
Tutte domande alle quali la serie ha cercato di dare risposta attraverso la scelta di mettere in primo piano la legacy di Steve Rogers e diversi personaggi – molto diversi tra loro per background e personalità – a contendersela, con tutte le implicazioni del caso. Da un lato c’è Sam Wilson, colui al quale lo stesso Steve aveva consegnato lo scudo e che sembrava essere la scelta più giusta, il quale tuttavia rifiuta questo onore perché non si sente rappresentativo di un paese che continua sistematicamente ad opprimere le persone come lui – tematica rinforzata dalla storia di Isaiah Bradley e della sua storia di sfruttamento. Anche Bucky Barnes è in questo speciale elenco: da spalla fedele di Steve durante gli anni della guerra a sicario implacabile sotto il controllo mentale dell’HYDRA, il suo percorso è quello di ricostruzione della propria identità a fronte di un passato, anche per lui, di sfruttamento e manipolazione; e anche per lui l’ipotesi di prendere lo scudo è concreta ma ostacolata dal suo senso di colpa. E poi c’è John Walker, il Captain America che vogliono le istituzioni; un soldato ubbidiente, pronto a fare “la cosa giusta” – con accezione relativa – per proteggere gli interessi del proprio paese che, guarda caso, è un maschio bianco intriso di nazionalismo e necessità di dimostrare di essere il migliore.

Il penultimo episodio della miniserie – il più lungo finora – lascia tutta l’azione ai primi minuti, sviluppando poi la sua trama con una distensione narrativa volta ad approfondire le conseguenze sui protagonisti. Sam è finalmente pronto a imbracciare lo scudo, nonostante il monito di Isaiah Bradley e il suo racconto sconvolgente: il governo ha infatti innalzato Steve Rogers come proprio simbolo e nascosto sotto il tappeto quello che poteva essere il loro Captain America nero, così come ha fatto con tutta la popolazione afroamericana nel corso del ventesimo secolo. Come può un uomo nero consapevole di tutto questo indossare il simbolo di una nazione che non ha fatto altro che banchettare sulla pelle della sua gente per secoli? È una delle domande alle quali lo show dovrà dare una risposta convincente nell’ultimo episodio perché per ora non si comprendono ancora alla perfezione le motivazioni di Sam che, nel frattempo, ha cominciato ad allenarsi con lo scudo. Sarà che Sam vuole essere un Captain America per il futuro del suo paese, a costo di dimenticare tutto quello che è avvenuto prima? O forse vuole esserlo solo per le persone che hanno più bisogno e non agli ordini di un governo che si dimentica e discrimina i più deboli?
In questo senso fa piacere vedere come venga esplorato l’evoluzione del rapporto tra Sam e Bucky nell’ottica dello sviluppo dei due personaggi: considerato il background narrativo che accomunava gli eroi sin dai tempi di Captain America: The Winter Soldier non era scontato che la sceneggiatura riuscisse a dominare la chimica tra i due, così diversi e distanti ma allo stesso tempo così bisognosi di un compagno e un amico leale al loro fianco. La solitudine che li accomunava li ha fatti avvicinare e li ha portati a fidarsi l’un l’altro e a comprendere le ragioni che hanno sorretto le scelte che hanno fatto: da un lato Sam capisce il motivo dell’astio di Bucky quando ha rifiutato lo scudo, dall’altro l’ex Soldato d’Inverno conosce il contesto in cui è vissuto e cresciuto Sam e questo gli fa capire molte cose. In tutto ciò rientra bene il concetto di “famiglia”, più volte esplicitato dai protagonisti e centrale nelle vite dei due personaggi, seppur in modo diverso.

Il quinto episodio di The Falcon and The Winter Soldier prepara il terreno per la puntata finale optando per una soluzione anticlimatica che cerca di rimettere a posto tutti i pezzi del puzzle, finora abbastanza indecifrabili e confusionari. Riesce quantomeno nell’intento di ritrovare una traballante via unitaria nel suo discorso, sebbene permangano ancora dei difetti e delle scelte opinabili – i ruoli secondari e strumentali nei quali hanno relegato Karli e i Flag Smasher, Zemo e Sharon Carter, le scelte plot-driven dei protagonisti a volte senza coerenza interna – e, nonostante si possa intuire cosa accadrà nell’ultimo atto dello show, lascia la voglia di proseguire la visione e rivedere il tutto alla luce di alcuni temi interessanti portati a galla dalla serie.
Voto: 7

