The Falcon and the Winter Soldier – 1×04 The Whole World is Watching


The Falcon and the Winter Soldier – 1x04 The Whole World is WatchingNon sarà la serie che rivoluzionerà il suo genere, ma The Falcon and the Winter Soldier, ancor più di WandaVision, è un passaggio importante per l’universo Marvel, dal momento che si impegna a portare avanti alcuni temi che avevano avuto origine nella saga cinematografica.

WandaVision è stata una serie molto atipica (almeno per una buona parte), nel senso che ha abbracciato appieno il proprio formato ‘televisivo’ e ha cercato di mostrare un lato molto differente delle enormi potenzialità che il catalogo Marvel ha a disposizione. La delusione di molti nel suo finale è stata proprio perché ha abbandonato tutto questo per rientrare nei canoni e nei binari più consoni e conosciuti di un universo che, sebbene abbia talvolta permesso degli spunti autoriali, ha sempre lottato per trovare una propria coerenza narrativa. Questa seconda serie — che in realtà sarebbe dovuta essere la prima — è invece qualcosa di molto più canonico, a partire dal fatto che si rifiuta di accettare d’essere una serie TV e dunque si sviluppa nell’antipaticissimo formato da film extra-large che si dipana in un totale di sei episodi. Questo fa sì che, con il finale di questo episodio, si raggiunga anche la chiusura del secondo atto, se così vogliamo dire, e prepara di conseguenza alla parte finale di una storia che, però, si ha l’impressione che non è davvero decollata.

The Falcon and the Winter Soldier – 1x04 The Whole World is WatchingSembrerebbero esserci varie ragioni dietro le obiettive difficoltà della serie, a partire da un’idea di base poco efficace: non basta la buona chimica tra Sebastian Stan e Anthony Mackie per dar vita ad una narrazione che possa reggere a lungo. In realtà, le intenzioni di fare di qualcosa di più ci sono certamente tutte e alcuni argomenti sarebbero stati perfetti da trattare in questa serie. Ancor più di Black Panther, il cui protagonista appartiene ad uno Stato africano, Sam Wilson era ed è nella posizione più indicata per trattare del razzismo nella società americana, tanto più che il suo ruolo è nato come elemento di supporto di un bianchissimo Captain America, vero simbolo di propaganda. Il passaggio dello scudo e il conseguente rifiuto di Sam sembrava proprio voler dire questo: come posso io rappresentare gli Stati Uniti d’America, se ancora sono visto come un elemento esterno? L’inserimento del primo ‘superuomo’ nero, il quale ha però ricevuto ben altro trattamento rispetto al suo coetaneo Steve Rogers, sembrava volersi muovere in questa direzione; il problema, tuttavia, è che questo argomento viene aggiunto ad un’altra linea narrativa, ovvero la crisi umanitaria prodottasi in seguito al ritorno delle persone che per cinque anni erano sparite dalla faccia della Terra. Un tema doloroso e coraggioso, che – nemmeno troppo velatamente – tocca argomenti quali immigrazione, disagio sociale, margini della società. Questo, più la costruzione di vari personaggi secondari, aggiunto a quelle scazzottate a cui la Marvel non vuole rinunciare, è decisamente troppo per la brevità della serie.

The Falcon and the Winter Soldier – 1x04 The Whole World is WatchingIl problema principale di The Falcon and the Winter Soldier non è l’assenza di trama, per una volta, ma l’esagerata accumulazione di materiale. Se si hanno già due protagonisti, a che pro continuare ad aggiungere comprimari e storie parallele, soprattutto se si vuol fare tutto in sei episodi? Al termine di questo quarto appuntamento, cosa possiamo davvero dire sul Soldato d’Inverno di cui non avevamo già avuto sentore in precedenza? Perché richiamare Sharon e Zemo, se non per avere facce a noi già note? Non che siano aggiunte non gradite, tutt’altro: eppure, è chiaro che il tempo per tutto questo non c’è. Ecco, dunque, che certi passaggi sono necessariamente affrettati: l’obiettivo dei Flag Smasher, che è di per sé comprensibile e che dunque potrebbe arricchire di sfumature il genere supereroistico, viene sì riconosciuto dai dialoghi – in particolare sul simbolismo dello scudo, su cui torneremo – ma si passa da non-violenza a violenza troppo rapidamente, e certi comportamenti vengono spiegati a parole, ma non nei fatti. Le somiglianze tra le vicende della famiglia Wilson e quanto è accaduto a Karli non sono poi così chiare come la serie vorrebbe farci credere, perché non c’è il tempo di trattarle come si deve (la sfuggente presenza della sorella di Sam ne è l’esempio lampante).

