
I due autori sono anche presenti nel dietro le quinte dello show come produttori esecutivi al fianco di Lorenzo Di Bonaventura (tra le altre tante cose è il produttore della fortunata saga cinematografica Transformers) e Steven S. DeKnight (Buffy, Angel, Daredevil), quest’ultimo anche showrunner dei primi otto episodi che compongono il Volume 1 – così chiamato da Netflix, probabilmente in riferimento alla denominazione della serie a fumetti composta appunto da due volumi. La serie è un dramma familiare di genere supereroistico che racconta la storia di un presente alternativo nel quale negli USA i supereroi, sin dal 1929, data della loro prima apparizione, sono riuniti in una Union finalizzata a proteggere i cittadini e prestare servizio per il bene superiore, seguendo in modo molto stringente un Codice che, tra le altre cose, prevede il divieto per un eroe di togliere la vita a chiunque, persino ad un supercriminale.


I problemi che affliggono Jupiter’s Legacy, tuttavia, non si fermano qui: a livello strutturale salta immediatamente all’occhio la totale inutilità della trama flashback che racconta la nascita dei primi eroi. O meglio, si tratta di una parte del racconto che, a conti fatti, poteva benissimo essere detta tutta in un unico episodio, evitandosi le lungaggini che la trascinano per tutta la durata di questo primo volume: ci si riferisce per esempio al viaggio di Sheldon in Kansas, o alla lunghezza esasperante delle scene in mare. Non è nemmeno credibile il passaggio che porta i protagonisti a seguire uno Sheldon evidentemente fuori di sé in un viaggio pericolosissimo per una meta ignota; insomma, la sceneggiatura della serie anche in questo caso è piena di semplificazioni, stereotipi e passaggi problematici – il dialogo sula nave tra Fitz e gli operai sulla condizione degli afroamericani per esempio – che ne affossano ogni possibile buona intenzione.
Ma quali erano queste intenzioni? L’ipotesi è che l’idea degli autori fosse quella di seguire il concept della serie a fumetti, rappresentando una decostruzione dell’eroe tipico della golden age e mostrando il limite della sua filosofia anche alla luce del peso e delle aspettative che carica sui propri figli. Interessante anche notare come gli eroi fondatori nascono, nella serie, dopo un momento di grande crisi per l’America – la Grande Depressione – e il presente raccontato dalla serie è quello di un altro momento di recessione e crisi per gli Stati Uniti; anche qui però gli autori mancano di efficacia, lasciando sullo sfondo tutta la discussione politica su quello che questo potrebbe significare. Nella serie non c’è praticamente mai accenno a quale sia il rapporto tra i super e le istituzioni, come essi si pongano nei confronti dell’opinione pubblica – se non qualche fugace linea di dialogo o un generico “non dobbiamo intrometterci” – o addirittura se le loro identità siano pubbliche o meno – in un flashback sembra che inizialmente non lo fossero, ma dopo? Tutto in Jupiter’s Legacy soffre l’essere approssimativo e sbrigativo, come se alcuni elementi inseriti nella trama siano solo di contorno e strumentali ad arrivare da un punto A ad un punto B. Per non parlare poi dello sfruttamento dei vari personaggi token che hanno la sola funzione narrativa di giustificare lo sviluppo dei personaggi principali e, caso strano, questi appartengono quasi sempre a gruppi tendenzialmente marginalizzati e discriminati.
Insomma Jupiter’s Legacy dovrebbe essere la serie apripista del Millarverse su Netflix, ovvero diversi prodotti tratti dai fumetti di Mark Millar ambientati nello stesso universo narrativo, ma, a giudicare da quanto visto in questi primi otto episodi, è difficile avere grandi aspettative. Lo show partiva sicuramente da basi interessanti ma, in fin dei conti, tutto sembra essere andato storto. Come si diceva in calce all’articolo, il panorama di serie televisive che cercano di innovare il genere supereroistico è enorme, solo nell’ultimo periodo in tema di decostruzionismo troviamo show di altissimo livello come The Boys, Invincible, Watchmen e persino in alcuni aspetti WandaVision; in mezzo a tutta questa ricchezza Jupiter’s Legacy appare come ben poca cosa.
Voto: 5


Grazie, per la pazienza critica nei confronti di una serie assai fatua.