[Recuperi Seriali 2020] The Great – An occasionally true story 1


[Recuperi Seriali 2020] The Great - An occasionally true storyPer chiudere in bellezza la nostra rubrica estiva dedicata ai recuperi seriali del 2020, vi proponiamo The Great, la serie dramedy in costume ispirata alla vita di Caterina la Grande, Imperatrice di Russia dal 1762 al 1796.

Lo show, distribuito negli Stati Uniti da Hulu e in Italia da StarzPlay, è creato da Tony McNamara (già co-sceneggiatore di The Favourite, per cui ha ricevuto una nomination agli Oscar) sulla base di uno spettacolo teatrale da lui scritto e messo in scena per la prima volta nel 2008 alla Sydney Theater Company. Il progetto dell’autore prevede la realizzazione di ben sei stagioni, al fine di sviscerare tutte le fasi della vita e del regno di Caterina, in maniera simile a quanto fatto da The Crown con Elisabetta II.

Proprio il confronto con la serie di Netflix permette di far emergere, per contrasto, molte delle peculiarità di The Great: se, infatti, entrambi gli show mirano a raccontare le vite, private e pubbliche, di due delle più importanti regnanti del mondo occidentale, al tempo stesso i due prodotti divergono enormemente nel modo in cui queste vengono messe in scena. Da un lato troviamo infatti un prestige drama sfarzoso e introspettivo, dall’altro una dramedy in cui satira, black humor e strizzate d’occhio al presente si fondono mirabilmente all’interno di una cornice altrettanto preziosa.

In quest’ottica i riferimenti che permettono di inquadrare al meglio la creatura di McNamara sono quindi altri: in primis il lungometraggio di Lanthimos (che pare abbia deciso di ingaggiare l’autore proprio in seguito alla lettura della sceneggiatura del pilot di The Great) e, in seconda battuta, Marie Antoinette di Sofia Coppola. Con il primo lo show condivide sia il tono irriverente e tragicomico con cui viene descritta la vita di corte – in cui sfarzo, crudeltà e dettagli disgustosi convivono senza apparenti contrasti –, sia la costruzione dei personaggi, i quali vengono delineati con tratti quasi caricaturali, sottolineandone spietatamente i difetti senza però mai distruggerne del tutto l’umanità, e con questa l’empatia che sono in grado di suscitare. Anche il debito nei confronti della pellicola di Coppola è evidente fin dal pilot, sia dal punto di vista formale – scenografie e costumi sono un tripudio di opulenza settecentesca in toni pastello –, sia da quello dell’adattamento del materiale storico: in entrambi i casi assistiamo a un’efficace operazione di attualizzazione che investe dialoghi, musiche e tematiche trattate. Infatti, come viene esplicitamente dichiarato fin dai titoli di testa, The Great è una trasposizione molto libera degli eventi storici – la tagline recita “an occasionally true story” –, che non esita a rimodellare la Storia per rendere più efficace il racconto e rafforzare il sostrato tematico della serie.

[Recuperi Seriali 2020] The Great - An occasionally true storyAl fine di chiarire il senso di queste considerazioni è forse necessario fare accenno alla trama di questa prima stagione: la serie si apre con l’arrivo in Russia della giovanissima Catherine (interpretata da Elle Fanning) per sposare l’Imperatore Peter III (Nicholas Hoult). Inizialmente la protagonista ci viene presentata come una giovane idealista, romantica e un po’ ingenua, presto costretta a confrontarsi con una realtà ben diversa da quella immaginata, caratterizzata dalla crudeltà dei cortigiani e del consorte, palesemente inadatto al ruolo di cui è stato investito. McNamara tratteggia in maniera convincente il percorso di crescita di Catherine, mostrandoci la progressiva presa di coscienza del suo potenziale ma anche dei suoi limiti, la quale va di pari passo con la messa a punto di un colpo di stato volto a prendere il potere, strappandolo al marito. Anche Peter, per quanto ci venga inizialmente presentato come il villain della serie, con il passare del tempo acquisisce un’inaspettata tridimensionalità: l’Imperatore è inetto, infantile e crudele, ma al tempo stesso disperatamente schiacciato dal confronto con la figura paterna (Pietro il Grande) e dal desiderio di compiacere la corte e di essere amato dai suoi sudditi.

