connessione totale tramite gli impianti visivi.  Nel primo caso, come si è potuto notare a partire dal pilot, le numerose scene di sesso non aggiungono allo show quell’elemento di disturbo che sfocia dalla consapevolezza che quest’unione collettiva è dovuta, più che al piacere, al divieto assoluto di ritagliarsi momenti totalmente personali e alla mancanza di una condivisione intima di sensazioni e sentimenti (“No privacy. No family. No monogamy.”); ci si limita ad una rappresentazione pigra, patinata e superficiale del sesso che si ripete nel corso della serie e che, alla lunga, stanca. Per quanto riguarda, invece, la messa in scena dell’utilizzo delle lenti visive che permettono agli abitanti di New London non solo di connettersi fra di loro, ma anche e soprattutto di connettersi al sistema stesso, Indra, si tratta di un’occasione mancata perché questa connessione viene utilizzata quasi sempre come mero espediente estetico, aprendo raramente la strada a riflessioni filosofiche e psicologiche che avrebbero potuto, forse, amplificare l’intensità della serie.

Tell me about my day.

Brave New World - Stagione 1L’avventura che hanno vissuto Bernard (Harry Lloyd) e Lenina (Jessica Brown Findlay) nelle Terre Selvagge – la cui messa in scena visiva non può non ricordare qualcosa di Westworld – e, soprattutto, il loro ritorno alla (non) normalità di New London sono fra gli elementi meglio riusciti dell’intera serie. Non a caso Lenina e, soprattutto, Bernard, sono i personaggi più interessanti dello show proprio per i sottili ma significativi cambiamenti che hanno permesso ai due di evolversi, impedendo loro di adeguarsi nuovamente agli standard di New London.

Si sottolineava il personaggio di Bernard (a cui l’ottima interpretazione di Lloyd ha donato uno humor irresistibile) perché questo, a differenza di una Lenina che, nel corso delle puntate, si ribella con sempre più convinzione alle regole dettate da Indra, risponde alla consapevolezza intima del suo cambiamento con paura e con un attaccamento ancora più ferreo agli standard di New London. La sua insicurezza e la voglia di ricevere l’approvazione sociale e il rispetto dovutogli in quanto Alfa+ (“Act your level!”), unite all’esplosione di emozioni e di sensazioni vissute nelle Terre Selvagge, hanno creato un personaggio squisitamente contraddittorio, che si aggrappa con ancora più forza agli ordini di Indra ogni volta che avverte di tradirla provando nuove emozioni. L’amore che sviluppa, suo malgrado, nei confronti di Lenina e la conseguente gelosia scaturita dalla relazione segreta di quest’ultima con John, donano al personaggio una carica tragica che ne amplifica la complessità e aiuta a farci comprendere senza sforzi l’improvvisa rigidità del personaggio nelle puntate finali dello show.

Un altro elemento positivo della serie, anche se ha trovato poco spazio, si trova nelle fasi iniziali della relazione fra Lenina e John (Alden Ehrenereich), la cui conoscenza reciproca ha permesso alla serie di confrontare i loro diversi stili di vita e di introdurre, insomma, alcuni di quegli spunti filosofici che sono venuti a mancare altrove e che hanno trovato un terreno piuttosto fertile nella rappresentazione della relazione fra i due, soprattutto nei momenti di maggiore incomprensione e tragicità. Molto brava anche Jessica Brown Findlay nel donare credibilità ai cambiamenti significativi di Lenina e alla sua crescente ribellione: la voglia di liberarsi dalle catene del suo livello e, soprattutto, la capacità di immaginare una vita diversa, più semplice e, soprattutto, libera ha donato una certa intensità al suo personaggio. Non si può dire altrettanto, purtroppo, di John che, in quanto elemento destabilizzatore e causa dello stravolgimento di New London, risulta fin troppo piatto in tutta la costruzione dello show. Inoltre, la scelta degli autori di mostrare un’eccessiva messa in scena della sua gelosia nei confronti di Lenina, oltre a renderlo piuttosto indigesto, ha vanificato gran parte del potenziale del suo personaggio, la cui rappresentazione non ha di conseguenza avuto spazio per indagare altri aspetti del suo inserimento nella città che avrebbero di certo meritato più attenzione, rendendo l’intera permanenza di John a New London (e il conseguente confronto fra la vita da “Selvaggio” e la vita iper connessa dell’universo distopico di Huxley), decisamente scarna e priva di complessità e di interesse.

