
[Questa recensione è SPOILER FREE nella prima e nell’ultima parte, la parte centrale con SPOILER è debitamente segnalata]
Invincible è una serie d’animazione creata per l’appunto da Robert Kirkman e tratta da uno dei suoi personaggi a fumetti più celebri: la serie è stata pubblicata dalla Image Comics dal 2003 al 2018 ed ha avuto un grandissimo successo di pubblico e critica, diventando uno dei simboli della casa editrice. I primi anni 2000 sono anni di crisi per il fumetto supereroistico, è un periodo in cui gli autori si sentono sempre più ingabbiati dai paletti imposti dalle major e cercano nuovi approdi per sviluppare le loro idee in libertà: la Image Comics si fa meta di questa giovane ondata di fumettisti, tra cui Kirkman, e propone storie che abbattono molti degli stereotipi classici del genere. Invincible nasce proprio da questa necessità: ribaltare le aspettative dei lettori, farli uscire dalla comfort zone e creare aspettative e curiosità rispetto ad un universo il più vicino possibile al crudo realismo della vita reale, con la sola variante che è un mondo nel quale esistono persone dotate di superpoteri.

Ma di cosa parla Invincible? Il protagonista della serie è Mark Grayson, adolescente in crisi poiché figlio di un potentissimo supereroe proveniente da un altro pianeta che si fa chiamare Omni-man, ma dal quale non ha ancora ereditato alcun potere. La storia comincia proprio quando questi poteri si manifestano e racconta come il ragazzo deve imparare a gestirli per seguire le orme del suo vecchio. Il worldbuilding è chiaro: ci si trova in un mondo nel quale i supereroi sono all’ordine del giorno e ai quali è imputato il “lavoro” di difendere le persone normali dalle minacce che le forze dell’ordine da sole non possono affrontare. Quello che fa il primo episodio di Invincible è mettere in fila tutti i più classici tropes del genere supereroistico, mostrando la patina coloratissima dell’animazione e nascondendo le impurità sotto il tappeto: è solo con la fine del pilot, infatti, che lo stile, il tono e l’ambizione della serie cambiano radicalmente.
[SPOILER ALERT: da questo punto in avanti seguono SPOILER sui primi tre episodi di Invincible, se non li hai visti e non vuoi rovinarti la visione vai direttamente alla fine dell’articolo]

Non per niente a partire da quel punto Invincible si trasforma e, anche nei due episodi che seguono, concede molto dal punto di vista della violenza esplicita. L’idea è quella di mostrare come realisticamente ogni azione dettata da un super possa avere ripercussioni gigantesche sul contesto: durante un’invasione aliena le persone muoiono, i danni causati da uno scontro in piena città sono enormi, i supereroi non sono invincibili e sono psicologicamente fragili e così via. Tutti temi che abbiamo già visto affrontati da The Boys, Watchmen e altre serie coeve che possiamo includere in questa stagione televisiva che punta tantissimo sulla decostruzione del supereroe, con qualche anno di distanza rispetto a quanto fatto dal fumetto.
Da questo punto di vista Invincible può certamente dire la sua e i primi tre episodi hanno il merito di costruire un worldbuilding complesso e stratificato, aiutato dalle potenzialità immense dell’animazione che, rispetto al live-action, permette molta più libertà creativa agli autori. Tecnicamente lo show è ben realizzato, dal disegno pulito e ultra-colorato che punta, come già si diceva, a ricreare le atmosfere tipiche dei fumetti della golden age (qui il riferimento più diretto è il personaggio di Superman) per poi distruggerle, passando per la regia di Jeff Allen (tutti gli otto episodi) e le musiche di John Paesano (Daredevil, Truth Be Told).
[Da qui in avanti la recensione torna ad essere SPOILER FREE]

I primi episodi di Invincible fanno tutto bene e coinvolgono lo spettatore in un mondo del quale vuole sicuramente saperne di più. Il genere supereroistico si fonde con il realismo, il family drama, il racconto di formazione, la spy story e sembra ci siano i presupposti anche per alcune avventure intergalattiche. Insomma c’è parecchia carne al fuoco e i numerosi twist tengono alta l’attenzione sparigliando più volte le carte e facendo vacillare le certezze di chi guarda: come Kirkman e soci gestiranno la narrazione negli episodi che rimangono è tutto da vedere ma per ora lo show è promosso con ottimi voti.
Voto 1×01 “It’s about time”: 8
Voto 1×02 “Here Goes Nothing”: 7 ½
Voto 1×03 “Who You Calling Ugly?”: 8