Quello messo in scena da The Great è quindi innanzitutto un racconto di formazione, costruito sulla base di uno scontro di genere e di ideali, tra il tradizionalismo reazionario di Peter, ma più in generale della corte e della Chiesa – aggrappati con le unghie e con i denti al privilegio su cui si fonda il loro potere – e l’Illuminismo di Catherine, dietro a cui non è difficile riconoscere espliciti riferimenti al presente. Questo è evidente soprattutto dal punto di vista della rappresentazione delle dinamiche di genere, nei confronti delle quali i personaggi mostrano una consapevolezza forse un po’ anacronistica ma senza dubbio spassosa e molto attuale. 

Nonostante la durata degli episodi (circa 50 minuti), The Great riesce a mantenere alto il ritmo e a intrattenere per tutta la durata della stagione grazie a una scrittura fresca e acuta, valorizzata da un production value degno di nota (costumi, scenografie e location sono meravigliosi) e da una coppia di protagonisti perfettamente in parte, coadiuvata da un cast altrettanto convincente (due su tutti: Adam Godley nel ruolo di Archie e Belinda Bromilow in quello della zia Elizabeth).

Lo show è già stato rinnovato da Hulu per una seconda stagione, quindi, soprattutto se amate i drammi in costume ma con un tocco pop, non vi resta che correre a recuperare The Great, senza dubbio una delle migliori novità seriali di questa prima parte del 2020.

NOTA:
Con The Great si chiude la rubrica estiva “Recuperi Seriali 2020“: durante il mese di agosto abbiamo parlato, con articoli senza spoiler, di alcune delle serie 2020 di cui non abbiamo avuto l’occasione di parlare e che secondo noi andrebbero assolutamente recuperate! Grazie per averci seguito!

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Un commento su “[Recuperi Seriali 2020] The Great – An occasionally true story

  • Hugo Drodemberg

    @Simona Maniello: Ottima recensione, sei riuscita ad individuare i tanti aspetti che mi hanno fatto amare la serie e leggerseli uno dietro l’altro è una soddisfazione; secondo me ne manca però uno abbastanza importante e vorrei sottoportelo. In questa serie la satira é davvero totale, a 360 gradi, tanto da renderla piú nichilista che “progressista”, arrivando a farsi beffe dei princìpi di inclusività tipici della produzione seriale contemporanea. Mi spiego meglio. Qualsiasi serie in costume, oggi come oggi, prevede una piccola quota di personaggi di colore, solitamente giustificati con motivi ai limiti della plausibilitá… e a questo ho pensato alla prima scena di The Great: di due altolocate tedesche che chiacchierano sull’altalena, una é la Fanning, l’altra é… indiana. Storco il naso, ma la scena é bellissima e per fortuna vado avanti. Perché nel giro di un episodio viene fuori che un buon terzo della corte russa é di colore, il che non é semplicemente implausibile: nella sua esagerazione é proprio fuori di testa, specialmente a fronte di una ricostruzione dell’epoca molto fedele. Quando dopo qualche ora il primo ministro degli svedesi, definiti dallo stesso Pietro “alti, pallidi e biondicci”, si rivela piú nero del carbon, io ho colto giá da un pezzo lo sberleffo della serie e non storco il naso, anzi, sorrido tutto giulivo. Allo stesso modo, piuttosto che qualche marchetta alle istanze LGBT+, qui quasi tutti i personaggi sono quantomeno bisessuali, nell’accezione piú libertina e meno liberatoria del genere. E cosí via… pure Caterina, sulla carta il personaggio positivo della serie, é affetta da evidente megalomania, altrimenti non si spiega come una tedesca possa autoconvincersi di essere il futuro della RUSSIA.
    Insomma, io ho visto del gran nichilismo profuso un po’ ovunque, confermato dal fatto che ogni personaggio é talmente solo che l’unica relazione amorosa autentica prevederá la morte di uno a causa dell’altra…
    É anche per questi motivi che per me The Great, se non proprio la serie dell’anno, rimane ad oggi la piú divertente