Dove paradossalmente la serie lavora meglio, anche se non proprio in maniera sottile, è quando va a trattare la questione del nuovo Captain America, in questo episodio trasformatosi in un villain. Il personaggio interpretato alla perfezione da Wyatt Russell, a cui è stato affidato il difficilissimo compito di sostituire per un po’ il ben più noto e amato Steve, ha avuto l’unico vero arco narrativo di questa serie: lo abbiamo conosciuto insicuro e spaventato per il difficilissimo ruolo che gli è stato affidato, lo abbiamo visto (abbastanza pretestuosamente) rigettato dai protagonisti di questa serie, fino al suo passaggio al lato oscuro. Umiliato, sconfitto, John Walker non ha né l’esperienza né le capacità di buona parte dei personaggi Marvel: è un soldato pluridecorato, ma fisicamente non è più dotato di molti altri. O meglio, non lo era, perché – nonostante i dubbi – adesso è effettivamente il nuovo Super Soldato americano e la sua forza la si vede in quella potentissima immagine finale dell’episodio, con quello scudo insanguinato che passa da oggetto di difesa ad attrezzo di morte.

The Falcon and the Winter Soldier – 1x04 The Whole World is WatchingChe quello scudo fosse un simbolo potentissimo, è un tema che viene affrontato varie volte in tutto l’universo cinematografico Marvel, ma diventa qui, per ovvie ragioni, ancora più importante. Da simbolo di protezione dell’umanità – degli Stati Uniti, s’intende – è troppo carico di dolore per Wilson, e dunque non può essere accolto da chi ha così tanto subito e forse non si è sentito protetto. Non a caso viene imbracciato da un altro statunitense stereotipico, un soldato (che è stato in Afghanistan e lì ha guadagnato le sue medaglie) bianco con un sidekick nero. I paralleli tra Steve e John finiscono qui, perché se il siero ha esaltato il carattere buono e altruista di Steve, ha invece qui messo legna sul fuoco dell’ira di John, come conseguenza della morte del suo migliore amico, e al chiaro trauma che già si portava dietro. Quando Steve ha assunto il siero era un uomo migliore, intenzionato a combattere per ciò che riteneva giusto nonostante le obiettive difficoltà fisiche; John, invece, non si sente abbastanza – non è abbastanza, e questo non è un ottimo punto da cui partire per diventare eccezionalmente potente. Lo scudo di Captain America è un’arma e la memoria di Steve è ora definitivamente macchiata di sangue. Quel che peggio, solo sotto il profilo simbolico, è che questa uccisione avviene davanti agli occhi di tutti, dal momento che viene ripreso da molti passanti. L’omicidio di Stato diventa dunque evidente e il sogno d’essere protetti dal migliore di noi è definitivamente infranto.

Di altre cose, poco da dire. La questione Zemo sta degenerando e dell’interessante villain di Civil War non c’è più molto; difficilmente sarà davvero sparito, ma il suo piano a questo punto, avendo distrutto il siero rimasto, potrebbe essere quello del più canonico villain a cui preme eliminare i superuomini rimasti (inclusi Bucky e John). E mentre questo Power Broker continua a essere nominato senza che ne venga rivelata l’identità, gli ultimi due episodi dovranno chiudere così tanti discorsi che sarà molto difficile avere una conclusione davvero soddisfacente.

The Falcon and The Winter Soldier prosegue il suo alterno percorso e questo quarto episodio, benché non zoppicante (e brutto) come il precedente, non stravolge del tutto le carte in tavola. Senza la storyline di John Walker probabilmente saremmo in guai certo maggiori; e questo è un peccato, perché non solo la serie di temi da trattare ne avrebbe, ma perché non è in grado di decidere quali di questi affrontare con una scrittura più posata e attenta. Quel che resta è decente intrattenimento.

Voto: 6 ½

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

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