Invincible – Stagione 1


Invincible – Stagione 1Dopo aver incassato il rinnovo (necessario) per una seconda e una terza stagione, Invincible chiude questa sua prima annata lasciando un po’ tutto in sospeso, ma portando avanti con intelligenza una serie di percorsi narrativi tutto sommato riusciti.

I primi tre episodi avevano messo molta carne al fuoco: da un lato c’era la trama principale, la crescita e l’evoluzione di Mark come supereroe e al contempo il mistero sulle azioni del padre. Dall’altra c’era la costellazione di personaggi secondari, che è un po’ la vera rivelazione della stagione: a differenza di quanto si potesse, infatti, immaginare, Invincible è una serie molto corale, in cui a vari personaggi viene dato un approfondimento e una sottotrama da portare avanti, tutti a modo loro di successo.

Questa è una serie ricchissima di personaggi, tra comparse (che poi tali non sono), i secondari, e ovviamente i personaggi principali. Al primo gruppo appartengono tutte quelle persone che abbiamo incrociato nei vari episodi della prima stagione, e che la carrellata finale ci promette di rivedere in futuro. Sono molto più di quelli che avremmo immaginato o ricordato, tutto sommato; questo è stato possibile perché la serie si è mossa con intelligenza, gestendo le pedine con calma ma dando a ciascun episodio una propria trama verticale. Questa attenzione rivolta ai personaggi minuti si sente ancor di più con i molti personaggi secondari della serie a cui viene dato uno spazio a volte molto incisivo. Colpisce, ad esempio, il tempo dedicato a Robot e alla sua ricerca di un corpo umano, nonostante le varie ombre che sono state disseminate sul suo conto. La spiegazione delle sue azioni, oltre che per l’esilarante reazione di Rex, funziona molto bene perché affonda a piene mani in quell’umanità che è un po’ il tema fondamentale della serie. Soprattutto negli episodi finali, quando la verità su Omni-Man viene finalmente rivelata, il tema che collega tutte le vicende della serie riguarda infatti la ricchezza di sentimenti e di debolezze che sono l’unico tratto distintivo di tutti gli esseri umani. Ognuno, poi, lo declina a modo proprio.

Invincible – Stagione 1Il discorso supereroistico, infatti, diventa l’occasione per discutere di come ognuno reagisce ad un privilegio ricevuto, secondo il proprio personalissimo punto di vista. Atom Eve agisce come colei che, dotata di poteri enormi, sente di poter fare davvero la differenza, anche se questo la condurrà a una forzata solitudine, incapace di farsi capire e accettare dai propri genitori. Altri, come Rex, si fanno sedurre dalla vanità e dal senso di potere, solo per essere rimesso in carreggiata a suon di mazzate. In un mondo come quello in cui si ambienta la serie, avere i superpoteri è tutt’altro che un evento raro: eppure il modo in cui si decide di usarli, questi poteri fa tutta la differenza. Va infatti in questo senso la costruzione dei nuovi Guardians of the Globe, che iniziano come un gruppo di ragazzini dispettosi e incapaci di lavorare insieme, e finiscono come un team affiatato il cui unico scopo è quello di aiutare la gente comune mentre il mondo va in pezzi. Nonostante l’evidente inferiorità rispetto a Omni-Man, lo spirito di sacrificio li avrebbe portati (e purtroppo li porterà, verrebbe da immaginare) a sacrificarsi per la causa.

