
Questa miniserie in tre parti si presenta come un remake del quasi ottuagenario film, che porta molto bene i suoi anni grazie alle atmosfere cupe e alla tensione crescente dalla prima all’ultima scena. Le creatrici dello show, Amanda Coe alla scrittura e Charlotte Bruus Christensen alla regia, hanno tuttavia esperito un’impronta diversa nella trama, dove è scoperta e benvenuta l’ispirazione ai loro precedenti lavori e al panorama seriale odierno.
Black Narcissus è una collaborazione fra BBC e FX ed è andato in onda su quest’ultima dal 23 novembre. I nomi coinvolti nel cast sono chiamati a impersonare ruoli che nella cinematografia sono appartenuti ad attori e attrici di noto calibro: troviamo Alessandro Nivola nei panni del misterioso Mr.Dean, Aisling Franciosi (la Lyanna Stark di Game of Thrones) come la tormentata Sorella Ruth e infine Gemma Arterton come Sorella Clodagh, un ruolo appartenuto alla ben nota Deborah Karr. E non bisogna dimenticare come Black Narcissus ospiti con Madre Dorotea l’ultimo ruolo di Diana Rigg, che molti conosceranno come Lady Olenna Tyrell da Game of Thrones.
La trama ricalca fedelmente le premesse della pellicola originale – seppure anche questa tratta da un romanzo. Una missione delle Religiose Serve di Maria guidate da Sorella Clodagh è mandata a stabilire nel palazzo di Mopu una scuola per i sudditi del Generale indiano, il quale manda Mr. Dean, suo consigliere, per assistere le suore con le ristrutturazioni di un palazzo su cui grava una storia di cui tutti sanno, ma nessuno vuole rivelare. Quando in “Episode One” le Sorelle entrano per la prima volta nelle sue buie e fredde stanze, è svelato immediatamente uno dei punti di forza di Black Narcissus.

I personaggi sono i medesimi della pellicola e del romanzo, eccetto una: la principessa Srimati. Sin dalle prima scene del debutto è chiaro come la sua introduzione cambierà drasticamente la storia che va a raccontarsi ed è un cambiamento finora ben orchestrato. Le sorelle, il rude Dean e anche i comprimari come l’anziana Angu sono ottimamente introdotti, alle volte con scene molto pregnanti riguardo i loro pregi e difetti. Un esempio è il primo dialogo fra Sorella Clodagh con Madre Dorothea, che lascia intendere la dedizione, ma anche l’orgoglio della protagonista. Purtroppo, in “Episode One” i personaggi non lasciano il segno a lungo andare e forse la causa è da imputare agli obblighi che gravano su di un remake: racconti di storie già narrate rischiano sempre di esser troppo prevedibili. Non è una colpa trovare ostacoli quando si cerca di emergere dall’ombra di un’eredità così ingombrante. Tuttavia, anche su questo versante Black Narcissus non è senza punti di forza. Il personaggio di Sorella Ruth è significativo: in lei si realizza l’intreccio che potrebbe far divergere la serie dalla pellicola, e questa peculiarità la inserisce al centro delle scene più evocative e riuscite del debutto. Gli altri personaggi non sono di certo pessimamente resi, ma sono ancora in cerca di un’identità che li renda davvero significativi, perché le potenzialità ci sono tutte.

Gli intrecci che dovrebbero approfondire queste tematiche sono vittime di uno svelarsi un po’ troppo artificioso. Trame e sottotrame risultano oberate dalla messa in scena di tropi e situazioni ben noti nell’archetipo del genere e questo non giova sempre alla narrazione, una volta spogliata dalla località esotica e dalla pregnante estetica raggiunta dalla Christensen. Forse per la natura introduttiva propria dei pilot, alle volte la vicenda scade nella prevedibilità: fra presagi di sventura e dialoghi altalenanti, le situazioni tipiche da film dell’orrore non si sposano al meglio con la bellezza visiva di Black Narcissus, mozzafiato per l’ammirazione dei suoi scenari e altrettanto per la tensione dei suoi corridoi in penombra. Un difetto che i prossimi due episodi potranno sicuramente sanare.
Black Narcissus è un discreto inizio, benché potrebbe essere poco per i tre episodi previsti dalla miniserie. Le atmosfere rendono giustizia al materiale originale, ma sarà altrettanto interessante vedere quanto in là le autrici si spingeranno nel rivendicare questa storia come propria. “Episode One” è manieristico per certi aspetti, ma ha una forza tale da convincere appassionati del genere e non, per aspirare ad essere molto di più che l’ennesima operazione nostalgia.
Voto: 7
