
La terza stagione di Star Trek: Discovery è stata una delle poche produzioni previste per questo fine 2020 a riuscire a portare a termine le riprese poco prima dei vari lockdown in risposta alla pandemia di Covid-19, mentre per quanto riguarda la post-produzione il lavoro sugli effetti visivi e tutto il resto è stato svolto in remoto. Il racconto riparte esattamente da dove si era conclusa la passata stagione, con Michael che arriva finalmente nel futuro nell’anno 3188, una data mai raggiunta nel corso del franchise e quindi un ottimo punto per iniziare questo soft reboot con Discovery.
Prima di analizzare “That Hope Is You, Part I”, va riconosciuto alla serie e al suo cast di autori l’ottimo lavoro svolto nei primi due anni nell’approfondire e caratterizzare i personaggi, inserendoli all’interno di dinamiche e schieramenti già noti senza mai farli sfigurare – un’operazione complessa quando si tratta di qualcosa di così importante per molte persone come Star Trek. Inoltre, proprio con il finale della seconda stagione, hanno trovato un ottimo modo per giustificare la totale assenza della ciurma della Discovery dal canone. Ai fan più accaniti molte cose magari non andranno a genio, ma non si può non riconoscere che la serie sia guidata da gente che ha a cuore questa saga e che sta facendo di tutto per raccontare una storia che si inserisca nel modo migliore all’interno del franchise.

L’interpretazione di Sonequa Martin-Green è come sempre ottima, e dimostra ancora una volta di saper trasmettere alla perfezione la dualità del suo personaggio, in conflitto tra le sue origini umane più emotive e la rigidità che deriva dalla formazione nel mondo vulcaniano. Spicca sicuramente il momento in cui le viene somministrato un siero della verità, un espediente non originalissimo ma che permette di mostrarcela sotto una luce diversa – oltre che con un’altra personalità – e che offre un momento di comic relief che ha comunque delle importanti ripercussioni a livello narrativo, visto il rapporto che si crea con Book.
È proprio quest’ultimo (interpretato da David Ajala) a essere una delle aggiunte più interessanti di questa terza stagione. Se all’inizio può sembrare il solito trafficante alla Han Solo, giusto per citare un altro franchise tra le stelle, nel corso della puntata si rivela essere molto di più. Il legame di Book con la natura e la sua missione per salvare le specie in pericolo in giro per l’universo lo rendono un personaggio moderno e che allo stesso tempo prosegue la tematica cardine della serie di salvaguardia degli altri. Ad alcuni potranno sembrare dei messaggi banali, ma mai come in questo momento abbiamo bisogno di storie che ce ne ricordino la loro importanza. Uno dei grandi meriti della fantascienza è sempre stato quello di raccontare il futuro non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche da quello emotivo e tematico ricordandoci l’importanza di quello che abbiamo oggi e che potrebbe facilmente sparire.

In conclusione, “That Hope Is You, Part I” rilancia Discovery nel migliore dei modi, staccandosi temporalmente dalle sicurezze narrative e mitologiche della serie ma mantenendo le tematiche e il concetto di speranza legato alla flotta stellare che hanno contraddistinto Star Trek nel corso dei decenni. La ricerca della Discovery da parte di Michael e la missione per rimettere in piedi la Federazione si presentano come linee narrative avvincenti e in grado di offrire una stagione che possa davvero avvicinare una nuova generazione di Trekkie al franchise. Con l’arrivo imminente della seconda stagione di The Mandalorian, invece di pensare a uno scontro tra le due saghe, godiamoci l’idea che il venerdì, almeno fino alla fine dell’anno, sarà la giornata migliore per soddisfare il nostro bisogno di fantascienza.
Voto: 8-

Dopo due stagioni abbastanza deludenti ho deciso di dare una terza possibilità a Discovery visto che col salto temporale sta praticamente ripartendo da zero. Per ora il mio giudizio resta sospeso, devo dire però che su un punto il mio giudizio è completamente l’opposto del tuo: l’interpretazione di Sonequa Martin-Green nel primo episodio non mi è piaciuta affatto.
Spoiler per il secondo episodio:
Almeno nel secondo episodio ritorna il personaggio più interessante, Captain Georgiou, che però sembra un clone cattivo di Melinda May di Agents of shield.
C’è un premio a chi arriva alla fine della terza stagione? Ragazzi che fatica, pensavo che con Picard avessero toccato il fondo e invece…