Un ottimo lavoro in fase di scrittura è poi stato fatto nei confronti della famiglia al centro di questa narrazione, i Greyson. Merito, certo, di un trio in doppiaggio particolarmente ispirato – Steven Yeun (fresco di candidatura agli Oscar per Minari), Sandra Oh e J. K. Simmons – ma anche e soprattutto per l’attenzione a quell’umanità che è il cuore pulsante di tutta la serie. La verità su Nolan, che gli spettatori conoscevano già da quel colpo di scena riuscitissimo al termine del primo episodio, viene finalmente a galla in tutto il suo terrore: non c’è davvero nulla che mitighi le azioni di Omni-Man, nessun fraintendimento né alcuna scusante. Nolan è sulla Terra non per proteggerla da nemici esterni, quanto piuttosto per preparare la conquista di una società futuristica distruttiva e spietata. Nella violenza che esercita contro il proprio figlio, reo di non essere determinato e crudele quanto lui, c’è tutto l’odio che prova per la debolezza umana, per l’incapacità del singolo di opporsi a qualcosa di così potente. Quello che Nolan non capisce e non può accettare è il valore della singola vita, in cui quei piccoli gesti che a lui paiono insignificanti richiedono invece uno sforzo titanico da parte di chi non era in grado di compierli. Quello che Invincible come serie vuole trasmettere è l’idea che—sebbene la singola persona sia dotata di una grande ricchezza—è l’unione a fare la forza, è lo spirito di sacrificio e d’alleanza a formare e a comporre questa difettosa umanità.

Invincible – Stagione 1Mark ne è un rappresentante perfetto: finché la sua identità segreta è stata nascosta ai suoi affetti più cari, il ragazzo era praticamente da solo, destinato a un percorso che avrebbe potuto condurlo (inconsapevole) sugli stessi passi del padre. Le sue sconfitte, le sue sofferenze, i suoi dolori così umani sono invece ciò che lo portano ad avere un senso di responsabilità completamente diversa da quella del mostruoso padre. E l’unico vero momento di respiro nel finale di stagione è il suo capire che nel grande ordine delle cose il suo dolore non è che un dettaglio infinitesimale. In quello che potrebbe diventare un interessante ingrandirsi del respiro della serie, Mark capisce che il problema è molto più ampio e pericoloso, ma che allo stesso tempo è supportato da nuovi sconosciuti alleati: la guerra contro chi ritiene gli altri piccoli e insignificanti è solo iniziata.

È per questo molto interessante capire che direzione la serie prenderà con la prossima stagione a proposito della madre, Debbie, e degli altri ‘umani’, William e Amber, il cui ruolo è stato necessario per tenere i protagonisti con i piedi per terra (a volte in senso letterale). Debbie, in particolare, ha avuto un ruolo molto più importante del previsto ed è lei il personaggio con cui è stato più facile entrare in sintonia. La lenta ma inesorabile scoperta della verità sul proprio marito e il sospetto, doloroso e lancinante, che sia stata tutta una farsa, dev’essere terribile. Certo, lo spettatore sa che non è del tutto vero: sono i flashback/ricordi sulla infanzia di Mark a fermare la violenza di Nolan, e quindi il sospetto che in lui ci sia ancora dell’umanità è fondato. Debbie però ha sentito tutto, incluso l’essere definita un animale domestico: da questo non se ne esce facilmente.

Invincible – Stagione 1Invincible è dunque una delle sorprese di quest’anno televisivo, una promessa mantenuta con molte speranze per il futuro. C’è però un difetto molto evidente che lascia perplessi: in alcuni momenti di alcuni episodi l’animazione e il disegno sono davvero di pessima fattura. Se in linea generale l’aspetto visivo della serie è molto buono e coinvolgente, con quei colori brillanti che fanno risaltare lo sfavillante mondo dei supereroi, non tutto funziona alla perfezione. Prendiamo la parte finale del combattimento tra Invincible e Omni-Man: c’è qualcosa che disturba del disegno, l’impressione che sia fatto in modo frettoloso, con i tratti del viso completamente distorti e il riciclo di alcune animazioni. Si tratta di poche scene, quindi passano in fretta, ma certo lasciano una sgradevole sensazione a fronte delle potenzialità produttive di Amazon.

Invincible è un’ottima serie d’animazione, che parla a pubblici diversi dando a ciascuno ciò che desidera. Le ragioni del successo della serie di Robert Kirkman sono l’attenzione per la costruzione di un mondo vasto e variegato, la scrittura di personaggi interessanti e ciascuno a proprio modo unici, e quella buona dose di azione (e violenza) che va tanto di moda in questo momento. In attesa, dunque, di capire come evolverà la storia, Invincible intanto si dimostra una serie supereroistica a suo modo unica e intelligente, capace di colmare un vuoto e dire qualcosa di nuovo.

Voto: 7 ½ 

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

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