
Creata da Ethan Hawke e Mark Richard, basandosi sull’omonimo romanzo di James McBride, The Good Lord Bird è una miniserie incentrata sull’eccentrico John Brown, un abolizionista che si è realmente battuto contro i sostenitori della schiavitù negli anni 50 del diciannovesimo secolo, molto spesso ricorrendo alla violenza fisica. Fin dai primi minuti della puntata capiamo con che tipo di personaggio abbiamo a che fare: interpretato magistralmente dallo stesso Ethan Hawke, la figura centrale dello show è un uomo maturo, che si è ormai reso conto dell’inutilità dei suoi atti pacifici per tentare di porre fine alla schiavitù ed ha deciso di uccidere a sangue freddo chiunque si dichiari a favore di quest’ultima. Il suo atteggiamento, controverso anche agli occhi dei suoi figli e dei compagni che lo accompagnano nella sua missione, è però sempre guidato da un onnipresente fanatismo religioso, che egli esterna citando e facendo citare in continuazione ai suoi compagni di viaggio passaggi della Bibbia, ed è da questo aspetto che parte l’inaspettata vena comica dello show: mettere in evidenza l’esagerazione e la scarsa credibilità di molti comportamenti religiosi ed estremisti, ad esempio quando Brown discute delle ampie possibilità d’interpretazione dei sacri testi – tanto che alla fine riesce sempre a trovare una legittimazione per le sue azioni –, oppure quando vengono menzionate frasi che in realtà non fanno parte della Bibbia, ma che fanno comodo ai personaggi in quel preciso momento.
Riusciamo a percepire queste sfumature umoristiche date dagli autori allo show soprattutto grazie a quello che è il vero protagonista dell’episodio e della miniserie: Henry (interpretato da Joshua Caleb Johnson, al suo primo ruolo di rilievo), figlio di uno schiavo rimasto ucciso in uno scontro in cui era coinvolto lo stesso John Brown, confuso per una ragazza e rinominato Little Onion (Cipollina in italiano). Henry si unisce suo malgrado al gruppo di abolizionisti e fa da narratore delle vicende, spesso commentando i fatti mentre li vediamo succedersi sullo schermo.

La struttura dell’episodio, invece, si presenta in modo più vicino a quella di un lungometraggio: nei sessanta minuti di durata vediamo numerosi eventi ambientati in altrettanti luoghi diversi, e le sequenze sono divise da dei titoli che presentano ciò che stiamo per vedere. Questo rapido susseguirsi di scene lascia presagire un ritmo frenetico nella narrazione, e infatti questo pilot potrebbe addirittura venire considerato come un film a sé stante.
C’è da sperare che anche i prossimi episodi mantengano un tale livello di intrattenimento e che la serie non abbia già sparato tutte le sue cartucce alla prima puntata; se così fosse potremmo trovarci di fronte a una delle miniserie più suggestive di quest’anno. Un prodotto che, sebbene a livello formale e contenutistico non offra niente di rivoluzionario, per ora sembra avere dalla sua una caratterizzazione dei personaggi centrata e interessante, una trama avvincente e ricca di spunti di riflessione e un Ethan Hawke in quella che potrebbe essere una delle performance più intense ed energiche della sua carriera.
Voto: 7+
