Stateless – 1×01 The Circumstances in Which They Come


Stateless – 1x01 The Circumstances in Which They ComeCate Blanchett, ormai inarrestabile diva del piccolo e grande schermo – soprattutto dopo il grande successo di Mrs. America su Hulu – usa il proprio potere e la riconoscibilità mediatica per produrre questa miniserie australiana, Stateless, che pone al centro uno dei temi più dibattuti e delicati dei nostri tempi in tutto il mondo: l’immigrazione.

Prodotta dalla ABC in Australia e ora approdata su Netflix, Stateless è una miniserie che si impegna a descrivere la difficile situazione della gestione dell’immigrazione in Australia, uno dei paesi con le leggi più restrittive nel controllo degli afflussi da paesi più o meno vicini. Lo spunto narrativo, però, è lo scandalo delle vicende reali accadute a Cornelia Rau, un’assistente di volo tedesca con residenza permanente in Australia, la quale si è ritrovata a vivere per quasi un anno all’interno di uno di questi centri di detenzione, quei limbo a metà tra legalità e crudeltà, di cui purtroppo siamo abituati a sentir parlare anche qui in Italia. Accanto alle vicende di questa giovane donna – che hanno destato un certo scalpore in Australia, oltre che aver messo in discussione l’intera struttura detentiva – la serie si concentra su altri due nuclei principali: da un lato, Cam (interpretato da Jai Courtney), che accetta di lavorare come guardia presso una di queste strutture di detenzione, e Ameer (Fayssal Bazzi), il cui obiettivo è portar via le due figlie e la moglie dall’Afghanistan per cercare fortuna altrove, nella ricca e pacifica Australia. La serie, poi, può vantare un numero totale di quattro tra registe e sceneggiatrici per l’estensione di questi sei episodi: Emma Freeman e Jocelyn Moorhouse da un lato, Elise McCredie e Belinda Chayko dall’altro, che alternandosi nei sei episodi potranno dare al racconto uno sguardo e un linguaggio più ampio e sfaccettato.

Stateless – 1x01 The Circumstances in Which They ComeSin dal titolo del pilot è chiaro che questo si presenti quale un grande prologo al racconto principale, che girerà intorno al centro detentivo. Quello che si esplora qui è come questi personaggi così diversi, e dalle strade solo in apparenza destinate a non incrociarsi mai, possano essere entrati in contatto fra loro. Ecco dunque che la serie va a tratteggiare i percorsi di questi tre personaggi, lasciando intravedere da subito come siano, ciascuno a modo proprio, molto umani. Da un lato, infatti, lo sguardo privilegiato di una donna bianca europea viene mediato da una crisi personale che andrà a legarsi strettamente con problemi mentali; dall’altro, invece, l’attenzione sui centri detentivi andrà a discutere i metodi in cui questi centri cercano (più o meno con efficacia e umanità) di gestire questi grossi flussi. Non è un caso, infatti, che tra i momenti più riusciti di questo pilot ci sia la descrizione delle difficoltà e delle paure di dover navigare un mare di squali – metaforici in questo caso, persone che dei disperati alla ricerca di un mondo migliore sono pronti ad approfittarne in modi crudeli; a questo si sommano le speranze di chi sogna di trovare pace e tranquillità in un paese in cui guerre e fame non sono certo all’ordine del giorno. Si tratta di uno sguardo importante perché la stragrande maggioranza degli spettatori fa parte di quel mondo che affronta l’immigrazione al caldo e alla sicurezza delle proprie abitazioni, spesso più spaventati di perdere una frazione dei propri privilegi piuttosto che di condividere gli spazi con chi ne ha bisogno.

Cate Blanchett è presente nel primo episodio, facendo coppia con Dominic West nei panni dei due leader di uno di quei culti di miglioramento spirituale che fanno del denaro e degli interessi personali il proprio vero fulcro. L’attrice, che è anche ambasciatrice ONU per i rifugiati, si è ritagliata un piccolo ruolo – il sospetto infatti è che non avrà molto altro spazio – per concentrarsi invece su quello di produttrice. C’è infatti un importante valore sociale dietro questa serie: sebbene internazionalmente sia trasmesso da Netflix, come detto all’inizio la serie è originariamente andata in onda su ABC in Australia, il canale televisivo pubblico, e quindi capace di raggiungere e sensibilizzare un pubblico molto vasto. L’Australia, infatti, nonostante la sua grandezza fisica considerevole, è nota per avere un impianto legislativo anti-immigrazione tra i più restrittivi, e per questo criticato aspramente. Lo scandalo di Cornelia Rau è l’apripista perfetto, perché è già molto noto al grande pubblico e sarà dunque capace di aprire il vaso di Pandora di questi centri detentivi, in cui molte altre sono le persone illegalmente confinate. Come purtroppo accade spesso, è soltanto attraverso l’esperienza di una come noi, una donna bianca, che l’opinione pubblica ha potuto (e voluto) guardare là dove fino a quel momento si concentrava l’altro, da evitare e tenere separato.

Stateless – 1x01 The Circumstances in Which They ComeAnche considerando i nobili intenti di questa narrazione, la serie non sembra buttarla sul pietismo, e questo lo si vede dalla decisione di prendersi un intero episodio per preparare la narrazione al meglio. La serie non è, infatti, un documentario, e ci presenta da subito personaggi imperfetti e per questo interessantissimi. Non sembrerebbe – ma gli altri episodi ce lo diranno – voler costruire santini o diventare uno spot ideologico in sei ore, quanto piuttosto intenzionata a far parlare le fonti, le storie, i personaggi.

Il giudizio circa questo episodio, dunque, non può che essere molto positivo; il pilot prepara con molta cura e convinzione quello che sarà, suscitando abilmente l’interesse nei confronti del resto della narrazione. Il cast è sin da subito perfettamente in grado di rendere credibili queste vicende. Yvonne Strahovski, che interpreta Sofie Werner (la protagonista ispirata alla Rau), poi, si presenta in splendida forma, capace di navigare le difficilissime acque della malattia mentale attraverso piccoli ma significativi dettagli. Un pilot da guardare, una serie interessante in questo 2020 in cui dell’immigrazione sembra che ci siamo un po’ dimenticati, presi (giustamente) dalla pandemia in corso, ma che non smette di vedere molte, troppe persone, in costante pericolo di vita.

Voto 1×01: 8

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.