
The Boys è stata, lo scorso anno, una delle serie che ha saputo farsi notare maggiormente per l’approccio disincantato sull’idea dei supereroi. A differenza di ciò che da anni il cinema e la serialità televisiva hanno saputo creare – l’idea dei supereroi come migliori di noi, dotati di grande senso di responsabilità e del dovere –, The Boys ha tutta un’altra prospettiva: possedere poteri così eccezionali significa creare intorno a sé il vuoto e l’adulazione, con il rischio molto concreto di alimentare egoismo e narcisismo a livelli patologici.
È chiaramente questo il caso di Homelander, che rappresenta il villain della serie ma che non viene certo caratterizzato in questo modo. Homelander rappresenta il prodotto perfetto di questo mondo in cui è possibile regalare superpoteri: è potente, narcisista, cresciuto come esperimento in laboratorio e dunque fortemente manipolabile da chiunque sia in grado di smuovere i suoi affetti ancestrali. C’era riuscita lo scorso anno Madelyn come figura materna, c’è riuscita quest’anno Stormfront, abile nel guidarlo verso un percorso che lo vedeva al centro della scena – anzi, al centro dell’intero universo. Ecco, dunque, che tutto intorno a Homelander doveva funzionare in virtù della sua grandezza: avrebbe avuto una donna capace di lasciarlo libero d’esprimere il proprio potenziale, sarebbe stato il padre perfetto, avrebbe avuto un compagno di giochi, sarebbe stato adorato e riverito. Perché alla fine con lui si riduce tutto lì, ad avere quell’affetto e quel senso di approvazione che non ha mai ricevuto crescendo allevato da medici spaventati da lui. Beninteso, Homelander è un mostro, totalmente incapace di provare sincera empatia: e non è un caso che nel finale abbia rinunciato all’esperimento del figlio per non perdere l’adorazione del pubblico, che è la vera cosa che gli interessa. La sua scena finale, poi, è l’esaltazione massima del drogato di potere (fa piacere sapere che Kripke sia riuscito a girare la scena della masturbazione che apparentemente non gli avevano concesso nella prima stagione). Finché ha dovuto mostrarsi interessato ai progetti di Stormfront, lo ha fatto per il proprio tornaconto, ma è sempre stato chiaro che quegli ideali lui non li ha mai appoggiati davvero.
Se infatti dovessimo trovare un tema principale in questa stagione si potrebbe parlare della viltà di seguire idee che non si condividono per il proprio interesse personale. Lo ha fatto A-Train, affidandosi alla Church of the Collective pur di ritornare nei Seven, sebbene chiaramente non ne condividesse gli ideali; lo ha fatto Edgar, il quale ha accettato quasi senza colpo ferire l’esaltazione di una nazista (letteralmente) che avrebbe sterminato chiunque apparisse come lui pur di aumentare il valore delle azioni di Vought; lo ha fatto lo stesso Homelander, che non si è davvero mai posto il problema del ‘genocidio bianco’ e verso cui ha mostrato una insofferenza nascosta dietro la necessità di sentirsi venerato ancor più di quanto lo sia allo stato attuale.

Se Homelander ha dovuto rinunciare ai suoi sogni di padre e protettore della Patria, diverso è il caso di Butcher, il quale ha mostrato una grande crescita in questa stagione, sebbene non tutto sia filato liscio come avrebbe dovuto. Parte del fascino di Butcher è sicuramente il suo lato scontroso, quel suo ‘cunt’ che è diventato distintivo. Ma la sua storyline con Becca è sembrata esclusivamente funzionale ad un addolcimento dei suoi tratti distintivi, ad una minore asprezza se non nei modi almeno nelle relazioni interpersonali. L’obiettivo certo nobile di dare una maggiore solidità a Butcher ha funzionato solo in parte, perché il modo in cui questo traguardo lo si è raggiunto è stato attraverso la storyline più debole della stagione, quella tra lui, Becca, e Ryan. Anche l’incontro con il padre – un John Noble sprecatissimo – è servito a poco e niente, e ha lasciato interdetti come gli autori non abbiano saputo davvero gestire questo racconto.

Parlando di storie sentimentali, se quella di Maeve ed Elena sembra finita, e sia Butcher che Homelander sono rimasti senza le loro compagne, va molto meglio agli altri personaggi: Starlight e Hugh finalmente ammettono i loro sentimenti e vanno oltre i propri ostacoli – non capita tutti i giorni che l’uomo di cui sei innamorato venga a salvarti da una prigione per supereroi; Frenchie e Kimiko trovano un nuovo equilibrio, imparando finalmente a parlarsi. Soprattutto, però, Mother’s Milk torna a casa dalla propria famiglia, ora che le accuse sulle loro teste sono finalmente cadute (e la scena con la figlia vale l’intero episodio, per noi sentimentali). Resta il dubbio sul perché mantenere The Deep nella serie dal momento che la sua storyline è stata una grossa perdita di tempo.

Una terza stagione, dunque, arriverà. Sebbene ci siano alcuni spunti da sfruttare, è certo che questa stagione, senza più l’effetto novità, ha dovuto faticare un po’ a trovare un proprio equilibrio. Alcune storyline hanno funzionato, altre meno: innegabile, ad esempio, che gli umani senza superpoteri siano stati per una buona fetta della stagione la parte meno interessante. Se però gli autori sapranno approfittare dei buoni personaggi che hanno, accostandovi una nuova prospettiva sul rapporto tra potere, denaro e politica, allora ci si potrà attendere una buona terza annata. Intanto, questa seconda stagione conferma come The Boys sia una serie ancora fresca e divertente, a cui si perdonano anche alcuni passi falsi.
Voto: 7

Questa serie ha un’idea talmente forte da farsi perdonare tutta la fuffa della seconda stagione. E’ inevitabile, per quanto gli autori s’impegnino, che i superproblemi dei supereroi siano più interessanti dei problemi degli eroi; è inevitabile che il mio indimenticato protagonista di Banshee sia l’assoluto protagonista della serie, e meno male che c’è un attore dal carisma di Urban dall’altra parte, altrimenti il titolo della serie risulterebbe definitivamente fuorviante. Non ho letto il fumetto ma mi sembra che la serie, una volta esaurita la carica innovativa dell’idea e la capacità di lettura politica del presente, non possa che andare verso risoluzioni di trama più tradizionali che vedano supereroi contro superboys. E così sia.
Ma non ci credo.. non mi ero mica reso conto che fosse lo stesso attore del protagonista di banshee.. beh questo vuol dire che è un ottimo attore…