You spoke. We listened.

Brave New World - Stagione 1Questo difetto è purtroppo espandibile all’intera costruzione della serie che risulta, in generale, priva di spessore e incapace di scavare oltre la superficie. Ciò è particolarmente problematico proprio nelle puntate finali dello show che risultano inevitabilmente fiacche nonostante il crescendo di caos e di ribellione presenti a New London. La stessa rivoluzione degli Epsilon, nonostante l’ottima interpretazione di Joseph Morgan nei panni di CJack60, non ha nulla di davvero memorabile e dà costantemente la sensazione di un qualcosa di già visto più volte altrove.

È questa sensazione che, in un certo senso, “condanna” lo show e ne depotenzia tutte le migliori possibilità. Pur trattandosi di un prodotto, in linea di massima, positivo e con momenti più che buoni, la serie purtroppo fallisce proprio nella sua natura di adattamento televisivo, in quanto è incapace di declinare la storia di Huxley alla modernità, perdendo così la carica rivoluzionaria del prodotto d’origine senza riuscire a distinguersi dai numerosi prodotti dello stesso genere che hanno costellato l’universo televisivo degli ultimi tempi.
Brave New World, in definitiva, è una serie godibile, ma è priva di coraggio perché si muove su una strada fin troppo comoda che, in  ultima istanza, ha vanificato in parte l’intensità del risultato finale, rendendolo piatto e poco memorabile. Non si può dire, però, che si tratti di un prodotto insufficiente, ma la sensazione che resta alla fine della visione è che avrebbe potuto dare molto di più.

Voto: 6/7

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Un commento su “Brave New World – Stagione 1

  • terst

    CIao! Sono abbastanza d’accordo sulla tua recensione. Il primo episodio mi aveva lasciato abbastanza confuso, perché non riuscivo ad inquadrare il tono della serie: se tutti gli aspetto eccessivi e ridicoli fossero seri o meno, se fosse una sorta di gossip girl del futuro o una parodia. E per fortuna andando avanti ho capito che la serie non si prende per niente sul serio, e riesce ad essere molto divertente; è questo l’aspetto che mi è piaciuto di più. Gary servo di due padroni che piano piano sprofonda nella pazzia era sempre esilarante. Anche gli episodi nel mondo dei selvaggi costruiscono bene la tensione e le scene d’azione. Non sono d’accordo però con te su come è usato il sesso: le orge dei primi episodi, fredde, coreografate e prive della minima sensualità, sono volutamente tali, e quando finalmente c’è una scena di sesso vera e propria si nota tutta la differenza. Henry Lloyd, motivo principale per cui ho guardato la serie perché mi era piaciuto un sacco in Counterpart, è sempre bravissimo, meritava un ruolo principale così, e tutto il cast se la cava ottimamente.
    Però tutto questo è durato fino al sesto o settimo episodio. Poi tutto quello che era stato costruito, i rapporti tra i personaggi e la loro evoluzione, crollano completamente. Bernard che, solo perché è stato friendzonato da Lenina, si trasforma da unico outsider di New London, triste e empatico, a freddo despota vendicativo praticamente da un giorno all’altro. John, dopo aver insegnato agli epsilon cosa vuol dire essere liberi e avergli instillato il seme della ribellione, è troppo preso dalla gelosia per interessarsene e rimane apatico in mezzo al tutto. Probabilmente il triangolo amoroso tra i tre è quello che rovina la serie. Poi l’amica di Lenina che torna dalla rieducazione e per qualche oscuro motivo cerca di ucciderla. E tutto il subplot di Indra e dei fondatori non mi è parso particolarmente interessante.
    Peccato, perché una storia che per me si stava sviluppando bene è stata rovinata da un finale affrettato e raffazzonato.
    La serie rimane comunque godibile e divertente, io me la sono fatta fuori in un weekend. Il finale è aperto, ma non credo sia ancora stato annunciato un eventuale rinnovo; nel caso spererei che una seconda stagione impari dagli errori della prima e riesca a mantenerne i punti forti.